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Influencer e scimmie: il caso che riapre il dibattito sui primati nelle case degli italiani

August 9, 2026

Una scimmia può sembrare, agli occhi di molti, una specie perfetta per divenire un animale domestico. Intelligente, espressiva, capace di instaurare rapporti apparentemente molto simili a quelli che conosciamo negli animali domestici, una scimmia può dare molto di più di un semplice cane.

Sfortunatamente però detenere un primate non umano in casa o anche solo nel giardino viene considerato in tutti i paesi occidentali un vero e proprio crimine, poiché gestire un animale come una scimmia non è solo difficile (il numero di incidenti provocati dalla convivenza con i primati è molto elevato), ma allontana anche una creatura - spesso a serio rischio di estinzione - dal suo luogo naturale.

Tra l'altro in Italia sta nascendo nuovamente in queste ore il dibattito sulla legittimità di detenere una scimmia a casa non tanto per un caso nobile, come può essere la richiesta di un volontario di ospitare una delle scimmie usate nei laboratori, ma per via dell'imbarazzante caso di una influencer che ha "acquistato" una scimmia durante un viaggio.

Stiamo parlando della controversa figura dell’influencer Rita De Crescenzo, che già in passato ha provocato danni ambientali e polemiche con i suoi reel su Tik Tok. Ma per farvi comprendere meglio le ragioni dietro la polemica che in queste ore sta scuotendo il web, in questo articolo vogliamo spiegarvi perché la normativa italiana (e non solo) vieta la detenzione da parte di un privato senza determinati permessi speciali di una scimmia.

La legge italiana sulle scimmie in casa

Il principale riferimento normativo è la legge del 7 febbraio 1992, n. 150, che disciplina in Italia anche la commercializzazione e la detenzione di esemplari vivi di mammiferi e rettili che possono rappresentare un pericolo per la salute e l’incolumità pubblica. La legge si inserisce nel sistema italiano come applicazione della Convenzione di Washington, che oltre a regolare il commercio internazionale di specie selvatiche ha permesso l'istituzione dell'ente che vigila su tale commercio, la CITES.

Un passaggio fondamentale della legge del 1992 è rappresentato dal decreto interministeriale 19 aprile 1996, con il quale è stato individuato l’elenco delle specie considerate pericolose per la salute e l’incolumità pubblica e delle quali è vietata la detenzione.

Nel gruppo dei primati rientrano praticamente la maggioranza dei primati presenti sulla Terra, tra cui le bertucce, la specie salita agli onori della cronaca grazie a Rita De Crescenzo, che ha dichiarato di aver acquistato un esemplare di questa specie in Egitto.

Il punto fondamentale, per la legge italiana, è questo: non basta acquistare un primate e dichiarare che è nato in cattività o che possiede dei documenti provenienti da altri paesi per poterlo trasformare in un animale domestico e portarlo in Italia. La normativa sulla pericolosità e quella sulla protezione delle specie operano su piani differenti, possono sommarsi e per ragioni diverse impediscono ad un italiano di detenere o possedere un primate.

CITES e detenzione domestica: cosa cambia

Uno degli equivoci più frequenti quando si parla di possesso di animali esotici riguarda la CITES. La presenza di documentazione CITES non significa automaticamente che un privato possa tenere in casa qualsiasi animale esotico.

Un animale può essere correttamente documentato sotto il profilo della provenienza e, contemporaneamente, appartenere a una specie che un privato non può detenere. È dunque sbagliato pensare che la semplice esistenza di un certificato renda automaticamente lecita la detenzione domestica. Ma perché la legge considera pericolosa una scimmia, quando in India o in Egitto questi animali vengono considerati domestici?

Perché una scimmia è considerata pericolosa

La prima ragione è intuitiva: un primate rimane un animale selvatico e le scimmie appartengono alla fauna locale di Egitto e India. Inoltre molti non si rendono conto quanto forte può risultare una scimmia.

Animali come scimpanzé e bertucce possono con la loro forza anche uccidere una persona, soprattutto con i morsi e i pugni. Il problema non riguarda poi necessariamente l'aggressività dell'animale. Una scimmia può essere docile per anni e diventare successivamente difficile da gestire.

Tenere inoltre un esemplare isolato può produrre in lui stress, stereotipie comportamentali e alterazioni del normale sviluppo sociale, che comportano un accumularsi di tensione che può sfogarsi in violenza.

Un esempio emblematico è arrivato dai Carabinieri nel novembre 2025, quando a Siracusa venne scoperto uno scimpanzé detenuto illegalmente in un'abitazione privata, la cui aggressività è risultata un problema per i soccorritori. L'animale era legato con una catena di circa due metri e aveva riportato una gravissima lesione; dopo il sequestro fu trasferito prima presso l'ospedale veterinario dell'Università di Messina e poi al Bioparco di Roma, struttura idonea alla sua gestione.

Benessere animale e salute pubblica

C'è poi un aspetto spesso trascurato: il benessere animale.

Una scimmia può essere vestita, fotografata, fatta giocare o mostrata sui social e apparire perfettamente integrata nella vita familiare. Ma ciò che vediamo in pochi secondi di video non racconta necessariamente le sue reali condizioni. Per non parlare di come buona parte dei primati usati per compagnia è stata prelevata illegalmente in natura dai bracconieri.

Un primate ha bisogno di spazio, stimoli ambientali, arricchimento comportamentale e, per molte specie, della presenza di conspecifici. La relazione con l'essere umano non può sostituire automaticamente quella con altri membri della propria specie.

Anche per questo, quando gli animali vengono sequestrati, le autorità cercano strutture specializzate in grado di garantire condizioni compatibili con le loro esigenze.

L'ultimo motivo per cui i primati non umani non sono animali da compagnia riguarda la salute pubblica. La stretta vicinanza tra esseri umani e primati può favorire la trasmissione di agenti patogeni, favorendo le zoonosi. Il problema aumenta quando l'animale proviene da traffici clandestini e non esiste una storia sanitaria affidabile.

Questo è uno dei motivi per cui l'importazione e la movimentazione degli animali selvatici sono sottoposte a controlli sanitari e documentali molto stringenti.

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