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Calcio senza spazi, l'appello del sindaco ai parroci: «Aprite i campetti, sistemiamoli assieme per i giovani dei quartieri»

August 28, 2026

TREVISO - «Lancio un appello ai parroci: troviamoci e parliamo della possibilità di rimettere a posto tutte le attrezzature sportive delle loro parrocchie. In ogni parrocchia c’è almeno un campo o campetto da calcio, in molti casi ci sono lavori da fare. Il Comune può contribuire in modo da rimetterli a disposizione di tutti». Il sindaco Mario Conte lancia la sua proposta per aumentare il numero e la qualità delle aree cittadine dove è possibile fare sport liberamente, senza essere obbligatoriamente iscritti a una società o associazione. A cominciare dai campetti di calcio, sempre più rari.

Sindaco Conte: in questi giorni si parla molto di impianti sportivi, di costi per lo sport, delle poche aree a disposizione dove giocare a calcio...
«La necessità di investire di più per creare aree dove fare attività sportiva liberamente, è evidente. Noi lo stiamo già facendo, penso al playgraund di a San Lazzaro, ma serve uno sforzo in più».

Si parla di pochi spazi per il calcio: i ragazzini non ci giocano più se non inquadrati nelle società sportive.
«Le società sportive fanno un grande lavoro. Però mi piacerebbe avere un’area in ogni quartiere dove poter giocare a calcio, e non solo, senza vincoli».

E come entrano in gioco le parrocchie?
«Ogni parrocchia ha un campo o campetto. Penso a San Paolo, dove sono cresciuto giocando a calcio in infinite partite con gli amici. Penso a Santa Bona, a Fiera...ma le possiamo citare un po’ tutte».

Anche l’Aurora, forse l’esempio di impianto sportivo parrocchiale tristemente vuoto e inutilizzato...
«L’Aurora, certo. Ma forse è anche troppo grande e avrebbe bisogno di un ragionamento diverso. Penso a realtà anche più piccole».

Comunque parliamo sempre di aree che non sono comunali, pubbliche...
«Però i parroci si mettono da sempre a disposizione della comunità. Per questo lancio un appello: incontriamoci e proviamo a creare una rete di strutture sportive da mettere a disposizione liberamente. Spesso capita che un campo da calcio resti chiuso perché il parroco non ha le risorse per mettere a posto la porta e, giustamente, non vuole correre il rischio che crolli addosso a qualcuno. Magari il Comune qualche risorsa la può mettere per una struttura accessibile a tutti. Ma dico anche un’altra cosa...».

Tipo?
«È vero che ci sono poche aree attrezzate per il calcio, ma servirebbe anche un cambio culturale. Ci sono parchi, come Uccio a Santa Bona e Ali Dorate a Monigo, dove tantissimi giovani stranieri giocano a cricket. È molto bello vederli. Eppure non ci sono campi da cricket, ma se li creano giocando. Come facevamo noi da ragazzini quando creavamo un campo da calcio mettendo gli zaini di scuola o le magliette come pali della porta. Bisognerebbe riscoprire il gusto di giocare all’aperto magari lasciando un po’ computer, social, internet...».

Altro tema i costi degli impianti sportivi. Anche quelli comunali costano di più.
«Abbiamo fatto solo adeguamenti Istat per garantire l’adeguata manutenzione. Le nostre tariffe restano le più basse tra i comuni ed enormemente più basse rispetto alle strutture private. E infatti tutte le società cittadine si tengono ben strette le nostre palestre».

Al di là del costo delle palestre, c’è proprio il costo per mandare i figli a fare un’attività sportiva: si va dai 400 euro all’anno in su...
«Un problema da affrontare con una vera riforma dello sport che valorizzi le società dilettantistiche, che vanno aiutate. Poi ogni famiglia è giusto che faccia i propri conti ma, se ci sono spese da tagliare e uno se lo può permettere, io non partirei dallo sport per i figli».