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Ceneri del marito in casa da quasi un anno, la nuova legge blocca la dispersione. La vedova: «Nessuno sa dirmi cosa fare»

September 19, 2026

ROVEREDO IN PIANO (PORDENONE) - Può succedere che, anche dopo la morte, una volontà espressa dal defunto finisca intrappolata tra una vecchia e una nuova legge.
È quanto sta accadendo a una vedova di 80 anni che, a quasi un anno dalla morte del marito, si ritrova ancora in casa l’urna con le sue ceneri, senza sapere come poter rispettare quella che era stata la sua volontà. Una vicenda dai contorni paradossali, sulla quale il consigliere regionale del Pd Nicola Conficoni ha presentato un’interrogazione chiedendo alla Regione di fare chiarezza.

La vicenda

Il caso nasce dalla modifica della normativa regionale sulla dispersione delle ceneri, approvata dal Consiglio regionale all’inizio dell’anno, con regole più restrittive rispetto al passato. Una modifica che ha creato una situazione particolare per chi, come la signora Giulia, aveva già avviato le pratiche quando la normativa precedente era ancora in vigore.
Il marito, Armando, è morto alla fine dello scorso dicembre. «Non aveva lasciato nulla di scritto – racconta la donna – ma in diverse occasioni aveva espresso verbalmente la volontà di essere cremato e che le sue ceneri venissero disperse in campagna». Una volontà che la moglie e il figlio avevano comunicato sia all’agenzia di pompe funebri sia al funzionario dell’anagrafe del Comune di Roveredo in Piano. «Ho chiesto per ben due volte se fosse tutto a posto e mi è stato risposto di sì».

L’imprevisto

Poi, poche settimane dopo, è intervenuta la nuova legge regionale. La donna ha letto della modifica sui giornali e ha contattato nuovamente l’agenzia funebre. La risposta, questa volta, è stata diversa: per la dispersione delle ceneri non sarebbe più bastata la volontà espressa verbalmente dal defunto, ma sarebbe stato necessario un atto testamentario.
«Mi sono rivolta anche in municipio e il dirigente mi ha confermato che questa era la nuova procedura – racconta Giulia –. Il problema è che nessuno è stato in grado di dirmi cosa potessi fare a quel punto».

Le volontà

Così l’urna è rimasta in casa. Non tanto perché la donna abbia problemi a conservarla, quanto perché quella situazione impedisce di dare seguito a una decisione familiare già presa. «Avevamo deciso che le nostre ceneri le avrebbe sparse in campagna nostro figlio. Io il testamento l’ho fatto, ma non voglio lasciare un problema così delicato sulle spalle di mio figlio».
È proprio su questo vuoto di risposta che interviene Conficoni. Nell’interrogazione rivolta al presidente della Regione e all’assessore competente chiede di chiarire come debbano essere gestiti i casi di persone che si sono trovate a cavallo tra la vecchia e la nuova disciplina e quali soluzioni possano essere individuate per evitare che situazioni analoghe rimangano senza risposta.
Il problema, in questo caso, non è soltanto burocratico. Dietro una norma ci sono una persona scomparsa, una volontà familiare e un gesto legato alla memoria e al lutto. Ed è proprio questo che rende la vicenda particolarmente delicata: una legge può cambiare, ma chi si è trovato nel passaggio tra due norme rischia di restare in un limbo amministrativo nel quale nessuno sembra sapere come uscire.
Una storia quasi kafkiana, nella quale persino le ceneri sembrano aver bisogno di un lasciapassare.