BRUXELLES L’emergenza a Ceuta è rientrata nel giro di pochi giorni, ma le polemiche politiche sono destinate a trascinarsi ben oltre la pausa estiva. A Madrid come a Bruxelles. La pressione migratoria della scorsa settimana sull'exclave spagnola ha riaperto una doppia frattura: quella tra i Ventisette Paesi Ue sulla gestione delle politiche migratorie e quella tra Popolari e Socialisti, mentre l'Ue è chiamata ad attuare il nuovo Patto su migrazione e asilo entrato in vigore a metà giugno dopo un lungo e difficile negoziato.
Alle critiche rivolte al premier socialista Pedro Sánchez dal Partito Popolare spagnolo — con la deputata della Commissione Affari costituzionali del Congresso, Cayetana Álvarez de Toledo, che in un'intervista al Messaggero ha definito il leader «un problema per l'Europa intera» — si sono aggiunte quelle del Partito Popolare Europeo. Il presidente del principale gruppo al Parlamento europeo, Manfred Weber, punta il dito contro quella che definisce la «fallimentare politica migratoria del governo Sánchez», accusando il governo di Madrid di aver creato «fattori di attrazione (pull factors, ndr)» senza utilizzare tutti gli strumenti disponibili per proteggere la frontiera esterna dell'Unione. Per il leader tedesco del Ppe, quanto accaduto a Ceuta «è un campanello d’allarme per l’Europa: non è una crisi migratoria, ma una crisi della sicurezza delle frontiere esterne dell'Ue», che impone di «ripristinare un controllo efficace, attuare pienamente le nuove norme europee e ricorrere a tutti gli strumenti disponibili, incluso il sostegno di Frontex».
Una presa di posizione che riflette la linea della delegazione spagnola del Partito Popolare all’Eurocamera: in una lettera trasmessa a tutta l’Aula di Strasburgo, i 22 europarlamentari spagnoli definiscono quella di Ceuta «la peggiore crisi di sovranità nazionale al confine meridionale dell'Europa», accusando il governo di Madrid di mettere a rischio non solo l'integrità territoriale della Spagna, ma anche la credibilità dello spazio europeo senza frontiere di Schengen. Il bilancio presentato da Madrid parla di circa 72 mila persone migranti entrate a Ceuta dal Marocco durante il picco della crisi, di cui circa 70 mila hanno già lasciato l'exclave.
I fatti di Ceuta «non dimostrano un fallimento delle norme europee, ma l’importanza di applicarle in modo efficace, coerente e nel pieno rispetto dello Stato di diritto» è il monito, di segno opposto, che è arrivato dal fronte socialista, intervenuto a difesa del governo Sánchez. Il Partito socialista europeo (Pes) si è scagliato contro le campagne di fake news alimentate «da attori negli Stati Uniti, in Israele e dall'estrema destra europea», respingendo il tentativo di collegare in automatico gli arrivi alla decisione del governo spagnolo di regolarizzare migliaia di persone migranti. Una lettura condivisa, almeno in parte, dal responsabile Ue per la migrazione, Magnus Brunner, che dopo la riunione straordinaria dei ministri degli Affari Interni Ue ha escluso un «nesso diretto» tra la regolarizzazione straordinaria voluta da Madrid e gli arrivi a Ceuta, pur osservando che misure di questo tipo possono trasmettere un «segnale negativo» per il resto d’Europa.
LA FRATTURA
La crisi di Ceuta, se pure ormai rientrata, rischia di diventare nuovo fronte di scontro tra il Ppe e i Socialisti, in una Strasburgo dove l’asse tra Popolari e forze di estrema destra tende a riconsolidarsi, ormai di frequente, sui temi della gestione delle frontiere come sull’ambiente e le politiche climatiche, dove la frattura con i Socialisti e i Verdi è invece più che mai evidente. Dal Ppe - conferma Weber - è arrivata la richiesta di inserire un dibattito sulla crisi di Ceuta all'ordine del giorno della plenaria di settembre a Strasburgo, quando la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, pronuncerà il tradizionale discorso sullo Stato dell'Unione. Un’occasione per fare il punto sui dodici mesi appena trascorsi e di dettare l’agenda sulle prossime iniziative da mettere in campo, a partire dal già annunciato potenziamento di Frontex - su cui una proposta è attesa entro la fine di settembre - e dal monitoraggio della disinformazione in materia di migrazioni, soprattutto sui social.
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