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NASpI e dichiarazione dei redditi: quando è obbligatoria e come compilarla

July 22, 2026

Chi è disoccupato e prende la Naspi deve fare la dichiarazione dei redditi? Quando scatta l’obbligo e quando si è esonerati

Il passaggio dal lavoro dipendente alla disoccupazione è un momento delicato. Oltre alle ovvie preoccupazioni legate alla ricerca di una nuova occupazione e alla gestione del budget familiare, ce n’è una di natura squisitamente burocratica che spesso viene sottovalutata, per poi presentare il conto mesi dopo: il rapporto tra la NASpI (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego) e la dichiarazione dei redditi.

Molti contribuenti commettono l’errore di considerare l’indennità erogata dall’Inps come una sorta di “sussidio esentasse“, una somma netta che non fa cumulo con gli altri guadagni. Non è così. Per il fisco italiano, la NASpI è a tutti gli effetti un reddito imponibile, equiparato e assimilato a quello da lavoro dipendente. Di conseguenza, chi riceve questo ammortizzatore sociale deve fare molta attenzione ai propri obblighi fiscali per non incorrere in sanzioni o, peggio, trovarsi a dover restituire cifre importanti in sede di conguaglio.

La regola d’oro della normativa fiscale italiana è semplice: l’obbligo di presentare la dichiarazione dei redditi scatta, nella maggior parte dei casi, quando un contribuente possiede più di una Certificazione Unica nel corso dello stesso anno d’imposta. Immaginiamo lo scenario più comune: un lavoratore dipendente viene licenziato o termina il suo contratto a termine nel mese di aprile. Da maggio, e per i mesi successivi, l’INPS gli riconosce la NASpI. Al termine dell’anno, questo cittadino avrà accumulato due diversi sostituti d’imposta. Il primo è l’ex datore di lavoro, che rilascerà la CU per i mesi lavorati; il secondo è l’INPS, che emetterà una seconda CU per le somme pagate a titolo di disoccupazione.

Perché l’incrocio di queste due certificazioni rende obbligatorio il Modello 730 o il Modello Redditi PF? Il motivo risiede nella progressività dell’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche). Quando il datore di lavoro calcola le tasse sullo stipendio, applica le aliquote e le detrazioni basandosi solo su ciò che lui stesso ha corrisposto. Lo stesso fa l’INPS, che calcola le trattenute sulla NASpI ipotizzando che il disoccupato non abbia altri redditi. Quando i due flussi si uniscono, il reddito complessivo reale aumenta, le aliquote fiscali potrebbero salire e le detrazioni per lavoro dipendente potrebbero ridursi. Solo la dichiarazione dei redditi permette di ricalcolare l’imposta corretta su base annua. Chi omette questo passaggio rischia accertamenti automatici da parte dell’Agenzia delle Entrate, con sanzioni e interessi.

Quando si è esonerati (e quando conviene farla comunque)

Esiste un caso in cui la dichiarazione dei redditi non è obbligatoria per chi percepisce la disoccupazione? La risposta è sì, ma si tratta di una situazione specifica. Se un cittadino è rimasto disoccupato per l’intero anno solare e ha percepito esclusivamente la NASpI come unica fonte di sostentamento, egli disporrà di una sola Certificazione Unica (quella dell’INPS). Se non possiede altri redditi rilevanti – come seconde case affittate, terreni o redditi da capitale – l’obbligo decade poiché l’INPS ha già effettuato il conguaglio d’imposta alla fonte.

Tuttavia, anche in caso di esonero teorico, presentare il Modello 730 può rivelarsi estremamente conveniente. Se durante l’anno il contribuente ha sostenuto spese mediche, acquistato farmaci, pagato l’affitto, sostenuto spese scolastiche per i figli o avviato lavori di ristrutturazione edilizia, la presentazione della dichiarazione dei redditi è l’unico strumento legale per recuperare queste somme sotto forma di detrazione, traducendosi in un rimborso in denaro direttamente sul conto corrente.

Come recuperare i dati e compilare i modelli

Un errore frequente è attendere che la Certificazione Unica arrivi per posta a casa. L’INPS non spedisce più i modelli cartacei. È responsabilità del cittadino procurarsi la documentazione necessaria. Per prima cosa occorre scaricare la CU dell’INPS accedendo al portale istituzionale dell’ente tramite le proprie credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), CIE (Carta d’Identità Elettronica) o CNS. All’interno del fascicolo previdenziale del cittadino, nella sezione “Modelli”, sarà possibile scaricare e stampare il documento in formato PDF, oppure ci si può rivolgere direttamente a un Centro di Assistenza Fiscale o un patronato.

Una volta ottenuta la certificazione, si può passare alla compilazione vera e propria del Modello 730. I dati relativi alla NASpI devono essere inseriti nel Quadro C, dedicato ai redditi di lavoro dipendente e assimilati. In particolare, nei righi da C1 a C3 andranno indicati i redditi lordi riportati nel punto 1 della CU rilasciata dall’INPS.

Un passaggio cruciale e spesso fonte di errori grossolani riguarda il rigo C5 del 730, o i corrispondenti riquadri del Modello Redditi PF, in cui viene richiesto l’inserimento dei giorni di detrazione. Qui va indicato il numero di giorni per i quali si ha diritto alle detrazioni d’imposta. I giorni indicati sulla CU dell’ex datore di lavoro e quelli sulla CU dell’INPS vanno sommati, ma bisogna fare assoluta attenzione a non superare mai il totale di 365 giorni l’anno. Eventuali periodi di sovrapposizione parziale – ad esempio se l’INPS ha pagato in ritardo competenze arretrate relative a giorni in cui si era ancora contrattualizzati – vanno rigidamente conteggiati una sola volta.

Il “730 senza sostituto”: la soluzione per chi è ancora disoccupato

Una dei dubbi che ricorrono tra i contribuenti riguarda la gestione pratica della compilazione quando il rapporto di lavoro è terminato e anche la disoccupazione è giunta al termine. Molti si chiedono chi pagherà il rimborso o a chi deve essere versato l’eventuale debito se non si ha più un datore di lavoro a fare da intermediario.

Il sistema fiscale prevede una modalità specifica per questa platea di contribuenti, denominata “Modello 730 senza sostituto d’imposta“. In fase di compilazione della dichiarazione, anche tramite la procedura del 730 Precompilato sul sito dell’Agenzia delle Entrate, l’utente deve semplicemente spuntare la voce che indica l’assenza di un sostituto d’imposta che possa effettuare i conguagli direttamente in busta paga.

Se il risultato della dichiarazione dovesse essere a credito, portando quindi a un rimborso, non essendoci un datore di lavoro che anticipi la cifra nello stipendio sarà direttamente l’Agenzia delle Entrate a erogare il rimborso sul conto corrente bancario o postale del cittadino, previa comunicazione del codice IBAN. I tempi di erogazione in questo caso variano generalmente dalla fine dell’anno in corso all’inizio dell’anno successivo.

Se invece il risultato finale della dichiarazione dovesse essere a debito, evidenziando che il contribuente deve versare delle imposte a causa del cumulo dei diversi redditi, il software dell’Agenzia delle Entrate genererà in automatico uno o più modelli F24. Questi modelli riporteranno i codici tributo corretti e le relative scadenze, consentendo al cittadino di procedere al pagamento online, presso gli sportelli bancari o postali, con la possibilità di scegliere anche una soluzione a rate.