Qui il colore non si guarda (solo) con gli occhi, si trasfonde nell’arte, diventa emozione tattile, veicolo del tempo, spazio da abitare che segna epoche e latitudini. Siamo a Shanghai, dove Bulgari ha appena inaugurato Kaleidos: Colors, Cultures & Crafts Exhibition, discendente diretta della mostra di Tokyo ma con un respiro cromatico ancora più vivido. Dal nome kalos (bello) e eidos (forma), l’exhibition vanta oltre 300 capolavori, dalle creazioni di Alta Gioielleria ai pezzi della Bulgari Heritage Collection e di collezioni private. Come la scienza della percezione visiva unisce la fisica della luce, l’anatomia dell’occhio e la decodifica cerebrale, così l’allestimento è un sapiente gioco di cromie, reference storiche e rimandi all’heritage, in un flusso continuo tra Italia e Cina che spazia dal Palazzo dei Diamanti di Ferrara ai dipinti a inchiostro della tradizione cinese, come ci racconta Gislain Aucremanne, Bulgari Heritage Curator Director.
Uno dei capolavori esposti nella mostra Kaleidos: Colors, Cultures & Crafts Exhibition di Bulgari a Shanghai.
«Il colore è un ponte tra il patrimonio romano di Bulgari e la città di Shanghai. La scelta di una ex centrale elettrica storica trasformata nel museo Power Station of Art come location incarna perfettamente passato e futuro. Shanghai è una città di contrasti, e questo dualismo si riflette nell’allestimento disegnato dallo studio giapponese Sanaa e da Formafantasma, che si muove sinuoso come una foglia di ginkgo. Questa sagoma botanica non è un vezzo formalistico, ma un cortocircuito geografico e temporale: evoca la natura asiatica, ricalca le geometrie dei mosaici delle Terme di Caracalla a Roma, e invita il visitatore a circondare le opere scoprendole per gradi», spiega. Non c’è un ordine cronologico: all’interno delle teche convivono pezzi di epoche diverse legati dal colore come tema universale. Nel percorso si snodano tre capitoli, La scienza dei colori, Il simbolismo del colore e Il potere della luce, in un parallelismo tra arte contemporanea e arte orafa, a sublimare la teoria dei cinque colori che nella tradizione cinese ha valenze filosofiche millenarie. «Per i cinesi il numero quattro è legato alla terra e alla morte, motivo per cui si evita, un po’ come il 17 in Italia. Il sistema cromatico della mostra si basa invece sul cinque, come le direzioni e gli elementi naturali. Si comincia con il verde/blu (Qing), protagonista della stanza della giada, seguito dal giallo, nuance imperiale associata all’oro; poi c’è il rosso che in Cina rappresenta buona fortuna e prosperità, qui celebrate da rubini, corniola e corallo, e infine il bianco e il nero, lo Yin e lo Yang, dove il nero chiude il ciclo», racconta ancora Aucremanne.
Non c'è un ordine cronologico nella mostra: all'interno delle teche convivono pezzi di epoche diversi legate dalle loro sfumature. Sono i gioielli Bulgari a raccontare la storia del colore nell'arte.
L’allestimento sinuoso della sala verde-blu dedicata alla giada.
A condensare questo universo spicca la collana del 1991 in oro giallo con perle di coltura, rubini, zaffiri, diamanti e uno smeraldo cabochon. «È uno dei capisaldi. Ha forme geometriche e morbide che ricordano la frutta, quasi chicchi d’uva, e gioca sul contrasto cromatico: a sinistra i colori lavorano per armonia, a destra per contrasto. È un manifesto della scienza del colore applicata all’Alta Gioielleria», assicura Gislain. A unire letteralmente Oriente e Occidente è, però, un ipnotico sautoir del 1973 con giada indossabile anche come spilla, dove l’uso delle perle ricorda le collane imperiali cinesi, la struttura fonde l’architettura dei templi a quella classica romana, e la giada stessa è un pezzo storico proveniente dalla Cina, montato a Roma negli anni '70.
Il Sautoir Heritage Collection di Bulgari con corallo e diamanti, del 1971.
«Questa collana non è mai stata esposta al mondo prima d’ora. Solo un anno fa il proprietario ci ha contattati ritenendo che avesse un valore museale. Appena l’ho vista, ho capito che doveva essere il fulcro e l’ingresso del secondo capitolo», ricorda Gislain, rimarcando la scelta di dividere la “promenade” secondo un’analogia in cui i tre capitoli riflettono gli organi della percezione. «Il cervello, che esplora i contrasti e le armonie; il cuore, che analizza come diverse culture interpretino lo stesso colore; gli occhi, che mostrano come la luminosità attraversi o si rifletta sugli oggetti. Qui troviamo i diamanti, le gemme trasparenti e la stanza del giardino con fiori cristallizzanti, creazioni Jardinette e il virtuosismo della tecnica Tremblant di Bulgari», conclude.
Gislain Aucremanne, Bulgari Heritage Curator Director, davanti all’opera Monete Turtle Bulgari Heritage 2019, uno dei 300 capolavori esposti alla mostra Kaleidos.
Ad amplificare questa visione si inseriscono, infine, le opere dei due artisti cinesi Zhang Ding e Liang Manqi, intese come naturali sfaccettature dello stesso universo. È proprio la ricerca di quest’ultima, artista astrattista dell’opera Boundless Synesthesia, a fare da sponda emotiva e sinestetica al percorso, portando la pittura a trascendere i confini della tela per dispiegarsi su pareti e nello spazio tridimensionale. «Nella mia installazione», dice Liang, «ho unito la luminosità delle antiche chiese italiane alla fluidità dei giardini cinesi di Suzhou, dove i visitatori camminano tra architetture e finestre geometriche. In Bulgari ritrovo molte affinità: la sua lavorazione delle pietre crea curve scultoree straordinarie; le gemme sono un perfetto bilanciamento tra razionalità e sensibilità, una sintesi di questa tensione cristallizzata». Come nel suo gioiello preferito, il collier a colletto del 1991 tempestato di pietre preziose, dove il colore sublima l’arte orafa e si trasforma in design. Il flusso continua...
L’artista Liang Manqi davanti alla sua opera, Boundless Synesthesia, all’interno della mostra di Bulgari.




