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Carlo Jacob ucciso dalla figlia a Milano: «Era malato, lo legavo e imbavagliavo per non disturbare i vicini. Così l'ho soffocato»

October 27, 2026

MILANO - Una situazione durissima, finita in tragedia. «Fate presto, forse ho ucciso mio padre». Con queste parole Giovanna Jacob, 56 anni, ha chiamato il 112 poco dopo le 15 di domenica, dal suo appartamento al primo piano di una palazzina di via don Giovanni Calabria, nella periferia nord-est di Milano. Nella stanza accanto si trovava il corpo senza vita del padre, Carlo Jacob, 87 anni, originario di Udine, per anni critico cinematografico. La donna, che viveva con lui, è stata poi arrestata con l’accusa di omicidio aggravato dal vincolo di parentela.

Le condizioni di salute

I sanitari arrivati nell’abitazione hanno constatato il decesso dell’anziano.

Poco dopo sono intervenuti i carabinieri del nucleo Radiomobile e della Compagnia Porta Monforte, che hanno trovato nastro adesivo, cotone e legacci accanto al letto. La notizia della morte di Carlo Jacob e del coinvolgimento della figlia è stata riportata dal Corriere della Sera, da la Repubblica e da Il Giorno. Portata in caserma, Giovanna Jacob è stata ascoltata dal pubblico ministero di turno, Guido Schirinnà. Agli inquirenti ha ricostruito le condizioni di salute del padre e quanto sarebbe accaduto nelle ore precedenti alla richiesta di soccorso.

Caos per i vicini

Secondo quanto riferito dalla donna al magistrato, Carlo Jacob si era ammalato circa dodici mesi prima e la situazione era precipitata nelle ultime settimane. Le sue condizioni, ha raccontato la figlia, gli impedivano ormai di alzarsi dal letto, mentre la demenza senile provocava episodi di agitazione e grida sempre più ravvicinati. Giovanna Jacob avrebbe spiegato agli inquirenti di essere ricorsa già in precedenza a bavagli e legacci per contenere quelle crisi ed evitare problemi con il «resto del condominio». I vicini si erano informati sulla salute dell’anziano, ma non avrebbero mai presentato lamentele formali.

Già morto

Nel ricostruire la giornata di domenica, la donna ha detto di aver lasciato il padre immobilizzato ai polsi e alle caviglie, con la bocca sigillata dal nastro adesivo, mentre lei si dedicava alle faccende domestiche in un’altra stanza. Sempre secondo il suo racconto, quando è tornata a controllarlo, verso le 15, l’uomo era già morto per soffocamento. È seguita la telefonata al numero di emergenza. Durante l’interrogatorio Giovanna Jacob avrebbe ammesso le proprie responsabilità. Al termine è stata arrestata in flagranza e condotta nel carcere di San Vittore: deve rispondere di omicidio aggravato dal vincolo di parentela. 

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