L'aumento sempre più rapido (e ripido) del costo di benzina e gasolio sta mettendo in forte crisi tutti i settori strategici. Compresi quelli che fanno della solidarietà la "benzina" del proprio motore. Tra essi, le realtà che operano nella Pubblica assistenza, che ogni giorno contano su ambulanze e autovetture pronte a trasportare feriti, pazienti e soggetti fragili in ospedali e strutture sanitarie: mezzi di trasporto che non possono scegliere di risparmiare spegnendo i motori. Tuttavia, il peso economico di ogni chilometro percorso rischia di diventare un fardello sempre più insostenibile per questo mondo, che fortunatamente può contare anche sull'apporto di migliaia di volontari, i cui costi prossimi allo zero permettono di assorbire in buona parte i vertiginosi rincari.
Carburanti e ambulanze
L'ondata del caro carburanti e le continue oscillazioni geopolitiche internazionali stanno rimodellando i costi operativi della sanità e del soccorso in Lombardia. Eppure, di fronte alle difficoltà economiche, le ambulanze e i mezzi di soccorso continuano a viaggiare a ritmo sostenuto. Del tema Tgcom24 ne ha parlato con Stefano Ravasenghi, presidente di Anpas Lombardia, che pur non lamentando gravi criticità nel settore dell'emergenza-urgenza, invita alla massima attenzione il settore dei trasporti sanitari semplici. Un servizio fondamentale che non può e non deve fermarsi. Soprattutto per l'aspetto sociale che essa rappresenta per i soggetti più a rischio e per quelle comunità periferiche che sopravvivono proprio grazie alla generosità e all'impegno di tante realtà solidali.
Il caso Lombardia
Attualmente Anpas copre circa il 48% dei servizi di emergenza urgenza di tutta la Lombardia. "Da questo punto di vista, fortunatamente, al momento non vediamo grosse criticità per quanto riguarda l'aumento specifico legato ai costi del carburante", spiega il presidente. L'incidenza della spesa, va detto, varia notevolmente a seconda della geografia del territorio e delle modalità d'impiego dei mezzi: si passa da aree urbane ad alta densità (anche di strutture ospedaliere) a zone montane e periferiche in cui le distanze si allungano a ogni servizio. "Ciononostante, su convenzioni annuali per l'emergenza da circa 400.000 euro, la spesa per il carburante incide per circa il 3-4% del totale rimborsato".
Il nodo dei servizi secondari
La questione però cambia quando si parla di servizi secondari, quelli inerenti il trasporto sanitario semplice o privato, legati non a una convenzione, ma a un sistema di tariffazione. Tariffe che, tra l'altro, sono state recentemente riviste da Regione Lombardia proprio in virtù di un caro vita che negli ultimi ha inciso particolarmente sulle attività del settore sociale. "Qui la situazione è più complessa ed effettivamente abbiamo notato qualche difficoltà in più - sottolinea Ravasenghi - Però c’è da dire che in questo ambito sono molto più presenti i volontari, che in Anpas sono circa 16mila a fronte di 950 dipendenti. Da un punto di vista dei costi questa peculiarità permette di ammortizzare parecchio i costi, perché i servizi secondari vengono effettuati principalmente proprio dai volontari".
Cifre "all'osso"
I numeri, del resto, non mentono. In questo comparto, i servizi sono regolati da tariffe fisse o convenzioni socio-assistenziali con i Comuni e con enti privati. Nonostante gli aggiornamenti apportati alla delibera regionale (Dgr 4702 del 2015), le tariffe attuali appaiono "all'osso" se rapportate all'impennata dei prezzi del carburante. Ad esempio, per il trasporto di un paziente dializzato entro i 15 km in Comuni con oltre 150.000 abitanti, il rimborso massimo previsto è di 30,72 euro con autovettura e un solo autista, oppure di 58,88 euro per l'ambulanza con equipaggio di due persone. Oltre i 30 km di tratta, il contributo chilometrico aggiuntivo è di appena 0,65 euro/km per le auto e 1,22 euro/km per l'ambulanza.
Programmazione difficile
Cifre che – messe a confronto con le tariffe dei taxi commerciali – mostrano tutti i limiti dell'attuale sistema di copertura. "Sia chiaro, siamo ben contenti del confronto con Regione Lombardia, Areu e le realtà territoriali che è sempre costante, però è evidente che con l'aumento dei costi del carburante rispetto a due anni fa, ultima volta in cui le tariffe erano state riviste, le cose sono cambiate di molto". Sulla base di questi numeri oggi come oggi per le associazioni di categoria diventa anche difficile poter fare una programmazione, "anche perché la situazione geopolitica è in continuo mutamento", prosegue il presidente di Anpas. "Per quanto anche le stesse amministrazioni comunali possano essere disponibili a un dialogo, da questo punto di vista è difficile poter stabilire dei budget e soprattutto programmare a lungo termine le attività e i costi".
