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Caldo estremo, l’allarme di Mario Tozzi: «Ricorderemo questa estate come una delle più fresche. Il 2027 potrebbe essere ancora peggio»

August 8, 2026

L’uomo riuscirà ad adattarsi a estati sempre più torride? La risposta di Mario Tozzi non lascia molto spazio all’ottimismo. Mentre l’Italia fa i conti con il picco dell’ondata di calore e tutte le 27 città monitorate dal ministero della Salute raggiungono il livello di bollino rosso, il geologo e divulgatore mette in guardia da un rischio: convincersi che sia sufficiente imparare a convivere con temperature sempre più alte.

Secondo Tozzi, adattarsi è necessario, ma non potrà bastare all’infinito. Senza una drastica riduzione delle emissioni di gas serra, sostiene, arriverà un momento in cui le misure adottate per proteggerci dal caldo potrebbero non riuscire più a tenere il passo con il cambiamento climatico. E l'avvertimento più inquietante riguarda ciò che potrebbe attenderci nei prossimi anni: «Da anni ogni estate ripeto che è la più calda di sempre, ma in futuro la ricorderemo come una delle più fresche e umide. E il 2027 potrebbe essere ancora più difficile per effetto di un possibile Super El Niño».

Tozzi: «La situazione climatica è grave veramente»

Intervenendo ad Agorà Estate sulla Rai, Tozzi ha puntato il dito anche contro quella che considera un'insufficiente attenzione pubblica alla portata della crisi climatica. «Mi stupisce il silenzio della comunicazione, non vedo titoli a 8 colonne oltre qualcosa sul bollino rosso nelle città», ha affermato, sottolineando come a suo giudizio manchi ancora la necessaria urgenza nell'affrontare la crisi climatica nel suo complesso e non soltanto le sue singole conseguenze.

Ondate di calore, problemi per l'agricoltura, temperature eccezionali e fenomeni meteorologici estremi rischiano infatti di essere raccontati come episodi separati, mentre per il geologo devono essere letti all'interno di un quadro più ampio. Tozzi ricorda inoltre come in passato le previsioni degli esperti siano state spesso considerate eccessivamente pessimistiche. «I climatologi erano stati tacciati di pessimismo e derisi per le loro previsioni, che invece oggi si stanno rivelando anche fin troppo ottimistiche», ha spiegato. Poi la domanda: «Cosa deve succedere ancora?». Per Tozzi il punto è netto: «La situazione climatica è grave non perché viene raccontata come grave, ma perché lo è veramente».

Possiamo davvero adattarci a estati sempre più calde?

L'essere umano ha attraversato enormi trasformazioni climatiche e ambientali, ma secondo Tozzi sarebbe sbagliato attribuire tutto alla nostra capacità biologica di adattamento. «In realtà non siamo così bravi ad adattarci - ha spiegato al Corriere della sera - Dal punto di vista biologico molti animali lo sono più di noi».

A fare la differenza, nella storia dell'umanità, sarebbe stata soprattutto la tecnologia. Una capacità che, tuttavia, presenta un costo. L'esempio più immediato è quello del climatizzatore: rende sopportabile la temperatura negli ambienti chiusi, ma trasferisce all'esterno parte del calore e contribuisce a scaldare ulteriormente lo spazio urbano. Un albero, osserva Tozzi, funziona in maniera differente perché quel calore lo assorbe. È proprio dalle città, quindi, che dovrebbe partire una parte importante della risposta alle temperature estreme.

Più alberi e meno cemento: come cambiare le città

Piantare alberi, eliminare parte delle superfici impermeabili e ridurre il cemento sono interventi che, secondo il geologo, possono contribuire concretamente all'adattamento. Ma non basta inserire qualche pianta in una piazza. Serve una progettazione urbana completamente diversa. Tozzi cita Parigi, dove il processo di trasformazione è cominciato da tempo e alcune aree urbane sono state restituite alla vegetazione. Tra gli esempi indicati c'è la piazza dell'Hôtel de Ville, interessata da interventi di forestazione urbana. Un altro modello richiamato è Medellín, in Colombia, dove sono stati piantati 200mila alberi e realizzati 35 corridoi verdi capaci di collegare differenti parti della città. «Non basta aggiungere singoli elementi naturali, per un effetto estetico. Bisogna dare continuità alla vegetazione: servono boschi orizzontali, non verticali», sottolinea Tozzi. Il geologo porta invece come esempio negativo la piazza davanti alla stazione Termini di Roma, per spiegare come la riprogettazione degli spazi urbani debba tenere maggiormente conto della necessità di ombra e vegetazione.


Ultimo aggiornamento: sabato 8 agosto 2026, 08:25

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