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Che cos'è Revolut e perché tutti lo stanno usando

October 1, 2026

Da startup finanziaria a banca digitale attiva in 40 mercati, con performance solide e clienti in crescita. Sembra un sogno del mondo fintech, invece è il percorso di Revolut, l’app che consente di gestire denaro e pagamenti, ottenere cambi valuta favorevoli ed effettuare investimenti via smartphone. Favorita da un sistema snello e rapido per l’apertura di un conto, l’azienda nasce da un’intuizione di Nik Storonsky e Vlad Yatsenko, ex trader russo il primo e ingegnere del software ucraino il secondo, accomunati dal percorso professionale in Gran Bretagna.

La creazione di un ecosistema finanziario

L’incontro a Londra e la comune volontà di abbattere le commissioni bancarie, specie nella compravendita di valuta, hanno portato nel 2015 il duo a fondare Revolut, che nel giro di pochi anni ha affiancato carte prepagate e criptovalute, pagamenti istantanei e prelievi multivaluta, conti correnti e assicurazioni, eSIM e investimenti in borsa. L’aggiunta continua di servizi finanziari ha allargato il campo d’azione, prodotto un’impennata di dipendenti (più di 10.000) e generato un ecosistema digitale attraente per una clientela eterogenea. La rinuncia a filiali fisiche e le spese ridotte sono altre due peculiarità ideali per macinare numeri, tanto che la valutazione della società si aggira sui 75 miliardi di dollari, valore superiore a tanti istituti di credito tradizionali come Barclays e Deutsche Bank.

Offrire servizi bancari digitali veloci, sicuri e convenienti è stata la ricetta vincente di Revolut, diventata la prima opzione per chi deve fare i conti con le commissioni di banche e uffici di cambia valuta. Cavalcando l’evoluzione tecnologica e il vantaggio su competitor azzoppati da costose infrastrutture e macchinosi approcci burocratici, il duo trapiantato in terra d’Albione ha fiutato l’occasione di un’ascesa che finora non ha conosciuto intoppi, configurandosi come una delle pochissime realtà europee in grado di imitare il percorso di giganti asiatici come WeChat e AliPay (pur senza contare sull’ineguagliabile mercato cinese a pompare numeri e sostenere un ritmo di crescita difficile da mantenere sul lungo periodo).

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COURTESY OF REVOLUT

I piani di abbonamento e il futuro tra Stati Uniti e mutui

La soddisfazione dei clienti si combina con il progresso dei conti aziendali, grazie a un modello di business che assicura ricavi da ogni transazione, dagli interessi sui depositi dei clienti e dagli abbonamenti ai piani Plus, Premium, Metal e Ultra (canoni mensili da 3,99 a 55 euro, oltre al piano gratuito Standard), che offrono limiti più alti per i prelievi (gratuiti fino a 200 euro), bonifici istantanei, conto cointestati e una serie crescente di servizi aggiuntivi come l’assicurazione medica globale e l’assistenza prioritaria. Su questa base, Revolut ha chiuso il 2025 con ricavi a 6 miliardi di dollari (+46% sull’anno precedente), un utile di 2,3 miliardi di dollari e 68,3 milioni di clienti (di cui 767mila business), con 4,5 milioni di conti correnti attivi in Italia.

Per proseguire l’espansione, che passa anche dalle partnership con Manchester City, Como 1907 e il team Audi in Formula 1, il prossimo passo è lo sbarco negli Stati Uniti, su cui l’azienda investirà 500 milioni di dollari, parte del piano da 13 miliardi voluto per sostenere la crescita del prossimo lustro. Con l’obiettivo di raggiungere i 100 milioni di clienti entro metà 2027, Revolut punta anche sull’America Latina (Messico, Argentina e Colombia i primi mercati) e l’Asia, a partire dall’India. C’è, inoltre, attesa per scoprire cosa riserveranno i primi mutui che la società offrirà in Lituania, Francia e Irlanda, oltre all’immancabile introduzione di assistenti IA in grado di fornire consigli personalizzati ai clienti per la gestione dei loro fondi.

A fronte dei molti traguardi raggiunti, quindi, le ambizioni di Revolut sono sempre più alte e la crescita dei clienti sembra la risposta più efficace al fiorire di banche digitali e imprese fintech dedite a molteplici servizi finanziari.

Headshot of Alessio Caprodossi

Nato il giorno in cui Vamos a la playa dominava le classifiche italiane e Total Eclipse of the Heart primeggiava negli Usa, a 10 anni ha deciso di fare il giornalista. Freelance per vocazione e latitanza di contratti, ha collaborato e collabora tuttora con tante testate occupandosi di tecnologia, sport, musica (elettronica), viaggi e attualità. Folgorato dai podcast, perché immaginare è potenzialmente più importante di vedere, colleziona auricolari, sciarpe calcistiche e, aspetto ben più rilevante, vivrebbe in infradito e anche per questo conta, prima o poi, di spostarsi definitivamente in Australia.