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Carcere di Sassari, un detenuto di 72 anni è morto carbonizzato in un incendio

July 31, 2026

Avrebbe appiccato lui le fiamme in una cella del reparto ospedaliero dell’istituto e avrebbe perso i sensi a causa delle esalazioni. Il rogo è stato domato, non sarebbe stata necessaria l’evacuazione degli altri detenuti

Un detenuto di 72 anni è morto carbonizzato nel carcere di Bancali a Sassari, in Sardegna. Avrebbe appiccato lui l’incendio in una cella del reparto ospedaliero dell’istituto penitenziario e avrebbe perso i sensi a causa delle esalazioni di fumo. Sarebbe poi stato avvolto dalle fiamme. 

Cinque carabinieri sono rimasti leggermente ustionati e intossicati e sono stati ricoverati al pronto soccorso dell’ospedale Santissima Annunziata.

Con l’intervento dei vigili del fuoco le fiamme sono state limitate alla zona del piccolo reparto ospedaliero e, secondo quanto riporta Ansa, non ci sarebbe stato bisogno di evacuare gli altri detenuti. 

Sui fatti, la procura di Sassari ha aperto un’inchiesta e indagano i carabinieri del Comando provinciale. 

Carceri

Nel 2026, emerge dal portale “Morire di carcere” curato da Ristretti Orizzonti, sono 125 le persone morte mentre erano detenute in un istituto di pena: questo numero comprende sia i suicidi, sia le morti di altra natura. 

Se le condizioni degli istituti sono critiche, anche e soprattutto per l’alta percentuale di sovraffollamento, l’estate nelle celle diventa ancor di più insopportabile: non ci sono climatizzatori, né frigoriferi. 

Lo dimostra il sequestro di sette sezioni del carcere di Sollicciano, nella periferia ovest di Firenze, disposto a giugno dal gip del tribunale cittadino, che ha ordinato anche il trasferimento di duecento detenuti in altri penitenziari. A dare impulso all’indagine, una serie di ricorsi presentata ai magistrati di sorveglianza da alcuni detenuti riguardo alle condizioni igienico sanitarie delle celle e degli spazi comuni. 

Nel decreto, la situazione viene descritta dal gip come «raccapricciante»: muffa, infiltrazioni, fili elettrici scoperti, topi, escrementi di volatili. E, in vista delle ondate di calore, Antigone Lombardia aveva lanciato l’allarme per il sovraffollamento: nei 18 istituti di pena sono detenute oltre 9.500 persone, con un tasso medio di affollamento superiore al 150 per cento e punte che raggiungono il 200 per cento.

Per Antigone, che ha pubblicato una lista di 15 proposte in calce al suo ultimo rapporto, servono interventi urgenti per alleggerire la pressione sulle carceri.

Mercoledì il parlamento ha approvato in via definitiva il disegno di legge sulla detenzione domiciliare dei detenuti tossicodipendenti o alcoldipendenti, a determinate condizioni. Secondo il governo, si tratterebbe di almeno 10mila persone recluse. «Un provvedimento epocale», aveva commentato il ministro della Giustizia Carlo Nordio, che coinvolge persone che «noi abbiamo sempre considerato principalmente malati da curare piuttosto che criminali da punire, anche se erano in fase di espiazione pena». 

Un numero però che non sembra poter essere gestito da un sistema come quello delle comunità di recupero, senza alcun potenziamento. «Non è dato sapere da dove arrivi questo numero», ha commentato il presidente di Antigone, Patrizio Gonnella.

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