ROMA – Il Documento programmatico di finanza pubblica, il Dpfp, segna di fatto l’apertura del cantiere manovra. Il testo, con la riforma delle regole Ue, sostituisce la Nadef, Nota di Aggiornamento del Documento di Economia e Finanza, che il governo doveva presentare alle Camere ogni anno entro il 27 settembre, per aggiornare le previsioni del DEF. Siamo di fronte appunto al primo passo nell’elaborazione della manovra, con il Dpfp che contiene un aggiornamento delle previsioni macroeconomiche e di finanza pubblica.
Nel Dpfp trovano spazio le stime del triennio e una prima traiettoria delle misure che andranno a comporre la legge di Bilancio, con i relativi effetti finanziari. A definirne lo schema è la risoluzione approvata dalle commissione Bilancio di Camera e Senato. Il Parlamento lo esamina poi come primo passo per la futura manovra.
Il Dpfp in particolare indica il nuovo quadro macroeconomico e di finanza pubblica in linea con il percorso di spesa netta stabilito dall’UE, il conto economico delle Amministrazioni pubbliche, suddiviso per sottosettori, la spesa netta e l’andamento delle sue componenti, il saldo di cassa del settore statale.
E’ proprio in sede di Dpfp che il governo valuta l’attivazione della clausola di salvaguardia che incide direttamente sui margini di manovra in legge di bilancio. Il vicepremier Antonio Tajani ha spiegato che “già oggi al Consiglio dei Ministri decideremo lo scostamento di bilancio e, avendo ottenuto la possibilità di maggiore flessibilità delle spese in materia di difesa ed energia, potremo dire che ci sarà lo scostamento ai 7 miliardi per quest’anno”.
I prossimi passi prevedono entro il 15 ottobre l’invio alla Commissione Europea e all’Eurogruppo del Documento programmatico di bilancio (Dpb), che riassume i pilastri della manovra, entro il 20 ottobre la presentazione ufficiale del testo della legge di bilancio alle Camere. Entro il 31 dicembre il Parlamento deve approvare in via definitiva il testo. In caso di mancata approvazione entro questa data, scatta l’esercizio provvisorio che comporta forti limiti alla spesa pubblica. Il governo può in quel caso ogni mese spendere al massimo un dodicesimo dei fondi stanziati nel bilancio dell’anno precedente per ogni capitolo di spesa.