Il problema non è soltanto quanto fermare le barche, ma come distribuire lo stop senza lasciare equipaggi e imprese per...

Il porto di San Benedetto

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Il problema non è soltanto quanto fermare le barche, ma come distribuire lo stop senza lasciare equipaggi e imprese per settimane senza possibilità di lavorare. Alla vigilia del fermo pesca, dalla marineria di San Benedetto torna la richiesta (ormai per i prossimi anni) di rivedere l’organizzazione dei 45 giorni di inattività, consentendo alle imbarcazioni di riprendere il mare dopo i primi 30 giorni consecutivi e recuperando i restanti 15 giorni nelle settimane successive attraverso una riduzione delle giornate di pesca.
A rilanciare la proposta è l’armatore sambenedettese Pietro Ricci, che sottolinea soprattutto le conseguenze organizzative dell’attuale calendario. La questione riguarda infatti anche la possibilità per le imprese di garantire continuità lavorativa e pagare gli stipendi agli imbarcati, evitando che gli equipaggi possano rimanere sostanzialmente fermi anche per l’intero mese di settembre.
La proposta avanzata dalla marineria prevedeva un fermo obbligatorio di 30 giorni consecutivi, dal 15 agosto al 14 settembre, seguito per le successive dieci settimane da un limite di 48 ore settimanali di pesca, anziché 72, con uscite consentite soltanto per due giorni alla settimana.
Diverso è il piano della tutela ambientale. Su questo fronte la marineria auspica studi scientifici capaci di individuare modalità realmente efficaci per la salvaguardia del comparto ittico e della fauna ittica, verificando allo stesso tempo una maggiore coerenza tra le misure di protezione della risorsa e le modalità concrete con cui viene esercitata l’attività di pesca. "Il fermo pesca viene riproposto ogni anno con le stesse modalità, nel frattempo il costo del carburante continua a incidere pesantemente sui bilanci delle imprese", afferma.
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