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Certificati anti-Cpr, la senatrice Cucchi contro la Procura di Ravenna: "Acquisite mie conversazioni contro la Costituzione" - Il Fatto Quotidiano

September 19, 2026

Certificati anti-Cpr, la senatrice Cucchi contro la Procura di Ravenna: “Acquisite mie conversazioni contro la Costituzione”

“Caro Pubblico ministero di Ravenna che sta indagando sui medici nei Cpr, lei ha compiuto un atto che va contro l’articolo 68 della Costituzione, e lo ha fatto consapevolmente. Ha acquisito le mie conversazioni telefoniche con il dottor Nicola Cocco”. A denunciare il fatto è la senatrice Ilaria Cucchi, riferendosi all’infettivologo indagato per associazione per delinquere nell’inchiesta della Procura di Ravenna sui presunti falsi certificati per evitare il trasferimento dei migranti nei Cpr, e alle chat WhatsApp contenute nei dispositivi elettronici del medico, sequestrati durante la perquisizione. Cucchi cita l’articolo 68 della Carta, che richiede l’autorizzazione della Camera di appartenenza per intercettare un parlamentare e tutela anche le sue comunicazioni conservate nella memoria di un dispositivo elettronico. Gli inquirenti sono abilitati al sequestro del dispositivo, come nel caso di Cocco. Con una precisazione fatta dalla Consulta: “Nel momento, però, in cui riscontrano la presenza in esso di messaggi intercorsi con un parlamentare, debbono sospendere l’estrazione di tali messaggi dalla memoria del dispositivo e chiedere l’autorizzazione della Camera di appartenenza, al fine di poterli coinvolgere nel sequestro” (sentenza n. 170 del 2023). “Non ho niente da nascondere, ma la percepisco come un’intimidazione”, scrive Cucchi, assicurando che continuerà a lavorare contro i Cpr, che definisce “realtà inutili e disumane”.

Le parole di Cucchi sono state duramente commentate da Magistratura Indipendente (MI), la corrente ‘conservatrice’ delle toghe, alla quale ha poi risposto la stessa Cucchi. “Magistratura Indipendente ritiene inaccettabili le dichiarazioni con cui un Parlamentare della Repubblica ha inteso attribuire finalità intimidatorie ai magistrati della Procura di Ravenna in relazione ad indagini attualmente in corso. L’attività dei Pubblici Ministeri si svolge nell’esclusivo rispetto dei principi costituzionali di autonomia e indipendenza della magistratura e non può essere piegata a letture o interpretazioni in chiave di contrapposizione politica”. Ancora, esprimendo solidarietà ai colleghi: “Ai magistrati requirenti spetta il dovere di accertare i fatti e verificare le ipotesi di reato sottoposte al loro esame, in attuazione del principio costituzionale di obbligatorietà dell’azione penale”.

La risposta di Cucchi a MI: “In linea di principio condivido ogni parola espressa da Magistratura Indipendente sull’autonomia e sulla sacralità della funzione della magistratura, come ho dimostrato battendomi per il No alla riforma della magistratura. In questo caso però la legge non è stata rispettata, la Costituzione non è stata rispettata. L’articolo 68 è stato violato. Le conversazioni rimarranno patrimonio della Procura, perché ritengo sia giusto così. Non solleverò il conflitto di attribuzione di fronte alla Corte costituzionale. Acconsentirò all’utilizzo di quella chat e di quelle conversazioni. Non ho nulla da nascondere, ho solo svolto il mio compito di controllo parlamentare e continuerò a battermi affinché luoghi di detenzione e privazione della libertà personale come i Centri per i Rimpatri siano chiusi. Rilevo che sono state acquisite dalla Procura solo le mie conversazioni e quelle di Francesca Ghirra, entrambe di Avs, e non quelle di altri parlamentari”.

Proprio ieri il medico Nicola Cocco aveva rilanciato la sua difesa, respingendo l’ipotesi di una rete organizzata per produrre certificati falsi. “Non abbiamo fatto partire un’associazione che istigava i medici a fare dei certificati falsi”, ha detto a Milano. L’infettivologo ha rivendicato invece una campagna pubblica sulla “patogenicità” dei Cpr, costruita anche attraverso bozze di documenti con pareri di bioeticisti e professori di filosofia del diritto, richiami al Codice deontologico e alla legge sul consenso informato. Cocco, che sostiene di non avere mai firmato né visto i certificati contestati, ha ribadito che l’iniziativa aveva finalità sanitarie, etiche e deontologiche. Una posizione rilanciata anche dai legali di alcuni degli indagati. In una nota sostengono che “non ci sono falsi nei certificati di inidoneità emessi dai medici infettivologi ma giudizi di valore” e che “non c’è, sullo sfondo, un’associazione criminale ma condivisione dell’alta dignità e responsabilità del ruolo del medico di fronte alla fragilità”. Intanto le dichiarazioni di Cocco hanno provocato la reazione della Lega. Il medico aveva affermato: “Certificherei che nessuno è idoneo al Cpr”. Parole definite dal partito “gravissime”: “La Lega è pronta a presentare denuncia”, si legge in una nota.