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- Caso barchette ProPal: "Nessuna intimidazione". L’inchiesta va in archivio
La decisione del giudice sulla vicenda nata dai fogli sul cancello di Coletti. Stessa richiesta anche per i volantini TransFemm, ma c’è opposizione. .

L’assessore alla Sicurezza Cristina Coletti

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Nessun profilo intimidatorio dietro le barchette di carta con i colori della Palestina lasciate sul cancello dell’abitazione dell’assessore Cristina Coletti. A stabilirlo è stato il giudice per le indagini preliminari Giovanni Solinas, che ha disposto l’archiviazione dell’inchiesta nata dalla denuncia dell’amministratrice a seguito del ritrovamento dei foglietti dopo un’iniziativa ProPal.
La vicenda risale alla mattina del 6 settembre 2025, quando Coletti scoprì sul cancello e nella buchetta delle lettere della casa in cui vive con la famiglia alcune barchette di carta con la scritta ‘Free Palestine’ e i colori della bandiera palestinese. Un episodio che l’assessore definì nell’immediatezza un "atto volto a destabilizzare il clima di serenità che contraddistingue una famiglia e che viola la mia vita privata, un fatto intimidatorio e codardo".
L’accaduto fu denunciato alla polizia di Stato, che avviò le indagini necessarie per valutare eventuali responsabilità. Il ‘caso barchette’, scoppiato nel momento più caldo delle manifestazioni ProPal, entrò ben presto nel dibattito politico, da una parte con la solidarietà dei colleghi di giunta e degli esponenti di centrodestra, dall’altra con le opposizioni che parlarono di "pregiudizio ideologico" verso la causa palestinese.
Nei giorni successivi, emerse che a lasciare le barchette erano state alcune ragazzine di 13 e 14 anni che avevano partecipato a un’iniziativa in cui erano stati realizzati foglietti di quel tipo in vista del presidio ‘Save Gaza’ indetto dalla Rete per la pace.
Tornando alla vicenda giudiziaria, conclusi gli accertamenti e non avendo ravvisato elementi per procedere, la procura ha chiesto l’archiviazione del fascicolo. Istanza alla quale la difesa di Coletti ha fatto opposizione. Le parti sono quindi state sentite in udienza e, alcuni giorni dopo, il caso è stato chiuso con il decreto di archiviazione emessa dal gip.
"Le indagini – ha commentato l’avvocato Giacomo Forlani, legale di Coletti – hanno accertato che le autrici erano ragazze minori. Pertanto non è stata ritenuta posta in essere alcuna forma di intimidazione in concreto. Astrattamente però, lo sarebbe potuto essere, tenuto conto che solo l’abitazione dell’assessore Coletti aveva ricevuto quel simbolo infilato nel cancello ed erano state scattate numerose foto".
Resta invece aperta la vicenda giudiziaria legata ai volantini affissi in città dal collettivo TransFemm. In quei fogli si accusava Coletti di essere "fautrice di misgendering (l’azione di rivolgersi a una persona o di parlare di lei con pronomi, nomi o termini di genere che non corrispondono alla sua identità, ndr)" in relazione a dichiarazioni su un presunto caso di violenza su una detenuta trans. Anche in quel frangente, l’assessore sporse querela.
Nel fascicolo aperto in procura risultano indagate due persone. Al termine dell’attività investigativa, il pubblico ministero ha chiesto l’archiviazione e la difesa dell’amministratrice si è opposta. Ora si attende la fissazione dell’udienza.
"Il presupposto della richiesta di archiviazione appare fuorviante in quanto implicherebbe l’avvenuto misgendering da parte dell’assessore Coletti durante la risposta a un question time – così Forlani –. È ciò che si è contestato fermamente con l’opposizione. Nessuna frase di misgendering è infatti stata riferita durante l’intervento dell’assessore che peraltro si è limitata a dare lettura della nota ricevuta dalla direzione del carcere".
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