Franco Alfieri torna completamente libero. A due anni esatti dal suo arresto, è stato revocato ieri mattina anche l’obbligo di dimora nel comune di Torchiara (sua residenza), l’ultima misura cautelare ancora a suo carico. La vicenda è quella relativa al presunto patto politico-mafioso in occasione delle Amministrative 2019 nella Città dei Templi per la quale è in corso il processo dinanzi al Tribunale di Salerno.
L’ex sindaco di Capaccio Paestum e presidente della Provincia di Salerno conclude così un percorso cautelare durato esattamente due anni: dopo i primi 26 giorni trascorsi nel carcere di Fuorni, Alfieri aveva scontato 20 mesi ai domiciliari e, negli ultimi tre mesi, era stato sottoposto all’obbligo di dimora a Torchiara. La decisione è arrivata dai giudici della prima Sezione penale del Tribunale di Salerno, in composizione collegiale, che hanno accolto l’istanza presentata dai suoi difensori, gli avvocati Agostino De Caro e Domenicantonio D’Alessandro. Ad aprile scorso, analoga misura era stata revocata dal Tribunale di Vallo della Lucania, nell’ambito del procedimento sui presunti appalti pilotati della pubblica illuminazione.
Capaccio, inchiesta su presunto scambio politico-mafioso: Alfieri torna in libertà
L’ex sindaco è attualmente imputato in due distinti procedimenti. Il processo, in corso davanti al Tribunale di Salerno, riguarda proprio la vicenda per la quale è tornato completamente in libertà, ovvero il presunto scambio elettorale-politico mafioso con il pregiudicato Roberto Squecco in occasione delle Amministrative 2019. Il secondo procedimento giudiziario è, invece, pendente davanti al Tribunale di Vallo della Lucania e riguarda gli appalti per la pubblica illuminazione, nell’ambito del quale Alfieri risponde, in concorso, di turbata libertà degli incanti e corruzione per atto contrario ai doveri d’ufficio, oltre che di falso ideologico.