Dopo il riscatto da 3 milioni di dollari chiesto a Revolut, l’hacker ora attacca l’Italia minacciando di pubblicare i file riservati riconducibili al ministero dell’Interno. Alcuni esempi sono stati già dati in pasto al dark web come prova della serietà delle intenzioni del gruppo, noto come “iamnotavillain”, che tuttavia al momento non ha dato un ultimatum per il pagamento né, come afferma il Corriere, ha individuato un interlocutore per i negoziati
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Non si chiude il caso Revolut, l’azienda di servizi bancari del Regno Unito vittima di un complesso hackeraggio. Il gruppo di cybercriminali, che si fa chiamare “iamnotavillain”, è riuscita a chiedere e ottenere dall’azienda i dati sensibili di molti clienti servendosi di una e-mail istituzionale compromessa che poi è emerso appartenere alla Prefettura di Reggio Calabria. Ora gli hacker, dopo aver aperto una pagina nuova sul dark web, hanno iniziato a vendere i dati sensibili agli stessi clienti coinvolti e a minacciare direttamente l’Italia pubblicando una prima tranche di materiale riservato appartenente a sezioni e uffici del ministero dell'Interno.
Il riscatto
Gli hacker, nel sottrarre i dati sensibili dei clienti di Revolut, sono anche riusciti a mettere le mani su circa 147 GB di dati appartenenti al ministero dell'Interno. Ora questi dati sono a rischio perché i cybercriminali minacciano di renderli pubblici dandoli in pasto al dark web. Gli hacker li chiamano Italian Files: l’obiettivo è quello di usarli per mettere le istituzioni con le spalle al muro e indurle a pagare un riscatto come quello già chiesto a Revolut che era stato pari a 3 milioni di dollari. Ora i criminali minacciano anche l’Italia di vendere i dati ad altri gruppi criminali: l’intento ricattatorio è chiaro anche se, al momento, non è stato dato un ultimatum e i criminali non si sono rivolti a un interlocutore preciso.
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Le intenzioni dell’hacker
Le intenzioni di “iamnotavillain” non sono chiare. L’hacker, come riporta il Corriere che con lui ha parlato direttamente, sembra confuso su come procedere: “Abbiamo mostrato esempi di una mancanza di professionalità imbarazzante da parte dell'Italia: passaporti, documenti sensibili e informazioni riservate inviati semplicemente via e-mail”, ha detto il criminale che poi, però, avrebbe anche chiesto al giornalista della testata un suggerimento su un possibile interlocutore. Il materiale a sua disposizione tuttavia è abbondante, come dimostrano gli screenshot pubblicati sul dark web come prova.