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Ceuta, la crisi migratoria e la guerra delle narrazioni

August 1, 2026

L’Associated Press ha esaminato le principali teorie circolate sui social, comprese quelle che attribuiscono la crisi di Ceuta a regie esterne o a ritorsioni geopolitiche, concludendo che non sono supportate da prove. Le spiegazioni che l’agenzia di stampa ha potuto verificare rimandano soprattutto al ruolo delle reti di trafficanti, alla diffusione di false informazioni tra i migranti e, secondo il governo spagnolo, all’interpretazione strumentale di una recente sentenza della Corte Suprema da parte delle organizzazioni criminali.

Non esistono quindi prove che l’arrivo in massa di cittadini marocchini a Ceuta sia stato orchestrato dal governo del Marocco o dagli Stati Uniti, come sostenuto da alcune teorie circolate online. Tuttavia, è documentabile che nei mesi precedenti alla crisi si sia sviluppata una crescente pressione politica statunitense sulla questione della sovranità delle enclave spagnole di Ceuta e Melilla, accompagnata da un progressivo avvicinamento tra Washington e Rabat.

Michael Rubin, analista dell’American Enterprise Institute, think tank conservatore vicino agli ambienti della destra statunitense, ha pubblicamente sollecitato l’amministrazione Trump e il segretario di Stato Marco Rubio a riconoscere Ceuta e Melilla come "territori marocchini occupati". Parallelamente, il presidente della sottocommissione per gli Stanziamenti della Camera, Mario Díaz-Balart, vicino politicamente a Rubio, ha sostenuto che le due enclave non rientrerebbero nel territorio geografico della Spagna. Una formulazione simile è successivamente comparsa in documenti della Commissione per gli Stanziamenti della Camera: un fatto senza precedenti nella politica legislativa statunitense nei confronti della sovranità spagnola su quei territori.

Il quotidiano spagnolo El Confidencial ha interpretato questa posizione come una possibile ritorsione politica legata ai contrasti tra il governo Sánchez e l’amministrazione statunitense, in particolare sulle posizioni spagnole riguardo a Israele e all’Iran. Si tratta tuttavia di un’interpretazione giornalistica, non di un fatto accertato.

A questo quadro si aggiungono altri segnali di deterioramento delle relazioni tra Washington e Madrid: il caso di una presunta comunicazione interna del Pentagono, riportata da Reuters, relativa alla possibilità di discutere l’esclusione della Spagna dalla NATO; le dichiarazioni del segretario alla Difesa Pete Hegseth, che ha definito la Spagna un "parassita del sistema"; e le minacce di Donald Trump di adottare misure commerciali punitive contro il governo spagnolo.

Parallelamente, l’avvicinamento dell’amministrazione Trump al Marocco è in corso da anni. La normalizzazione delle relazioni tra Israele e Marocco nell’ambito degli Accordi di Abramo è stata accompagnata dalla decisione statunitense di riconoscere la sovranità marocchina sul Sahara Occidentale, una scelta che ha rappresentato una rottura rispetto alla tradizionale posizione diplomatica americana.

Da questi elementi nasce un’ipotesi politica, non dimostrata: se fosse esistita una qualche forma di pressione esterna dietro gli eventi di Ceuta, gli ambienti più plausibili da esaminare non sarebbero necessariamente quelli di una regia operativa statunitense, per la quale non esistono prove, ma quelli della destra americana e delle reti politiche transatlantiche che negli ultimi anni hanno favorito il rafforzamento dei rapporti tra Washington e Rabat e la delegittimazione delle posizioni spagnole sulla questione delle enclave.

Secondo questa lettura, la pressione istituzionale americana sulla sovranità di Ceuta e Melilla potrebbe aver contribuito a creare un contesto nel quale Rabat si sia sentita più libera di utilizzare la leva migratoria come strumento di pressione politica, come già avvenuto nella crisi del 2021. Anche questa rimane tuttavia un’ipotesi: non esistono elementi pubblici che dimostrino un coordinamento tra Washington e il Marocco nell’organizzazione degli eventi.

Un eventuale obiettivo politico indiretto potrebbe essere stato quello di rafforzare una narrativa sull’idea di una "invasione migratoria" dall’Africa, tema che negli ultimi anni ha contribuito alla crescita dei partiti di destra radicale in diversi Paesi europei.

È un dato invece verificabile che Donald Trump e ambienti della sua amministrazione abbiano immediatamente utilizzato gli eventi di Ceuta come argomento politico interno. Trump ha presentato le immagini dell’afflusso migratorio come un esempio dei rischi associati a politiche migratorie più permissive, mentre esponenti dell’amministrazione hanno attribuito la responsabilità al governo Sánchez e alle sue politiche sull’immigrazione.

Diversi osservatori europei hanno inoltre evidenziato come la crisi sia stata rapidamente assorbita dalla comunicazione politica della destra internazionale. Negli ultimi anni si è consolidata una rete di rapporti culturali e politici tra la destra statunitense e alcune forze conservatrici europee, tra cui il partito spagnolo Vox.

Le Monde ha osservato che Trump è stato tra i principali leader internazionali a utilizzare l’episodio per rilanciare una linea dura sull’immigrazione, mentre Euronews ha sottolineato come la crisi abbia riacceso gli attacchi delle destre europee contro la politica migratoria del governo spagnolo.