Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha trasmesso ieri sera alla Procura generale di Roma il fascicolo della Corte penale internazionale relativo alla richiesta di arresto del generale libico Osama Almasri. La decisione arriva pochi giorni dopo la sentenza della Corte costituzionale che ha chiarito gli obblighi del ministro nell'ambito della cooperazione con la Corte penale internazionale, dichiarando illegittima l'interpretazione seguita finora dal dicastero di via Arenula.
Lo "scontro" con la Consulta e il caso politico
Secondo quanto stabilito dalla Consulta con la sentenza depositata il 23 luglio, il Guardasigilli è tenuto a trasmettere "immediatamente" al procuratore generale presso la Corte d'appello di Roma le richieste di cooperazione provenienti dalla Corte penale internazionale. L'unica eccezione è rappresentata dall'eventuale decisione motivata di non dare seguito alla richiesta per la tutela di "princìpi costituzionali preminenti", circostanza che deve comunque essere comunicata alla stessa Corte d'appello.
La pronuncia della Corte costituzionale è maturata dopo il caso Almasri, che nei mesi scorsi aveva sollevato un acceso scontro politico e istituzionale. Al centro della vicenda c'è Osama Almasri, generale libico e comandante della polizia giudiziaria di Tripoli, destinatario di un mandato di arresto emesso dalla Corte penale internazionale con accuse di crimini contro l'umanità e crimini di guerra, tra cui torture, omicidi, stupri e persecuzioni ai danni di detenuti nel carcere di Mitiga.
Almasri era stato fermato in Italia lo scorso gennaio, ma la Corte d'appello di Roma ne aveva disposto la scarcerazione rilevando l'assenza della preventiva trasmissione degli atti da parte del ministero della Giustizia, ritenuta necessaria secondo l'interpretazione allora seguita della normativa di attuazione dello Statuto di Roma. Poche ore dopo il rilascio, il generale era stato rimpatriato in Libia a bordo di un volo di Stato, una scelta che aveva alimentato forti polemiche e richieste di chiarimento da parte delle opposizioni.
La Consulta ha ora stabilito che quell'interpretazione non era conforme alla Costituzione. In sostanza, il ministro non può trattenere il fascicolo senza assumere una decisione formale: deve trasmettere immediatamente la richiesta alla Procura generale competente oppure motivare espressamente il rifiuto, richiamando esigenze di tutela di principi costituzionali di rango superiore.
La trasmissione del fascicolo da parte di Nordio rappresenta quindi il primo atto conseguente alla pronuncia della Corte costituzionale e riapre formalmente il procedimento di cooperazione con la Corte penale internazionale sul caso Almasri. Resta ora da capire quali saranno gli sviluppi giudiziari e se la richiesta dell'Aia potrà avere effetti concreti, considerato che il generale si trova attualmente in Libia.