Presentata alla Festa del Cinema di Roma, la nuova serie Netflix ChiaroScuro mescola misteri, ironia e opere d'arte. I primi due episodi convincono per l'originalità dello sguardo, anche se la struttura rimane nel solco della tradizione: la nostra recensione in anteprima.
- Indice
- ChiaroScuro, la trama: tra falsi d'autore e delitti
- Spollon e Lattanzi, coppia di opposti in una Roma lontana dalle cartoline
- ChiaroScuro, recensione: Una formula fin troppo familiare
Chiaro e scuro, vero e falso, istinto e ragione. ChiaroScuro, la nuova serie Netflix in otto episodi diretta da Jan Maria Michelini e prodotta da Lux Vide, gioca con i contrasti e li trasforma nel motore di una light crime comedy che mescola i generi. Presentata in anteprima alla Festa del Cinema di Roma fuori concorso nella sezione Freestyle, la serie arriverà su Netflix dall'11 novembre 2026. Al centro ci sono una coppia di protagonisti agli antipodi e un'ambientazione insolita per il genere: il mondo dell'arte. I primi due episodi, pur non bastando a giudicare l'opera nel suo complesso, introducono un universo curioso e promettente.
ChiaroScuro, la trama: tra falsi d'autore e delitti
Cosmo Speranza (Pierpaolo Spollon) è il miglior art advisor sul mercato, capace di riconoscere un'opera autentica da un falso grazie a un talento fuori dal comune per i dettagli. Un'abilità che torna utile anche quando si ritrova a collaborare con Angelo Tiberi (Andrea Lattanzi), ispettore della Squadra Mobile di Roma. Il primo è sofisticato, imprevedibile e insofferente alle regole; non ha un cellulare perché "la reperibilità è una forma di schiavitù". Il secondo è concreto, prudente e legato alle procedure. Hanno due personalità inconciliabili, almeno in apparenza, ma ben presto scopriamo che possono diventare una coppia investigativa sorprendentemente efficace.

Perché, proprio come un quadro, anche una scena del crimine può essere contraffatta. E nessuno meglio di Cosmo sa riconoscere gli indizi che tradiscono la messinscena di un assassino. Ma quando su una scena del crimine viene ritrovato un dipinto che raffigura la sua casa d'infanzia, l'indagine assume contorni personali, spingendolo a fare i conti con il passato del padre Rufo (Alessandro Preziosi), celebre falsario morto suicida in circostanze ancora avvolte dal mistero. Gli altri personaggi sono Leda (Matilde Gioli), avvocata penalista e sorellastra di Cosmo, Eleonora (Romana Maggiora Vergano), medico legale legata ad Angelo, e Mia (Aurora Giovinazzo), mercante d'arte e amica speciale del protagonista.
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L'arte come indizio: l'intuizione più interessante della serie
Il punto di forza di ChiaroScuro è il modo in cui trasforma l'arte da semplice cornice a elemento centrale dell'indagine. Le opere diventano indizi, nascondono messaggi e suggeriscono connessioni che soltanto uno sguardo allenato come quello di Cosmo può cogliere. Nel primo episodio il furto del quadro Giaele e Sisara, attribuito ad Artemisia Gentileschi, si accompagna a un delitto che riproduce la violenza rappresentata sulla tela. Vediamo lo sguardo di Cosmo "unire i puntini", ed è interessante proprio la resa delle cosiddette "Cosmovisioni": quando Cosmo osserva un dipinto, l'opera si trasforma in uno spazio mentale in cui le sue intuizioni prendono forma davanti allo spettatore. Riusciamo così a entrare più a fondo nel suo ragionamento.
Spollon e Lattanzi, coppia di opposti in una Roma lontana dalle cartoline
La dinamica tra Cosmo e Angelo si affida a un meccanismo collaudato, cioè quello della buddy comedy: due caratteri incompatibili costretti a collaborare, destinati a scoprire che le rispettive differenze possono rivelarsi una risorsa. Da una parte l'intuito e l'irriverenza di Cosmo, dall'altra il metodo e il senso del dovere di Angelo. Pierpaolo Spollon e Andrea Lattanzi sono molto bravi a trovare il giusto equilibrio tra ironia e concretezza e le loro interpretazioni sono precise e ben calibrate. I primi due episodi lasciano ancora poco spazio, invece, all'approfondimento dei personaggi femminili, che pure partono da premesse interessanti.

Anche Roma contribuisce alla personalità della serie. Non una città da cartolina, tutta monumenti e scorci perfetti, ma una realtà vissuta in cui la magnificenza della storia convive con il traffico, la vivacità del centro con la quotidianità delle periferie. La regia di Jan Maria Michelini accompagna personaggi e situazioni con uno sguardo dinamico e curioso, lasciando comunque che i luoghi entrino nel racconto con naturalezza.
ChiaroScuro, recensione: Una formula fin troppo familiare
Se l'arte e l'ambientazione sono gli elementi più distintivi di ChiaroScuro, la struttura narrativa resta più tradizionale, con un mistero orizzontale e i casi di puntata. Insomma, la serie non reinventa certo il genere del crime televisivo, però combina bene gli ingredienti che ha a disposizione vale a dire la chimica tra i protagonisti, l'identità visiva e l'equilibrio tra commedia e introspezione. Come dicevamo, due episodi non bastano per giudicare l'opera nel suo complesso, ma sono sufficienti per coglierne le intenzioni. Resta da vedere se il mistero legato a Rufo Speranza saprà dare profondità all'intera stagione. Per ora, la curiosità c'è. Vedremo se le nostre prime impressioni saranno vere… o false.