Non è un esodo improvviso. È una sottrazione quotidiana che spegne una casa alla volta e alla fine cancella una città. Nei 222 comuni classificati come intermedi, periferici o ultraperiferici delle province di Salerno, Avellino e Benevento vivevano 617.900 persone nel 2020; a maggio 2026 ne restano 601.912. In cinque anni e mezzo sono scomparsi 15.988 residenti, il 2,6 per cento. Tra gennaio e maggio il territorio ne ha persi altri 1.423. La radice del declino è nel rapporto tra culle e lutti secondo gli ultimi rapporti Istat. In cinque mesi sono nati 1.345 bambini e sono morte 3.257 persone, più di due decessi per ogni nascita. Il saldo naturale è negativo per 1.912 unità e i trasferimenti verso altri comuni italiani ne sottraggono altre 643. L’unico argine arriva dall’estero, con 1.132 residenti netti in più: compensa quasi il 60 per cento del deficit naturale, ma non rovescia il risultato.
I NUMERI
Il Salernitano interno è il blocco più grande: 122 comuni, passati da 337.128 abitanti nel 2020 a 331.835. La perdita è di 5.293 persone, l’1,57 per cento. Nei primi cinque mesi del 2026 il calo è stato di altri 580 residenti. Le nascite sono state 774 e i decessi 1.767: il saldo naturale segna meno 993, quello migratorio interno meno 316, quello con l’estero aggiunge 729 residenti. Da gennaio 79 comuni sono arretrati, tre sono stabili e 40 hanno guadagnato popolazione; rispetto al 2020 i centri in calo sono 91. La distanza dai servizi lascia un’impronta: i comuni intermedi hanno perso lo 0,8 per cento della popolazione, quelli periferici l’1,56 e gli ultraperiferici il 2,64. Il Cilento interno ha lasciato sul terreno 2.136 abitanti, il 4,68 per cento, e altri 184 nei primi cinque mesi dell’anno. Il Sele-Tanagro ha perso 1.070 residenti, il 3,28 per cento, il Vallo di Diano ne ha ceduti 638, l’1,13. Insieme, i tre comprensori hanno 3.844 abitanti in meno rispetto al 2020 e un ulteriore passivo di 309 persone nel 2026.
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È però l’Irpinia a presentare la ferita più profonda. Nei 59 comuni interni la popolazione è scesa da 161.512 a 154.948 abitanti: 6.564 in meno, il 4,06 per cento. Tra gennaio e maggio il passivo è di 539 persone. I nati sono stati 316 e i morti 871, con un saldo naturale negativo di 555 unità; i movimenti tra comuni italiani hanno sottratto 158 residenti, quelli con l’estero ne hanno aggiunti 174. Quarantatré comuni hanno chiuso i cinque mesi in calo, uno è rimasto stabile e 15 sono cresciuti; rispetto al 2020 sono però in perdita 57 centri su 59. Nell’Alta Irpinia mancano 2.484 abitanti, il 4,28 per cento, con altri 228 residenti perduti nel 2026. Zungoli ha ceduto l’11,47 per cento della popolazione, Trevico l’11,02, Castelfranci il 10,74 e Scampitella il 10,67. Nei primi cinque mesi Ariano Irpino ha perso 71 residenti e Grottaminarda 61. Soltanto Cassano Irpino e Roccabascerana superano ancora i livelli del 2020.
Il Sannio interno è passato da 119.260 a 115.129 residenti:, il 3,46 per cento in meno. Tra gennaio e maggio i 41 comuni analizzati hanno perso altre 304 persone. Le nascite sono state 255 e i decessi 619. I movimenti interni hanno sottratto 169 residenti, mentre l’estero ne ha portati 229. Trenta comuni sono arretrati, uno è rimasto stabile e dieci sono cresciuti; dal 2020 risultano in calo 38 centri su 41. Nel Fortore Beneventano la perdita raggiunge il 7,48 per cento, la più grave tra i comprensori esaminati, mentre nel Tammaro-Titerno è del 3,23. Insieme hanno perso 2.867 residenti dal 2020 e altri 157 nel 2026. Castelvetere in Val Fortore ha ceduto il 14,49 per cento degli abitanti, Ginestra degli Schiavoni l’11,35 e Castelfranco in Miscano il 10,65. Nei primi cinque mesi Montesarchio ha perso 60 residenti e Sant’Agata de’ Goti 48. Soltanto Airola, San Salvatore Telesino e Tocco Caudio superano i livelli del 2020. Airola guida anche la crescita del 2026 con 37 abitanti in più, davanti a Telese Terme con 21.
I PROGRAMMI
Su questa geografia in ritirata si apre la stagione degli investimenti. Il programma turistico per le sette aree interne vale 4,2 milioni di euro: 2 milioni arrivano dal Fondo unico nazionale per il turismo e 2,2 milioni dal Fondo di rotazione dell’Accordo per la coesione. Il riparto assegna 491.043 euro all’Alta Irpinia, 503.812 al Cilento Interno, 574.678 al Vallo di Diano, 548.687 al Sele-Tanagro, 586.569 al Tammaro-Titerno, 653.687 al Fortore Beneventano e 641.523 all’Alto Matese. Il banco di prova riguarda però i 98,5 milioni del Fesr 2021-2027 per mobilità sostenibile, sanità territoriale, servizi digitali, imprese, occupazione e rafforzamento amministrativo. Sono i settori che possono incidere sulla scelta di restare, perché lo spopolamento nasce anche dalla distanza da ospedali e scuole, dall’assenza di trasporti e dalla difficoltà di raggiungere i servizi. A luglio la Regione ha riunito Comuni capofila e strutture tecniche per accelerare le progettazioni. Entro il 31 dicembre 2026 dovranno essere assunte obbligazioni giuridicamente vincolanti per almeno il 70 per cento delle somme, condizione necessaria per conservare la premialità del 20 per cento.