Nel 2020 gli anziani affrontarono una fase drammatica perché per loro il lockdown, causato dalla pandemia, fu più pesante. Sei anni dopo sta avvenendo qualcosa di estremamente meno drammatico, ma di fatto le ondate di calore che stanno caratterizzando, con poche pause, l’estate 2026, condannano molti di loro a non uscire di casa, o a farlo assai raramente. Quando parliamo di effetti del caldo sulle categorie più fragili, giustamente ci riferiamo a patologie che si aggravano, all’aumento degli accessi nei pronto soccorso, all’incremento della mortalità. Ma c’è anche un’altra conseguenza: molti anziani sono costretti a rinunciare alla loro vita sociale. Racconta il presidente della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, Dario Leosco, docente all’Università Federico II di Napoli: «Questo è un fenomeno che abbiamo potuto riscontrare nel corso degli ultimi anni, progressivamente crescente e quindi assolutamente preoccupante. I mesi di caldo sono sempre più intensi e senza pause. E questo limita l'attività di tutti i giorni di molte persone, anche giovani. Figuriamoci se non la limita agli anziani, anche a coloro che sono ancora in discrete condizioni di salute, ma che sono costretti poi a passare gran parte della giornata, se non tutta, al proprio domicilio. Di fatto è un isolamento sociale molto significativo. E c’è anche una limitazione dell’attività fisica».
ISOLATI
Solitudine, scarsa socializzazione, rinuncia anche alla breve camminata che aiuta il fisico: sono gli effetti collaterali delle alte temperature che impongono ai più anziani di non uscire di casa. Ricorda il professor Leosco: «Precisiamo: un sistema di raffreddamento dell’aria nelle abitazioni andrebbe garantito a tutti, anche a quegli anziani che per ragioni economiche non se lo possono permettere. Ma restare in casa per così tante settimane ha anche risvolti psicologici negativi. Molti sono abituati ad avere una vita ancora attiva, ma si ritrovano limitati fortemente perché ovviamente uscire in queste condizioni è veramente improponibile. Con il caldo le complicanze sono importanti, soprattutto per chi soffre di malattie cardiovascolari. C’è l’aumento del rischio d’infarto, della riacutizzazione dello scompenso cardiaco; pensiamo a chi soffre di insufficienza venosa. Da una parte non possono uscire per la minaccia del caldo, dall’altra possono esserci conseguenze psicologiche ma anche fisiche per le limitazioni dell’attività sociale e fisica». Appare fondamentale che i familiari si prendano cura di queste persone, andando a far visita più frequentemente e consentendo loro di uscire.
PERCENTUALE
«Vero - replica il professor Leosco - ma tenga conto di un dato: il 30 per cento degli anziani italiani oggi vive in condizioni di solitudine, o al limite assistito soltanto da un caregiver. Nel prossimo futuro questa percentuale è destinata ad aumentare perché si stanno facendo meno figli. E perché è cambiato il modo di vivere e magari l’unico figlio si è trasferito per lavoro in un’altra città o all’estero. Andare al centro commerciale, al supermercato, o in altri luoghi pubblici dove c’è l’aria condizionata è certo una buona alternativa, ma ci sono anziani che non sanno come arrivarci perché magari non guidano più la macchina». Per sconfiggere la solitudine, una parte degli anziani ricorre agli strumenti digitali, allo smartphone, ai social. Ma è una soluzione parziale e con qualche incognita. Spiega il professor Leosco: «Come per tutte le innovazioni tecnologiche, ci sono due facce della medaglia. Lo smartphone può ridurre l'isolamento sociale di un anziano perché grazie ai social o alla messaggistica può mantenere una certa socialità. Però c’è anche un problema di dipendenza, a volte l’anziano trascura le abitudini quotidiane. E a causa di un utilizzo esagerato dello smartphone non dorme bene. Spesso pensiamo agli effetti dell’abuso dell’attività digitale riferendoci solo ai giovani, ma in realtà comincia a valere anche per i più anziani che sanno usare questi strumenti».
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