Daniele Orsato è il nuovo responsabile della Commissione Arbitri Nazionale di Serie A e Serie B. La nomina, ufficializzata dall'AIA, arriva dopo l'autosospensione di Gianluca Rocchi in seguito all'inchiesta della Procura di Milano che ha coinvolto i vertici arbitrali italiani. Dopo appena una stagione alla guida della CAN C, Orsato compie così il salto al vertice dell'organizzazione arbitrale nazionale, assumendo il compito più delicato: scegliere, valutare e gestire gli arbitri del massimo campionato italiano.
Orsato, dalla provincia ai vertici del calcio mondiale
Nato a Montecchio Maggiore, in provincia di Vicenza, il 23 novembre 1975, e cresciuto nella sezione AIA di Schio, Daniele Orsato appartiene a quella generazione di arbitri che ha attraversato tutta la trasformazione del calcio contemporaneo, dal professionismo degli anni Duemila all'introduzione del VAR.
Prima di arrivare ai massimi livelli aveva lavorato come elettricista, professione che ha continuato a ricordare spesso anche una volta raggiunta la ribalta internazionale. La carriera arbitrale comincia a diciassette anni e procede con una regolarità quasi insolita: Serie C, promozione alla CAN A-B nel 2006, ingresso nelle liste FIFA nel 2010 e, pochi anni dopo, nella ristrettissima categoria UEFA Elite, riservata ai migliori arbitri europei.
Orsato, uno degli arbitri italiani più importanti di sempre
Nel corso della carriera Orsato ha diretto 289 partite di Serie A, secondo soltanto allo storico Concetto Lo Bello, ed è stato per anni il volto internazionale dell'arbitraggio italiano.
Nel 2020 l'IFFHS lo ha eletto miglior arbitro del mondo, riconoscimento che pochi direttori di gara italiani hanno ricevuto. Ha arbitrato semifinali di Champions League, partite di Europei e Mondiali, oltre alla finale di Champions League 2020 tra Paris Saint-Germain e Bayern Monaco, considerata da molti il punto più alto della sua carriera.
Lo stile arbitrale di Orsato
Orsato si è costruito negli anni una reputazione ben precisa sul campo. Nel panorama arbitrale italiano è stato spesso considerato il direttore di gara più vicino agli standard UEFA contemporanei: uno stile che privilegiava la continuità del gioco, limitava le interruzioni per contatti leggeri e cercava di lasciare sviluppare l'azione quando possibile.
Per questo è stato spesso descritto come un arbitro che dirigeva "all'inglese", definizione forse semplificata ma efficace per raccontare la sua tendenza a fischiare meno della media italiana. A questa filosofia univa una forte propensione al dialogo con i calciatori, un uso generalmente misurato dei cartellini e una gestione delle partite basata più sull'autorevolezza che sul protagonismo.
Anche dopo l'introduzione del VAR, Orsato è stato considerato uno degli arbitri che meglio hanno saputo integrare la tecnologia senza rinunciare alla centralità dell'arbitro di campo. La preparazione atletica e il posizionamento erano altri due elementi che gli hanno consentito di dirigere con continuità le partite più importanti del panorama internazionale.
Le critiche e il caso Pjanić
Molto amato e apprezzato, anche dai tifosi e dai calciatori per via del suo stile approcciabile e basato sul dialogo, largamente riconosciuto nei suoi anni di attività come il miglior arbitro italiano, a Orsato è stata rivolta con continuità da alcuni una sola vera critica: una soglia del fallo troppo alta, che poteva portarlo a commettere veri e propri errori pur di "lasciar giocare".
Il caso più problematico della sua carriera è quello di Inter-Juventus del 28 aprile 2018, partita decisiva nella corsa allo scudetto e ricordata soprattutto per il mancato secondo cartellino giallo a Miralem Pjanić. Anni dopo lo stesso Orsato ha riconosciuto che quella fu una valutazione errata.
Negli anni successivi ha comunque diretto numerosi derby, sfide scudetto e finali internazionali, diventando uno degli arbitri cui venivano affidate con maggiore frequenza le gare considerate più difficili.
Orsato dopo il ritiro
Dopo aver arbitrato gli Europei del 2024, Orsato ha annunciato il ritiro dall'attività internazionale e, nell'agosto dello stesso anno, ha lasciato definitivamente il ruolo di direttore di gara.
L'ingresso nei quadri dirigenziali dell'AIA è stato quasi immediato. Prima il lavoro sullo sviluppo dei giovani arbitri, poi la responsabilità della CAN C e ora la promozione alla guida della Commissione Arbitri Nazionale di Serie A e Serie B, il ruolo da cui vengono effettuate le designazioni del massimo campionato italiano.
Che cosa fa il designatore arbitrale
Il designatore non scende in campo, ma è probabilmente la figura più influente dell'intero sistema arbitrale. Ogni settimana sceglie quali arbitri dirigono le partite di Serie A e Serie B, valuta le prestazioni, decide promozioni e stop tecnici, pianifica la crescita dei giovani direttori di gara e gestisce uno degli equilibri più delicati del calcio italiano: assegnare le partite evitando conflitti, polemiche e sovraesposizioni.
È un lavoro che richiede competenze tecniche, capacità organizzative e una profonda conoscenza del gruppo arbitrale, molto più che visibilità pubblica.
La sfida che lo aspetta
Orsato assume l'incarico in uno dei momenti più complicati degli ultimi anni per l'AIA. Le polemiche sull'utilizzo del VAR, il crescente livello di esposizione mediatica degli arbitri e la recente crisi che ha coinvolto la precedente gestione rendono il suo mandato particolarmente delicato.
Per un ex arbitro spesso considerato tra i migliori della sua generazione, la sfida cambia completamente natura: non dovrà più prendere decisioni in pochi secondi davanti a ottantamila spettatori, ma costruire credibilità e autorevolezza dietro le quinte, scegliendo ogni settimana chi sarà chiamato a fare quelle stesse scelte sul campo.
Nato a Genova nel giorno in cui a Bel Air morì Truman Capote, dopo un lungo percorso di autocoscienza si è rassegnato all’idea che si tratta solo di una coincidenza. Laureato in Relazioni Internazionali e diplomato alla Holden ha lavorato a lungo nelle istituzioni europee, scrivendo nel tempo libero per L’Ultimo Uomo, Minima et Moralia, Pandora e altre testate. Nel 2018 entra nella redazione di Esquire Italia, di cui oggi è Digital Managing Editor. Ha scritto anche due libri e qualche sceneggiatura.

