Il presidente della Regione si dice pronto a un confronto con la presidente del Consiglio, affermando come nel governo sia prevalsa la volontà di uno scontro istituzionale
ascolta articolo
Sceglici su:
Il Consiglio dei ministri ha deliberato l'impugnazione, di fronte alla Corte costituzionale, ai sensi dell'art. 127 della Costituzione, della legge della Regione Emilia-Romagna sul fine vita. Lo riferiscono fonti di Palazzo Chigi, spiegando che il Cdm "ha rilevato che la legge ha violato una serie di profili di competenza esclusiva dello Stato, demandando alle linee guida regionali la definizione di una serie di requisiti, con ciò eludendo i vincoli posti sul punto dalla Consulta". "L'impugnativa è scontro politico su elementi di assoluto dettaglio che siamo pronti ad affrontare". Così il presidente della Regione, Michele De Pascale ha commentato la decisione del Cdm: "Per la prima volta il Governo riconosce la titolarità delle Regioni a legiferare sul tema del suicido medicalmente assistito e questo è un fatto importante. Riconoscendo la titolarità delle Regioni ammette infatti indirettamente la gravissima carenza della maggioranza parlamentare nel non fare una legge nazionale". De Pascale ha continuato: "Come sempre nell'interlocuzione col Governo, in questi giorni, avevamo dato massima disponibilità ad affrontare alcuni elementi di dettaglio che venivano posti dall'Esecutivo stesso, sebbene non li condividessimo fino in fondo nel merito, ma come spesso è accaduto è prevalsa la volontà di avere comunque uno scontro istituzionale, arrivando a fare un'impugnativa, a differenza delle precedenti, su elementi di assoluto dettaglio giuridico, che non toccano in nessun modo la sostanza della tutela dei diritti e della persona". "Alcune fonti non firmate da Palazzo Chigi - sottolinea il presidente dell'Emilia-Romagna - hanno messo anche in discussione la qualità del sistema di cure palliative della Regione, offendendo professioniste e professionisti che tutti i giorni sono impegnati sul campo. Sul nostro sistema sanitario sono pronto, in qualunque momento, a un confronto anche diretto con la Presidente del Consiglio, per mostrarle cosa avviene e come vengono attivate nella nostra regione le cure palliative. Ricordo che abbiamo non solo raggiunto, ma addirittura superato il target Pnrr, attivando anche le cure palliative pediatriche. Risultati che mettono di diritto la nostra Regione tra le migliori d'Italia per la qualità dell'offerta".
La legge
La norma in questione è quella del 28 luglio 2026, n. 10, titolata "Modalità organizzative per l'attuazione delle sentenze della Corte costituzionale n. 242/2019 e n. 135/2024 in materia di suicidio medicalmente assistito". Il Consiglio dei ministri, spiegano le fonti di Palazzo Chigi, "ha rilevato che la normativa regionale si pone in contrasto con gli articoli 2, 32 e 117, secondo comma, lettera l), in materia di ordinamento civile e penale, e 117, terzo comma, della Costituzione, in materia di tutela della salute". "Nonostante le proposte di impegno alla modifica assunte dalla Regione, l'impianto della legge non garantisce in modo adeguato e concreto la previa effettiva messa a disposizione di un percorso personalizzato di cure palliative e altri sistemi di supporto per evitare il ricorso al suicidio". Lo rimarcano fonti di Palazzo Chigi spiegando i motivi per cui il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare la legge dell'Emilia Romagna sul fine vita. "A quest'ultimo riguardo - aggiungono le stesse fonti -, è il caso di ricordare come, a fronte degli importanti stanziamenti effettuati da questo governo, che hanno incrementato di 40 milioni di euro i fondi per le cure palliative, portandoli complessivamente a 140 milioni, molte Regioni siano ancora lontane dal conseguire gli obiettivi di utilizzo sul territorio delle risorse ricevute in quota parte".