PORDENONE - L'ombra del degrado e dell’abbandono continua ad allungarsi sui quartieri di Pordenone, sollevando interrogativi urgenti sulla sicurezza urbana e sulla gestione del patrimonio immobiliare privato. Dopo l’ordinanza di sgombero emessa dal sindaco Alessandro Basso per lo stabile nel quartiere di Vallenoncello, in via Dogana, emergono con prepotenza nuove e preoccupanti situazioni che meritano di passare sotto la lente d’ingrandimento, com’è già accaduto per l’edificio in via Dogana.
SEGNALAZIONE
Proprio a due passi dal centro, in via Caboto, sorge uno stabile che a prima vista restituisce immediatamente l’idea di essere fatiscente e pericolosamente accessibile. Sul gruppo social “Vivi Pordenone a 360°” sono emerse le testimonianze allarmate di chi quotidianamente transita in quella zona, oppure vive nei dintorni e osserva impotente quanto accade. Con l’aiuto dei testimoni, le abbiamo verificate. Si segnala un continuo andirivieni, soprattutto nelle ore notturne, mentre in pieno giorno non mancano episodi che accendono la spia dell’allarme, come l’avvistamento di studenti con lo zaino di scuola sorpresi ad entrare scavalcando un cancello in precarie condizioni. «Persone che litigano di brutto – riferisce una residente – hanno rotto sia la catena con il lucchetto sia forzato la porta. Sono state chiamate spesso le forze dell’ordine. Non so chi abbia rimesso la catena con il lucchetto, ma i ragazzi scavalcavano e poi hanno di nuovo rotto la catena. Quattro settimane fa ci sono state le auto delle forze dell’ordine. Noto che escono persone che traballano». Un quadro di profonda marginalità che alimenta il sospetto e la paura tra i residenti. Ci si chiede infatti se lo stabile sia occupato da senzatetto o meno, se chi risiede lì faccia uso di sostanze stupefacenti o di alcol, proprio perché escono spesso persone barcollanti. «Io abito lì di fronte e c’è sempre un viavai giorno e notte», fa sapere un’altra signora che monitora la situazione e teme per giri pericolosi. Un’altra testimonianza parla peraltro di una situazione analoga e altrettanto critica anche in via Colvera. La preoccupazione sale vertiginosamente per una questione di pubblica sicurezza, richiamando alla memoria collettiva episodi recenti, visto quanto accaduto in un palazzo del centro storico con un’anta in legno crollata e piombata su una giovane turista in stato interessante. Ci si interroga inoltre sulla salubrità e sull’agibilità di questi edifici, perché, come ha giustamente ribadito il primo cittadino per lo stabile di via Dogana, chiunque viva a Pordenone lo deve fare in condizioni abitative dignitose, ma soprattutto nel rispetto rigoroso della legalità.
IL QUADRO
Anche in questo caso, mentre i contorni delle vicende restano in parte tutto da accertare, c’è chi propone soluzioni alternative, come quella di sistemare negli stabili dismessi le famiglie in difficoltà. In ogni caso, i principi civilistici stabiliscono che la proprietà privata va rispettata, ma non tutti la pensano in questo modo di fronte al degrado persistente. «Quando uno stabile è chiuso e lasciato in abbandono per tanti anni, il Comune dovrebbe automaticamente entrarne in possesso – dichiara l’attivista Luigina Perosa – È un danno per tutti. E i prossimi immobiliaristi che chiedono permessi per costruire, dovrebbero essere obbligati prima a ristrutturare o demolire e ricostruire sopra. Si fa così da anni in vari posti, qui invece si continua a costruire case costosissime e inutili (visto poi le tante sfitte o invendute in giro) che occupano nuovo suolo, nuovo cielo, che portano solo nuovo cemento e nuovo asfalto». Un grido d’allarme che chiama direttamente in causa le politiche di pianificazione urbanistica del territorio, ma anche quel decoro che è sempre stato in cima ai pensieri del primo cittadino.