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Case popolari, cambia l’accesso. Stop alla residenzialità storica: ora è tutto nelle mani dei Comuni

October 14, 2026

Bologna, 14 ottobre 2026 – L’edilizia residenziale in Emilia-Romagna, e quindi anche a Bologna, potrebbe essere sempre più pubblica e sempre meno storica. Infatti, con la modifica dell’attuale legge regionale, la Giunta attribuisce all’esclusiva responsabilità dei Comuni, e quindi dei sindaci, la possibilità di assegnare punteggi premiali basati sull’anzianità di residenza.

E poi ecco che la delibera equipara cittadini stranieri e italiani rispetto al criterio relativo all’attività lavorativa per l’accesso alle case popolari. Una doppia proposta che ieri è passata, con l’approvazione, in commissione Territorio e Ambiente in Regione.

Ma lo ha fatto tra le polemiche, di Lega e Fratelli d’Italia, che vedono questa misura come un “abbandono per i Comuni, lasciati soli”, dice Tommaso Fiazza, consigliere regionale della Lega, mentre Priamo Bocchi, Fratelli d’Italia, parla di problema di equità: “Negli alloggi pubblici c’è il 24% di stranieri, troppi rispetto agli italiani”.

Segno di come questa nuova misura regionale non sia apprezzata da tutti. Ma, come anche spiegato dall’assessore regionale alla Casa Giovanni Paglia, la delibera si muove nel solco delle sentenze della magistratura e del principio di non discriminazione tra italiani e stranieri. Vengono così recepiti anche gli effetti delle sentenze della Corte costituzionale e del tribunale di Bologna.

Decidono i Comuni

La normativa precedente infatti subordinava l’accesso agli alloggi alla presenza di un contratto di lavoro. Questa imposizione è stata ritenuta discriminatoria e illegittima dalla magistratura, in quanto contrastante con la direttiva europea sul permesso unico, che garantisce parità di trattamento anche ai lavoratori rimasti involontariamente disoccupati. D’ora in avanti quindi, per i cittadini extraeuropei che soggiornano regolarmente sarà sufficiente il solo possesso di un permesso di soggiorno almeno biennale. Quindi, con questa delibera, la Regione ha cancellato la norma che entrava nel merito della possibilità, per i regolamenti comunali, di favorire i nuclei familiari con più anni di stanzialità sul territorio. Questa opzione rimane a carico dei Comuni che devono assumersene la responsabilità esclusiva.

La delibera regionale recepisce le sentenze della Corte Costituzionale: italiani e stranieri trattati uguale

La delibera regionale recepisce le sentenze della Corte Costituzionale: italiani e stranieri trattati uguale

La Consulta ha chiarito che premiare la residenza a lungo termine viola il principio di uguaglianza formale e sostanziale, creando ingiustificate disparità tra persone che si trovano tutte in una medesima condizione di fragilità economica e sociale. Così, d’ora in poi solo i singoli Comuni potranno premiare l’anzianità di residenza. E non mancheranno quindi sorprese, da territorio a sindaco.

Pd: “Scelta necessria”

Paolo Calvano, consigliere comunale del Pd, parla di una scelta necessaria: “La decisione di questa Regione non è vincolante per i Comuni: il ricorso in Corte Costituzionale è stato fatto contro la Regione Toscana e abbiamo deciso di adeguarci. Non possiamo chiudere gli occhi o far finta che quella contestazione non ci sia stata”. Di tutt’altra veduta l’opposizione. “Negli alloggi pubblici c’è il 24% di stranieri, troppi rispetto agli italiani: c’è un problema di equità che poteva essere risolto con la residenzialità storica”, spiega Bocchi. “La Regione lascia i Comuni soli, li abbandona quando invece il tema della residenzialità storica è molto importante”, fa eco Fiazza.