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Caldo, oggi 27 città “rosse” su 27. E fino a Ferragosto peggiora

August 6, 2026

La giornata più calda di sempre. O almeno quella con l’allerta sanitaria più estesa: oggi tutte e 27 le città italiane monitorate dal ministero della Salute saranno da bollino rosso. Nessuna esclusa. È la prima volta dall’inizio dell’anno che l’intera mappa dei principali centri urbani italiani raggiunge il livello massimo di rischio, quello che segnala possibili conseguenze sulla salute per tutta la popolazione.

L’anticiclone africano continua infatti a stringere il Paese nella sua morsa, con temperature vicine o superiori ai 40 gradi. Ieri i centri da codice rosso erano 25, mentre Messina e Reggio Calabria erano ancora in arancione. Oggi anche le ultime due città salgono al livello 3. Domani l’allerta massima resterà in 26 capoluoghi su 27: soltanto Bolzano tornerà al giallo. Il problema, spiegano i meteorologi, non sarà soltanto il picco raggiunto in queste ore, ma la durata dell’ondata, che sembra non avere via d’uscita. Secondo Edoardo Ferrara di 3Bmeteo: «Il caldo intenso accompagnerà l’Italia almeno fino a Ferragosto, soprattutto al Centro-Sud. L’anticiclone potrà mostrare qualche cedimento sulle regioni settentrionali, ma la massa d’aria rovente che insiste sul Mediterraneo non si placa». Intanto la Protezione civile ha disposto per oggi l’allerta gialla per maltempo in sette regioni: Trentino-Alto Adige, Umbria, Abruzzo, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia. I nubifragi saranno concentrati con attività elettrica, grandine e raffiche di vento.

Malori e ricoveri

Intanto aumenta la pressione sugli ospedali. Secondo i medici del Pronto soccorso gli accessi sono cresciuti del 15%. A fine giugno era già stato rilevato un eccesso medio di mortalità del 3% tra gli over 65, dovuto alla combinazione tra temperature elevate e umidità. E ieri due decessi potrebbero essere collegati al caldo: un uomo di 81 anni ha accusato un malore sulla spiaggia di Bisceglie, mentre una guardia giurata di 55 anni è morta all’interno della propria auto a Bologna. Ma i disagi riguardano anche le strutture pubbliche. A Bologna alcuni genitori hanno deciso di sospendere il pagamento delle rette degli asili nido per protestare contro aule prive di impianti adeguati. Nelle carceri le temperature estreme si sommano al sovraffollamento e hanno già provocato proteste in diversi istituti. Le amministrazioni cercano così di rafforzare le misure di protezione. A Genova gli over 65 potranno entrare gratuitamente nei musei fino alla fine di agosto, trovando riparo negli spazi climatizzati. A Falconara Marittima è stata organizzata la consegna della spesa a domicilio per anziani e fragili. A Roma è stato invece inaugurato a Centocelle il primo rifugio fito-bioclimatico, una struttura pensata per dare sollievo ai residenti con piante rampicanti e sistemi di nebulizzazione. Il Comune punta a estendere il modello anche ad altri quartieri, soprattutto nelle zone con poco verde.

Incendi

Ma l’emergenza non si ferma alle città. Le alte temperature, la siccità e il vento alimentano incendi in tutta Italia. Secondo un rapporto del Wwf, dall’inizio del 2026 in Italia sono già bruciati 70 mila ettari, l’equivalente di circa centomila campi da calcio. Si tratta di un aumento del 133 per cento rispetto alla media degli ultimi vent’anni. Quasi un terzo dei roghi ha colpito aree protette. In tutta Europa gli ettari andati in fumo sono circa 435 mila, centomila in più rispetto allo stesso periodo del 2025. La Spagna ne conta già 219 mila e la Francia 91 mila. Per il Wwf non basta più intervenire quando il fuoco è già divampato. Servono prevenzione, manutenzione dei boschi, sorveglianza del territorio e piani antincendio aggiornati. L’associazione ha inoltre chiesto alle Regioni di sospendere o limitare la caccia a settembre: «gli incendi hanno indebolito la fauna selvatica in una fase delicata del ciclo biologico». A pagare il conto è anche l’agricoltura. Confagricoltura denuncia danni alle colture provocati dal caldo, dalla mancanza d’acqua e dalle grandinate. In Sardegna la produzione di miele è crollata in alcune zone fino al 70 per cento. Le temperature, arrivate vicino ai 48 gradi, hanno causato il cedimento dei favi e la morte o la dispersione di centinaia di milioni di api.

Le colonie sopravvissute sono indebolite, mentre siccità e incendi riducono nettare e polline. Gli apicoltori sono costretti a portare acqua e nutrimento direttamente agli alveari. Una crisi che non riguarda soltanto il miele, perché dalla sopravvivenza degli impollinatori dipende una parte essenziale della produzione agricola.

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