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Carburanti e taglio delle accise, governo cerca fondi e punta agli aiuti per i redditi più bassi

August 25, 2026

A meno di 24 ore dalla scadenza del taglio delle accise su benzina e diesel, il governo cerca una soluzione per evitare un nuovo forte aumento dei prezzi proprio mentre milioni di automobilisti stanno rientrando in città dopo le vacanze. L’obiettivo è prorogare le misure in scadenza mercoledì e, nel frattempo, mettere a punto un intervento più mirato, destinato soprattutto alle fasce di reddito più in difficoltà. Tra le ipotesi per trovare le risorse c’era anche una tassa europea sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, ma da Bruxelles è arrivato il no.

Il piano del governo La priorità è trovare rapidamente le risorse per finanziare un ulteriore taglio che consenta di mantenere più bassi i prezzi almeno fino al prossimo fine settimana, evitando che il gasolio possa arrivare a costare più di 2,30 euro al litro. Il governo sta valutando diverse soluzioni, discusse martedì durante una riunione tra la presidente Giorgia Meloni, i vicepresidenti Antonio Tajani e Matteo Salvini, il leader di Noi Moderati Maurizio Lupi e il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti.

Il Cdm Per mercoledì alle 18 è previsto un nuovo Consiglio dei ministri, chiamato a prorogare le misure già in vigore e a varare un primo intervento. La proroga, però, non dovrebbe essere la soluzione definitiva. L’idea è utilizzare questi giorni per mettere a punto un provvedimento più selettivo, concentrato sulle fasce di reddito che hanno maggiormente bisogno del sostegno pubblico. In questo modo il governo punta a destinare le risorse disponibili a chi è maggiormente esposto all’aumento del costo dei carburanti, anziché estendere indistintamente il beneficio. Il nodo resta però quello dei finanziamenti. Per sostenere gli interventi già adottati sono stati ridotti gli stanziamenti di alcuni ministeri e utilizzate risorse provenienti da altre voci, comprese quelle legate alle sanzioni dell’Antitrust.

Il no di Bruxelles Ora il governo deve quindi individuare nuove coperture per finanziare la proroga e, soprattutto, il successivo intervento strutturale. Una delle ipotesi sul tavolo era quella di introdurre a livello europeo una tassa sugli extraprofitti delle compagnie petrolifere, cioè sui guadagni eccezionalmente elevati realizzati dalle aziende anche grazie all’aumento dei prezzi dell’energia e dei carburanti. L’ipotesi, sostenuta da diversi paesi europei tra cui Italia, Germania, Austria, Polonia, Portogallo e Spagna, è però tramontata. La Commissione europea ha chiarito che la tassazione degli extraprofitti resta una competenza dei singoli Stati membri e non dell’Unione europea. Ogni governo può quindi intervenire autonomamente con la propria legislazione nazionale per affrontare l’aumento dei costi, come indicato nella comunicazione AccelerateEU del 22 aprile.