Correttivi e garanzie
In questo scenario, le misure contenitive dei tetti massimi posti anche dal governo, si sono rivelate utili per tamponare la crisi, ma solo con la chiusura dei bilanci annuali le associazioni potranno avere un quadro più chiaro della situazione e da lì compiere i passi più opportuni per il futuro, ma anche il presente, del settore: "L’idea potrebbe essere quella di promuovere un tavolo di confronto con Regione Lombardia e la politica nazionale, in coordinamento con le altre reti del soccorso per definire correttivi economici o forme di ristoro capaci di mitigare il costo del carburante senza scaricare i rincari sull'utenza o sulle risorse interne del volontariato", sottolinea Ravasenghi.
"L'aumento delle tariffe non è una soluzione"
L’eventuale (e per certi versi più semplice) aumento delle tariffe applicate ai privati, infatti, non viene visto da Anpas come una soluzione auspicabile, poiché la misura andrebbe a gravare direttamente sulle tasche dei cittadini meno abbienti. "La mia paura è che a un certo punto possano aumentare le tariffe destinate all’utenza. Più che altro perché un provvedimento del genere avrebbe un impatto sociale molto pesante, se non devastante. Per noi è importante non arrivare a un punto in cui chi ha necessità di contenere il più possibile i costi si veda costretto magari a dover selezionare, e quindi ridurre, il numero di visite in una struttura ospedaliera. Sarebbe una sconfitta per l’intero sistema".
La crisi del sociale
Questo passo metterebbe in crisi anche il valore sociale delle attività sanitarie. "Noi svolgiamo tanti servizi, specialmente nelle aree più isolate e periferiche: per esempio, accompagniamo le persone a fare la spesa, consegniamo i farmaci a domicilio… Servizi che vogliamo continuare a mantenere, motivo per cui siamo pronti a tutto per aiutare le nostre associazioni in prima linea, perché sono servizi che hanno un forte impatto soprattutto a livello sociale. In alcuni casi siamo in perdita, ma le nostre realtà, ci tengo a evidenziarlo, sono molto legate al territorio e alle loro comunità. È chiaro che dal punto di vista politico questa cosa non è corretta, ma dal punto di vista umano siamo veramente orgogliosi di questa nostra identità. Perché non vorremmo mai dover dire a qualcuno che non siamo in grado di accompagnarlo in ospedale, oppure mettere un soggetto fragile nelle condizioni di rinunciare al servizio perché non è in grado di sostenerlo economicamente". E ancora: "Togliere un servizio di questo tipo, che per qualche realtà territoriale è fondamentale, pesa molto di più, dal punto di vista sociale, che togliere un'ambulanza a Milano nelle fasce diurne".
"Nessuna sospensione"
Nonostante le tensioni di bilancio e l'incertezza legata allo scacchiere geopolitico, Anpas Lombardia conferma che allo stato attuale non sussistono rischi di interruzione del servizio o di chiusura delle sedi. "Ci sono associazioni che hanno lamentato delle difficoltà legati a questo aumento a questo aumento dei prezzi, è vero. Ma per quanto riguarda Anpas Lombardia, in questo momento mi sento di rassicurare che l'interruzione del servizio non rientra nella nostra politica. Non parlo di un servizio essenziale come quello svolto dalle ambulanze perché quello è evidente che non si può essere fermare. Ma parlo anche e soprattutto dei trasporti sanitari semplici. C'è molta responsabilità da parte delle nostre associazioni, che si aspettano e si augurano (come tutti del resto) che questa situazione possa quanto prima mutare al meglio. Ma anche che siano messi in campo dalle autorità competenti dei correttivi dal punto di vista economico affinché si possa mitigare questo innalzamento del costo della carburazione".
Mano sulla coscienza
Denti stretti e maniche rimboccate, ma nessuna voglia di alzare bandiera bianca. "Le ambulanze sicuramente non si fermano, ma è più il servizio sociale che mi preoccupa, anche se a oggi l’eventuale sospensione delle attività mi sembra uno scenario piuttosto remoto. Però, ecco, anche da questo punto di vista al momento nessuno deve rinunciare a nulla. Noi, come Anpas, continueremo a tenere duro: la nostra natura di associazioni di volontariato ci impone una coscienza diversa, perché nessuno venga lasciato indietro nonostante tutto".
