La crisi migratoria a Ceuta accende un durissimo scontro politico tra il governo centrale di Madrid e le opposizioni. Juan Jesús Vivas, presidente e sindaco della città autonoma da ben 25 anni, ha lanciato un duro allarme in un'intervista rilasciata al quotidiano spagnolo El Mundo. Secondo Vivas, la situazione è ormai fuori controllo da quasi un mese a causa della lentezza e dell'apparente mancanza di un piano chiaro da parte del governo guidato da Pedro Sánchez. Il sindaco non ha usato mezzi termini, definendo l'ondata migratoria non una semplice emergenza umanitaria, ma una vera e propria «crisi di sicurezza nazionale».
Allarme sanitario e rischio nuovi arrivi
Il governatore della piccola enclave di appena 20 chilometri quadrati ha espresso una forte sensazione di abbandono. Vivas ha denunciato che, a quattro settimane dai primi arrivi di massa dal Marocco, Madrid non ha ancora fornito un registro completo dei migranti presenti sul territorio. Le stime infatti divergono: il governo centrale parla di circa 5.000 persone, mentre le autorità locali di Ceuta ne contano almeno 9.000. I servizi di assistenza della città sono al collasso. Dei quattro centri promessi dall'esecutivo centrale ne è stato attivato soltanto uno, e gli uffici per le pratiche di asilo hanno registrato ritardi enormi. Vivas ha inoltre sottolineato che Madrid ha impiegato ben 23 giorni per nominare un coordinatore unico dell'emergenza. Nel frattempo, i segnali di allarme lanciati a fine luglio - quando i minori stranieri non accompagnati erano passati rapidamente da 180 a 800 - erano stati liquidati dalla Segreteria di Stato per la Sicurezza come una normale routine estiva. La risposta di Madrid non si è fatta attendere. Elma Saiz, ministra dell'Inclusione e portavoce dell'esecutivo, ha replicato ai microfoni della televisione pubblica Tve. La ministra ha respinto le accuse di ritardi dolosi nell'allestimento dei campi, confermando che circa 4.000 persone ricevono assistenza alimentare quotidiana grazie all'apertura di due tendostrutture da 1.800 posti.
Lo scontro in Spagna
Saiz ha poi brisposto con forza alle dichiarazioni di Alberto Núñez Feijóo, leader del Partito Popolare (Pp) all'opposizione, che aveva chiesto il confinamento dei migranti per evitare focolai di malattie infettive dovuti al sovraffollamento. «Parlare di rischio sanitario è di un'enorme irresponsabilità», ha dichiarato la ministra, aggiungendo che l'unico vero contagio da temere è quello della xenofobia. Secondo la portavoce, il Pp sta rincorrendo i toni populisti del partito della destra radicale Vox, dimenticando che «i centri di accoglienza non sono magazzini di persone». Sullo sfondo della crisi resta la complessa gestione dei confini con Rabat. Pur evitando accuse dirette, il sindaco Vivas si è detto convinto che le autorità marocchine fossero a conoscenza dell'imminente ondata migratoria. Il primo cittadino ha chiesto che il Marocco riconosca in modo inequivocabile la sovranità spagnola su Ceuta e Melilla, precisando che la stabilità economica e la sicurezza delle enclave non possono dipendere dai desideri del paese vicino.
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