Roma, 20 luglio 2026 – La sua vita è stata avvolta nel mistero, cosi come la sua identità. Fino all’ultimo per tutti è stato il ‘Comandante Alfa’, pseudonimo dietro cui si nascondeva il luogotenente dei carabinieri e tra i fondatori del Gis, il gruppo di intervento speciale dell'Arma, morto all’età di 75 anni. Considerato il carabiniere più decorato d'Italia, per decenni ha operato nell'antiterrorismo, mantenendo sempre l'anonimato e proteggendo la propria identità dietro l’inseparabile mefisto nero, simbolo delle missioni speciali e segrete compiute sul campo.
I funerali si terranno domani alle 10 nella chiesa di Santa Teresa di Calcutta, a Livorno. Mentre da stamattina è aperta la camera ardente nel Cimitero dei Lupi.
Chi era
Del ‘Comandante Alfa’ si hanno poche notizie. Nato a Castelvetrano nel 1951, a 17 anni si arruola nei carabinieri e nel 1971 entra nel 1º Battaglione paracadutisti "Tuscania" dell'Arma. La svolta nel maggio del 1977, quando ad appena 26 anni, viene scelto dall'allora colonnello Romano Marchisio, comandante del battaglione, insieme ad altri quattro commilitoni, per far nascere un nuovo reparto d'èlite. Durante l'addestramento gli viene assegnato lo pseudonimo di ‘Alfa’, che mantiene fino alla morte.
Il 25 ottobre nasce il primo nucleo del Gis, reparto d'élite specializzato in antiterrorismo, liberazione di ostaggi e operazioni ad alto rischio. L’istituzione ufficiale il 6 febbraio 1978, al comando del capitano Raffaele Petrachi.
Il vero nome di Alfa
Per quanto riguarda il suo vero nome, non è mai stato confermato ufficialmente. Nel corso degli anni sono circolate ipotesi e attribuzioni, ma né lui né l'Arma dei carabinieri hanno mai reso pubblica la sua identità, fino alla fine.
Tra i numerosi riconoscimenti ricevuti figurano la Croce d'oro al merito dell'Arma e l'onorificenza militare di Cavaliere dell'Ordine Militare d'Italia (la più alta in Italia).
Le missioni
In quarant'anni di servizio partecipa a numerose missioni, sia sulla scena internazionale che in Italia. La prima missione con il gruppo di intervento speciale il 29 dicembre 1980, quando con il Gis sedò la rivolta nel carcere di Trani. Ma ha preso parte anche a numerose missioni all’estero e a delicate operazioni, come la cattura degli esattori di Cesare Casella, alla liberazione di Patrizia Tacchella e si occupò del servizio di protezione del magistrato antimafia Nino Di Matteo, a Palermo nel 2003.
I libri
La sua carriera nell'Arma si è conclusa nel febbraio 2016 con il grado di luogotenente, quindi ha iniziato a dedicarsi alla formazione dei giovani carabinieri, diventando prima istruttore al Gis e più tardi all'Ucis, l'Ufficio centrale interforze per la sicurezza personale. Delle sue esperienze nel reparto speciale ha scritto in diversi libri, presentati sempre indossando il mefisto, il passamontagna nero usato in servizio per non rivelare la propria identità.

Il post con cui l'imprenditore Domenico De Lorenzo ricorda il 'Comandante Alfa'
“Ci lascia un uomo speciale”
“Con immenso dolore comunichiamo la scomparsa del Comandante Alfa", si legge in una breve nota sulla sua pagina Facebook, "ci lascia un uomo Speciale, che ha saputo donare affetto, valori e ricordi che resteranno per sempre nel cuore di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo e non solo. Vi chiediamo di rispettare questo momento di lutto con discrezione e sensibilità”.
“Pur vivendo lontano da Castelvetrano, non ha mai dimenticato la sua città, rimanendo vicino alla comunità anche con gesti concreti di solidarietà, come il sostegno al nostro ospedale, e promuovendo costantemente i valori della legalità", ha scritto il sindaco di Castelvetrano Giovanni Lentini. “Castelvetrano saluta un suo figlio che ha onorato la divisa e servito il Paese con dedizione fino all'ultimo, dedicando tutta la vita al servizio dello Stato, prendendo parte ad alcune delle più importanti operazioni contro il terrorismo e la criminalità organizzata. Un percorso vissuto sempre con grande riservatezza, coraggio e senso del dovere” conclude la nota di cordoglio.
L’imprenditore: “Porterò con me il tuo ricordo”
“Il tuo nome resterà per sempre legato alla storia del Gis. Sei stato uno dei suoi fondatori e hai dedicato oltre quarant’anni della tua vita al servizio dello Stato, operando nell’ombra con coraggio, disciplina, onore e assoluto senso del dovere” Lo scrive sul suo profilo social Domenico De Lorenzo, imprenditore vittima di mafia. “Tra le pagine più importanti della tua carriera c’è anche il primo storico impiego operativo del Gis, durante la rivolta nel carcere di Trani del 29 dicembre 1980, un intervento che segnò l’inizio della storia di un reparto destinato a diventare un’eccellenza mondiale. Ho avuto l’onore di conoscerti. Porterò sempre con me il ricordo della tua umanità, della tua forza e dei valori che hai saputo trasmettere. Ora sei davvero libero tra quei cieli che hai servito sempre con onore. Grazie di tutto comandante. Riposa in pace”.