BOLZANO. Continua il dibattito sulle uscite didattiche in Alto Adige. L’assessore all’istruzione e alla cultura italiana Marco Galateo risponde alle richieste dei docenti: “Chi non vuole fare l’insegnante può anche non farlo”.
Dopo il cosiddetto “sciopero delle gite” dell’anno scolastico 2025/26, insegnanti e Provincia si sono seduti al tavolo e hanno raggiunto un accordo: “Abbiamo accordato un aumento di quasi 800 euro (retroattivo a partire da gennaio) e aumentato il numero dei docenti: 300 in più negli ultimi due anni e mezzo solo nella scuola italiana contro i 33 negli ultimi quindici anni. Sono numeri importanti”, racconta Galateo.
Tuttavia, non tutti gli insegnanti sono soddisfatti delle misure prese e in molti avanzano altre richieste. In particolare il gruppo di iniziativa di lingua tedesca 'Bildung am Abgrund' ritiene le risorse finanziarie insufficienti a soddisfare le proprie richieste e consiglia ai colleghi di proseguire la protesta anche nell’anno scolastico 2026/27. Di diversa opinione il gruppo 'Qualitätsmarke Bildung', secondo cui ogni collegio docenti dovrebbe essere libero di scegliere in autonomia se fare o meno le gite.
Non ci sono dunque garanzie di un'adesione allo “sciopero” partecipata quanto l’anno scorso. Alcuni insegnanti, però, riportano di essersi potuti concentrare meglio sull’insegnamento con un numero minore di gite e attività didattiche extra (QUI ARTICOLO). Di conseguenza potrebbero decidere di continuare su questa linea per questioni didattiche.
L’assessore Galateo non ha dubbi sulla questione: “Le gite e le attività le decidono gli insegnanti nei consigli di classe, non vengono imposte dall'intendenza, dall'assessorato o dalla provincia. Quello per cui capisco i docenti è che non si può pretendere che accompagnino in gita una classe dove ci sono elementi problematici, perché si assumono una responsabilità straordinaria, peraltro sottopagati per l'aspetto assicurativo. Quello che non deve succedere è che a fronte della volontà di qualche docente di accompagnare dei ragazzi, i colleghi glielo impediscano votando contro. Non è corretto. Quindi, se da parte di alcuni insegnanti c'è la volontà di fare questa attività perché sanno che è fondamentale per i ragazzi, dovrebbero essere lasciati andare avanti. Piuttosto lavoriamo come si faceva una volta: l'elemento che ha un voto in condotta negativo non partecipa all'attività di istruzione, perché non si può pretendere che gli insegnanti si assumano la responsabilità dove spesso neanche i genitori stessi se la assumono”.
Sempre sulla questione delle responsabilità aggiunge: “Esistono delle norme vigenti su cui la Provincia non può agire che delineano delle responsabilità oggettive. Quando i genitori portano i figli a scuola affidano la responsabilità a un pubblico ufficiale: l’insegnante. Faccio una provocazione, il lavoro del docente è sicuramente diventato complesso, ma parte da delle basi che sono secolari ormai. Se a qualcuno non va di farlo, non è obbligato a farlo. Chi invece lo vuole fare e sa che le attività extrascolastiche sono fondamentali per la crescita individuale dello studente, deve essere messo in condizione di poterlo fare. Abbiamo altre regioni che hanno il problema inverso, cioè che non ci sono soldi per poter fare questa attività. Noi invece ci creiamo un problema perché qualcuno vuole affrontare il tema da un punto di vista ideologico o sindacale”.