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Chef e food creator lasciano le loro ricette a metà, Marco Bianchi: «Come le vite spezzate dai tagli agli aiuti umanitari»

August 8, 2026

Tutto pronto sul tavolo, uno chef sorridente davanti la telecamera. Inizia la preparazione del piatto: pomodorini, pesche tabacchiere, quartirolo e... stop. La ricetta rimane sospesa. O meglio, interrotta. Come gli interventi d'urgenza in Sudan, Sud Sudan e nella Repubblica Democratica del Congo che non arrivano, a causa dei tagli agli aiuti umanitari. "Ricette Interrotte" è proprio il nome dell'iniziativa portata avanti da UNHCR (Agenzia ONU per i Rifugiati), giunta alla seconda edizione.

Con il contributo di chef e food creator, da Barbara Agosti a Francesco Apreda, da Francesco Aquila a Marco Bianchi, passando per Federico Fusca, Francesca Gambacorta ed Emin Haziri, l'obiettivo è uno: raccogliere fondi a favore dei rifugiati e degli sfollati in Paesi come Sudan, Sud Sudan e Repubblica Democratica del Congo, che si trovano oggi ad affrontare le conseguenze devastanti di conflitti, insicurezza alimentare e assistenza umanitaria ridotta per via dei tagli. Il copione è sempre lo stesso: ognuno propone una ricetta, elenca gli ingredienti e si interrompe quando arriva il momento più importante. Solo sostenendo il lavoro di UNHCR è possibile completare simbolicamente il piatto e ricevere la ricetta completa, oltre a un messaggio di ringraziamento personale da parte dello chef protagonista del video. Lo chef e divulgatore Marco Bianchi racconta a Leggo l'iniziativa.

Il cibo come linguaggio universale

Marco Bianchi comunica da sempre utilizzando il cibo come tramite. Del resto, non esiste linguaggio più universale: tutti lo comprendono e ha la «straordinaria forza di creare connessioni, abbattere le distanze e generare empatia». Il suo percorso unisce divulgazione e cucina ed è iniziato quasi per gioco, da una proposta fatta al professor Umberto Veronesi: voleva raccontare la scienza e la prevenzione attraverso il cibo. Poi sono arrivati i libri, le radio, le trasmissioni TV, i vari progetti editoriali, fino all'impegno con la Fondazione IEO-Monzino. L'idea alla base, però, rimane sempre la stessa: «Utilizzare il cibo come uno strumento accessibile per avvicinare le persone alla scienza, alla salute e alla prevenzione».

Ci sono diversi motivi per cui "Ricette Interrotte" è efficace. Il primo, spiega, è che «vedere una ricetta interrompersi all'improvviso lascia un senso di vuoto e di incompiutezza», una metafora semplice ma efficace «di ciò che può accadere quando i fondi per gli aiuti umanitari vengono ridotti: si interrompono interventi essenziali da cui dipende la vita di milioni di persone».

"Tornare a Sentire" con le storie e la cucina

L'iniziativa fa parte del progetto "Tornare a Sentire", promosso sempre da UNHCR. Secondo una ricerca condotta da AstraRicerche, il 73% degli italiani entra in contatto con notizie su guerre ed emergenze umanitarie, provando emozioni forti, come rabbia, senso di ingiustizia o tristezza, ma quasi il 59% ammette di "scorrere via" come forma di autodifesa emotiva. Un flusso informativo continuo rende difficile catturare davvero l'attenzione e l'empatia del pubblico. Ma non tutto è perduto: grazie alla cucina e a iniziative come "Ricette interrotte", sensibilizzare il pubblico è ancora possibile, spiega Bianchi. 

Bucare lo schermo e fermare uno scrolling infinito diventa possibile grazie a un gesto semplice come smettere di raccontare una ricetta.

Del resto, non è mai un semplice insieme di ingredienti: «È memoria, famiglia, appartenenza. Raccontare una crisi umanitaria attraverso una ricetta interrotta significa provare a renderla più vicina e comprensibile, aiutandoci a vedere le persone dietro le notizie». Infatti, dice Bianchi, «sono le storie personali a fermarci davvero. Quando riusciamo a vedere il volto umano di una crisi, diventa più facile comprendere cosa significhi perdere la propria casa, le proprie abitudini e i propri affetti». Anche la divulgazione online può fare la differenza, a patto che riesca a «creare connessioni autentiche. Non si tratta solo di informare, ma di coinvolgere le persone e aiutarle a sentirsi parte di una storia che riguarda tutti noi».

L'appello che Marco Bianchi rivolge al pubblico è di non dare mai per scontato gesti quotidiani come cucinare, condividere e raccontare il cibo: per milioni di persone al mondo non lo sono affatto. «Il mio invito è a fermarsi un momento, ascoltare queste storie e non voltarsi dall'altra parte. Trasformare l'empatia in un gesto concreto di solidarietà può aiutare chi è stato costretto a lasciare tutto a ritrovare protezione, sicurezza e la possibilità di ricominciare».


Ultimo aggiornamento: sabato 8 agosto 2026, 07:50

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