
L’azienda J.A.S. che era gestita da Monica insieme al marito Angelo

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Tutta Nonantola, tra rispettosi silenzi e lacrime, si stringe intorno al marito e ai tre figli di Monica Esposito. In particolare la comunità della frazione di Campazzo dove la 55enne risiedeva con la famiglia da oltre due anni. "La mattina lei e il marito – ricorda una residente di via Pioppi – andavano insieme al lavoro presso la loro ditta in via Copernico nella zona industriale di Nonantola. Quando l’impegno sul lavoro glielo permetteva la vedevo spesso, di sabato, in compagnia del marito passeggiare per le vie della frazione. Si spingevano fino a Casoni di Ravarino e, passando per San Martino, andavano a piedi a comprare il pane al Forno Secchi".
I vicini di casa, residenti del Borgo Salesiani in via Paglierina, rispettando il momento di dolore del marito e dei figli preferiscono il silenzio. In via Nicolò Copernico ha sede la ditta che porta i nomi dei suoi tre figli Jennifer, Angela e Salvatore: la J.A.S. L’azienda, specializzata in avvolgimenti di motori elettrici e riparazioni, è intestata proprio a Monica Esposito. "L’attività è chiusa dal giorno dell’investimento", confermano i dipendenti della vicina Ambitec, profondamente colpiti dalla notizia della morte della donna. "Avevano aperto questa attività circa dieci anni fa – ricorda Renato Raneri della Ambitec – e lavoravano sempre insieme. Monica seguiva tutta la parte amministrativa ed era una presenza costante in azienda. Per noi, che li conosciamo da tanto tempo, la notizia della sua scomparsa è stata un dolore enorme".
Le maestranze dell’altra ditta in zona, quella di traslochi ’Mercato Usato’ la ricordano bene: "Ci siamo stabiliti qui da circa quattro anni, la J.A.S è qui da dieci. Quasi ogni mattina – rammentano i dipendenti della ’Mercato’ – la incontravamo all’apertura e ci capitava spesso di andare, nei momenti di pausa, a prendere con lei e il marito il caffè nel bar vicino e fare due chiacchiere". "Erano una famiglia molto unita, lei donna forte, battagliera e solare. Una splendida persona" ha detto la consigliera comunale di FI di Nonantola Monica Contursi.
Sull’epilogo che hanno avuto ieri i tragici avvenimenti di Modena sono intervenuti proprio Contursi e il consigliere provinciale di Forza Italia Antonio Platis dichiarando: "Di fronte a una tragedia così ingiusta, chiediamo con forza che venga garantita la massima giustizia nei confronti dell’autore dell’attentato, oggi in carcere e ora gravato da un’ulteriore e pesante accusa. È indispensabile che il procedimento giudiziario avanzi e presto sia fatta giustizia. Rivolgiamo inoltre un appello al sindaco di Nonantola affinché, come già annunciato dal sindaco di Modena, il Comune si costituisca parte civile nel processo, a tutela della comunità, della memoria di Monica e affinché questo vile attentato rimanga nella memoria insieme alla condanna della comunità". Quanto alla costituzione di parte civile, la sindaca di Nonantola ha detto che questa iniziativa è in corso di valutazione.
La notizia della morte di Monica è arrivata presto anche in via Muzzioli a Ravarino dove Salim El Koudri abitava, col padre e la madre, fino al giorno dell’attentato. "Ho parlato anche stamattina – chiarisce un vicino – col papà di Salim. Ha lasciato la casa solo il primo giorno poi è ritornato. Ogni mattina alle sette esce con la moglie a fare la spesa poi entrambi restano tutto il giorno in casa. Nel pomeriggio esce in cortile e parla con me e un altro vicino. Ovviamente l’argomento è sempre lo stesso: la tragedia che, dal 16 maggio, ha compromesso il futuro di tutta la sua famiglia. Martedì la figlia – residente a Bologna – con la sua bambina di tre anni è venuta a trovare il padre. Da stamattina (ieri, ndr), appresa la notizia della morte, la casa di El Koudri ha porte e finestre serrate".
Flavio Viani (ha collaborato Marco Pederzoli)
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