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Cambia l’accoglienza, si amplia la rete Sai: “Favorirà l’integrazione”

October 13, 2026

Finora anche in Lombardia erano stati privilegiati i Cas, per i richiedenti protezione internazionale l’effetto del nuovo Patto europeo prevede 3.202 posti

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Milano – Chiamata a Comuni ed enti locali per cambiare il volto della gestione dell’accoglienza. Fino al 10 novembre, sono aperti tre avvisi, pubblicati dal Ministero dell’interno, per ampliare la rete Sai, Sistema di accoglienza e integrazione, ovvero i posti per richiedenti protezione internazionale, titolari di protezione, minori stranieri non accompagnati, che prevede non solo vitto e alloggio, ma anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, con percorsi individuali di inserimento socio-economico. Nel complesso, sono messi a disposizione 3.202 posti, coperti con Fondo Fami, che rappresenterebbero una bella iniezione per la gestione di chi chiede protezione internazionale. Fino ad ora, infatti, il piatto della bilancia ha sempre pesato più verso i Cas, Centri di accoglienza straordinari (il lato “privato” dell’accoglienza, legato alle convenzioni con cooperative, associazioni e strutture alberghiere): secondo l’ultimo rapporto “Centri d’Italia”, di Action Aid con OpenPolis, nel 2024 in Lombardia su 18.045 posti totali, 81,3% erano Cas, solo il 18,7% Sai, con situazioni di sovraffollamento al 102,2%.

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Il viceprefetto Roberto Leone responsabile dell’Ufficio II Seconda accoglienza e minori stranieri non accompagnati

La necessità di cambiamento

La necessità di superare questo sistema deriva dal nuovo sistema di regole introdotto dal Patto europeo sulla migrazione e l’asilo. Come spiegato dal viceprefetto Roberto Leone, responsabile dell’Ufficio II Seconda accoglienza e minori stranieri non accompagnati, nell’ambito di un webinar organizzato dall’Anci e dal Servizio centrale Sai, “le nuove procedure potranno produrre un grande numero di titolari di protezione internazionale, che non avrebbero altra accoglienza. Dal nostro punto di vista, è un’occasione da non lasciarsi sfuggire, perché il sistema Sai, grazie a finanziamento statale e supporto del Servizio centrale, deve esser visto come risorsa per i Comuni che si trovano sul proprio territorio situazioni di vulnerabilità e che, con il Sai, si riesce invece a incanalare in percorsi di protezione”.

Il sistema Sai

Dopo lo smantellamento degli Sprar (nel 2018, con il Decreto Sicurezza), il sistema Sai che ne ha preso il posto non ha “sfondato”. L’ultimo rapporto della Rete Sai, aggiornato al 31 dicembre 2025, conta in Lombardia 3.623 posti totali, di cui 2861 ordinari, 722 per Msna e 40 per disabilità mentale e sanitaria, con una situazione molto disomogenea sia tra le province che tra i comuni. Sono solo 48, infatti, gli enti titolari di progettualità attivate (per lo più comuni, ma anche consorzi, comunità montane, aziende speciali consortili). L’obiettivo è coinvolgere altri enti (ma chi già è nella rete può ampliare i propri progetti). A Brescia, nell’incontro promosso con il Coordinamento Sprar/Sai, il prefetto Andrea Polichetti ha evidenziato che il Ministero dell’Interno, d’intesa con Anci, “mira a rendere la rete Sai lo strumento ordinario di accoglienza” con l’opportunità di considerare “la progressiva riduzione dei Cas” come obiettivo di lungo periodo. C’è anche una questione economica: l’analisi dei costi infatti spinge a considerare la progressiva dismissione dei Cas in favore del Sai.

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