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Ceuta e Lampedusa esplodono, l'Ue gioca a scaricabarile: un esempio di inettitudine politica

August 20, 2026

Ceuta e Lampedusa esplodono, l’Ue gioca a scaricabarile: un esempio di inettitudine politica

Ceuta esplode, Lampedusa affonda e l’Unione Europea continua a fare l’unica cosa che le riesce meglio: riarmarsi fino ai denti per combattere il nemico numero uno, Vladimir Putin, mentre gli Stati membri litigano e si scannano a vicenda sulle questioni riguardanti la gestione dell’immigrazione.

Si finisce per dimenticare che l’immigrazione è un fenomeno globale, che si governa con accordi seri, canali legali, rimpatri veri e una politica comune. Ma parlare di “politica comune” a Bruxelles è come sperare nei miracoli. L’Ue continua a mostrare tutta la sua imbarazzante debolezza, trasformando un’emergenza condivisa in una squallida guerra tra poveri.

La crisi di Ceuta è l’ennesimo schiaffo in faccia all’ipocrisia europea. Tra fine luglio e inizio agosto, un’ondata di 70-80 mila persone ha travolto il confine tra Marocco ed enclave spagnola. Una bomba sociale scaricata su una città di appena ottantamila abitanti. Reazione dell’Europa? Zero. Mobilitazione generale? Nemmeno a parlarne. In compenso abbiamo assistito al solito, deprimente teatrino dello scontro diretto tra Roma e Madrid.

L’Italia ha pensato bene di reintrodurre i controlli sui voli e i traghetti dalla Spagna, sventolando il fantasma della sicurezza e dei “movimenti secondari”. Madrid ha gridato al complotto, accusando Roma di distruggere Schengen, per poi fare più o meno la stessa identica cosa: ripristinare i controlli verso l’Italia.

Il paradosso è ridicolo, se non facesse piangere. Due nazioni del Mediterraneo, entrambe abbandonate al loro destino ed esposte ad una forte pressione migratoria, invece di fare fronte comune si guardano con odio e sospetto. L’Italia teme che la Spagna le scarichi i migranti; la Spagna accusa l’Italia di usare Ceuta per smantellare la libera circolazione. E Bruxelles? L’Euro-burocrazia osserva dalla finestra, rilascia dichiarazioni patetiche e “invita alla calma”. Un classico esempio di inettitudine politica.

Bisogna dirlo chiaramente e ripeterlo fino alla noia: Ceuta non è un problema spagnolo, esattamente come Lampedusa non è una questione solo italiana. Sono i confini esterni dell’Unione! È ridicolo pretendere di godersi la libera circolazione interna lasciando la patata bollente di accoglienza, identificazioni, asilo e rimpatri unicamente sulle spalle dei Paesi di primo approdo.

Il capolavoro dell’assurdo si è raggiunto in questi giorni con la farsa dei “dublinanti”. Per chi non lo avesse ancora capito, il Regolamento di Dublino è un sistema che condanna i Paesi mediterranei a fare da campo profughi d’Europa. Se un migrante sbarca a Lampedusa, viene registrato e poi riesce ad arrivare a Berlino o Parigi, per la normativa europea rimane un problema italiano e può essere rispedito indietro. Una gigantesca partita a scaricabarile.

Il recente rifiuto del Viminale di riprendersi i “dublinanti” dalla Germania sposta solo le pedine di una burocrazia malata. Non è certo quello che ci saremmo aspettati dall’Europa unita: spendere mesi e risorse per spostare una persona da un’amministrazione all’altra!

Il risultato di questo sistema fallimentare è sotto gli occhi di tutti: i Paesi d’arrivo elemosinano solidarietà, quelli di destinazione erigono muri burocratici e quelli di transito chiudono gli occhi. Nel mezzo ci sono le persone, ridotte a semplici faldoni contesi tra governi isterici.

L’Europa ha preteso di costruire Schengen senza avere lo straccio di una politica d’immigrazione. È come edificare un condominio, togliendo le porte tra gli appartamenti e poi pretendere che il primo inquilino del piano terra gestisca da solo chiunque entri dal portone principale. Una follia logica, prima che giuridica.

La polemica tra Roma e Madrid è solo il sintomo di un’Europa fallita e priva di visione. L’Italia ha ragione a dire che non può fare da cuscinetto per tutti; la Spagna ha ragione a difendere Schengen. Ma entrambe sbagliano se pensano di salvarsi scaricando la colpa sul vicino.

Servono redistribuzioni obbligatorie, procedure d’asilo rapide, rimpatri veri, accordi seri con i Paesi terzi e quote d’ingresso legali per l’economia. Soprattutto, deve finire questa pagliacciata dell’emergenza permanente. Ogni volta che sbarcano migliaia di persone, a Bruxelles cadono dal pero e scoprono che esiste l’immigrazione.

Lampedusa e Ceuta dimostrano che il problema non è mai stato solo “italiano” o “spagnolo”: è un problema europeo. Finché l’Ue passerà il tempo a litigare su chi debba tenersi il migrante invece di governare i flussi, continueremo ad assistere alla solita commedia: frontiere che chiudono, governi che si insultano e il Mediterraneo che fa il suo corso, nell’indifferenza di chi si ostina a credere che il confine sia sempre il giardino di qualcun altro.