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- Chelsea morì 4 ore dopo il parto: ai genitori 615mila euro. “Terapie non corrette per salvare la neonata”
Sentenza del tribunale per una coppia distrutta dalla perdita. Nel 2020, la piccola finì per saturare al 40%: non ci fu nulla da fare. “Somministrato solo ossigeno”. Ex Asur condannata al risarcimento

“Somministrato solo ossigeno”. Ex Asur condannata al risarcimento di 615mila euro

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Pesaro, 3 settembre 2026 – Non ha vissuto neanche quattro ore. Era nata alle 11,22 del 19 aprile 2020 all’ospedale di Urbino ma alle 13,05 il suo cuore si è fermato. Una morte, quella della piccola Chelsea, legata al ritardo nell’assistenza, secondo il Tribunale di Urbino, che sei anni dopo ha riconosciuto ai genitori e ai nonni della bimba un risarcimento di 615mila euro da parte della Gestione Liquidatoria della ex Asur.
“Se le condotte e le terapie fossero state adottate correttamente – si legge nella sentenza - è probabile che la paziente sarebbe sopravvissuta”.
La piccola morì poco dopo la nascita
Era la prima figlia di una mamma di 22 anni residente a Piandimeleto, una ragazza di origine nigeriana. Il padre della piccola, 32enne, lavora tutt’ora in Germania come operaio. Ad attendere con impazienza il suo arrivo nel mondo anche due nonni, anche loro residenti a Piandimeleto, di 45 e 46 anni. Era stata fino a quel momento una gravidanza senza problemi, giunta alla 39esima settimana. Alle 9 del mattino del 19 aprile 2020 la giovane mamma si presentò al Pronto soccorso con le contrazioni. Un’ora dopo, di fronte a un tracciato non rassicurante, l’équipe medica decise però di procedere al taglio cesareo urgente e la bimba venne alla luce alle 11,22. La piccola pesava 3 chili e 180 grammi. In sala operatoria la saturazione era al 96 per cento.

La sentenza: “Terapie non corrette per salvare la neonata”
"La situazione era gravissima”
Otto minuti dopo venne trasferita al nido ed è lì che la situazione precipitò con una saturazione che non superava il 40 per cento. Per circa 45 minuti, si legge nella sentenza, non venne assunto “nessun ulteriore intervento” dal personale sanitario, nonostante quei valori segnalassero una situazione gravissima. “L’unico provvedimento adottato – si legge nella sentenza - era la somministrazione di ossigeno al 30 per cento in termoculla, senza che si registrasse alcun miglioramento”. Il rianimatore venne chiamato alle 12,15: trovò un pianto estremamente debole e la saturazione intorno al 50 per cento. Alle 12,45 venne contattata la Terapia intensiva neonatale. Alle 13 la piccola venne intubata e cinque minuti dopo andò in arresto cardiaco. La famiglia non si è fermata.
L’avvocato Leardini: “Quadro chiaro”
Assistita dall’avvocato Andrea Leardini del foro di Rimini, ha portato il caso davanti al Tribunale. È stata disposta una consulenza medica nella procedura di accertamento tecnico preventivo, che ha individuato una serie di problemi nell’assistenza prestata alla neonata. Secondo la difesa della struttura ospedaliera, sulla morte avrebbero inciso anche la grave anemia della neonata e una patologia del funicolo. Ma per i consulenti l’anemia non era tale da poter essere considerata la causa dell’evento.
E il Tribunale nella successiva causa di merito ha ritenuto solide le conclusioni della perizia, respingendo anche la richiesta di svolgerne una nuova. “Già al termine della procedura di accertamento tecnico preventivo era stato delineato un quadro molto chiaro sulla responsabilità della struttura ospedaliera – commenta l’avvocato Leardini -. Ho cercato in tutti i modi di arrivare a un accordo e chiudere la vicenda dopo la consulenza, ma non è stato possibile e abbiamo dovuto procedere con la causa. Quello che è accaduto purtroppo rimane e nessun risarcimento può cancellarlo, ma almeno hanno ottenuto quanto era giusto ottenere. Avevamo formulato una richiesta più alta, ma riteniamo comunque congruo il risarcimento riconosciuto e siamo soddisfatti del risultato”.
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