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Carri armati, navi, sistemi antimissile: cosa comprerà l'Italia coi fondi Ue e perché Meloni «salterà» il Parlamento

August 27, 2026

Il governo attiverà i prestiti Safe per 8,9 miliardi: la «lista della spesa» coprirà solo investimenti già pianificati

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La lista della spesa (militare) dell’Italia con i fondi Safe è pronta. Dopo mesi di dubbi e contorsioni, alla fine il governo Meloni ha deciso di avvalersi dei prestiti Ue a tasso vantaggioso per finanziare investimenti in difesa. Non tutto l’ammontare a disposizione per Roma (14,9 miliardi di euro), ma una parte, valutata in circa 8,9 miliardi di euro. Se Giorgia Meloni tiene un profilo bassissimo sulla questione, per ragioni di calcolo elettorale, ad annunciarlo nelle scorse settimane era stato il ministro degli Esteri Antonio Tajani. Ora trapelano sui giornali indiscrezioni su quali investimenti saranno finanziati con quel denaro. La certezza è una: non si produrrà spesa aggiuntiva per la Difesa, come chiedeva a gran voce Guido Crosetto, si copriranno solo spese pluriennali già pianificate, generando risparmi utili per altre voci del bilancio pubblico (al netto del costo da spalmare su decenni per la restituzione del prestito).

Le spese militari finanziate con Safe

Secondo il Corriere, in particolare, nella «lista Safe» rientrerebbero sistemi di difesa aerea Samp-T e fregate Fremm Evo, unità navali Vulcano, carri armati e mezzi blindati di varia tipologia, elicotteri d’attacco, aerei da addestramento militare transonico e sistemi antidrone. E ancora, scrive Simone Canetteri, l’impianto missilistico antinave Teseo e quello di difesa antiaerea a corto raggio Skynex. Tutti «gioielli» prodotti da Fincantieri e Leonardo, si prevede. Il Fatto Quotidiano parla anche di una nuova commessa da 24 Eurofighter a valere sui fondi Safe, così come di una possibile per nuovi caccia F-35: circostanza questa smentita dal Corriere, che esclude quei fondi servano anche per acquistare sommergibili.

Il passaggio in Parlamento da evitare

Quel che è certo è che, proprio per via della scelta di utilizzare quei fondi per coprire spese pluriennali già programmate dalla Difesa, l’attivazione dei prestiti Safe non dovrà essere votata in Parlamento, che ha già approvato nei mesi scorsi il fabbisogno miliare italiano. D’altronde il Safe è un meccanismo di finanziamento azionabile dal governo, non un nuovo programma internazionale/militare cui aderire. Con buona pace del ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, che si era impegnato a un passaggio parlamentare, Giorgia Meloni dovrebbe così evitare una tappa politicamente insidiosissima al rientro dalle vacanze degli italiani, con Roberto Vannacci da destra e Giuseppe Conte nel campo largo scatenati contro il riarmo e gli aiuti militari all’Ucraina. A Bruxelles probabilmente si sperava in un utilizzo diverso e più ambizioso di quei fondi, e pure in un dibattito sul loro uso per le necessità future dell’Italia più chiaro e sano. Ma il clima pre-elettorale ha portato il dossier in ben altra direzione.