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Christian Cordella, illustratore e concept artist, ha disegnato i costimu di Spiderman: «Vesto i supereroi rendendoli reali. Ora la mia creatura»

August 8, 2026


Da Lecce a Los Angeles per dare vita, forma e colore ai supereroi. Il leccese Christian Cordella, illustratore e concept artist, ha firmato i costumi dei “cattivi” nel nuovo “Spiderman: Brand new day” del regista Destin Daniel Cretton. Figlio d’arte, torna spesso nel Salento, dove dà il suo contributo alla scuola di moda fondata dalla sua famiglia: «Devo molto a mio padre - dice - e al clima artistico in cui sono vissuto che mi hanno trasmesso l’amore per i colori e i tessuti e la tecnica». Nel mondo dei supereroi e del fantasy la vera sfida, però, è «trasformare qualcosa che non esiste in un personaggio realistico, credibile e riconoscibile». E dopo la Disney, Superman, Scorpion ed altri, nel suo futuro sogna una nuova creatura tutta sua, una storia inedita a cui confessa: «Ci sto già lavorando». Il pubblico lo attende e non può che avere grandi aspettative.

Cordella, lei è un figlio d’arte, quanto ha influito la sua esperienza familiare nel percorso che dal Salento l’ha portata a Hollywood per dare vita ai supereroi?

«Moltissimo. Per me l’aiuto di mio padre è stato fondamentale nello sviluppare le tecniche e le qualità manuali, la sensibilità visiva; è lui che mi ha trasferito l’amore per il colore e per i tessuti. Devo tutto questo, ciò che sono, al contesto artistico nel quale sono vissuto».

Era questo il suo sogno di giovane studente dell’Accademia di Brera?

«Ho sempre avuto il sogno di fare in qualche modo parte dei film, fin da bambino. Nella mia libreria avevo libri sul “making”, il dietro le quinte delle produzioni. Sognavo di poter lavorare in questo mondo e vedere il mio nome nei titoli di coda o addirittura le mie illustrazioni nei libri che spesso vengono prodotti una volta che le riprese sono finite. Era la mia passione, ma adoravo anche il mondo dei fumetti e la moda. E a Milano ho fatto un’esperienza formativa completa».

Come è arrivato a Hollywood?

«Dopo Brera ho iniziato a lavorare con la Disney, sono stato assunto come art director per tutti i parchi, girando il mondo. Poi, quando ho ottenuto la carta verde, mi son trasferito a Los Angeles dove ho conosciuto Bob Mackie, uno dei costumisti più famosi e importanti al mondo. Il primo lavoro fu “La Mummia 3, La tomba del Drago Imperatore”. E da lì la carriera si è sviluppata e continua a farlo da oltre vent’anni».

Che differenza c’è tra il disegnare i costumi di scena e la moda?

«Ci sono due distinzioni da fare. Nel costume chi disegna deve creare il personaggio: chi è, cosa fa, cosa pensa. Quindi non ci si basa solo sull’elemento visivo come nella moda che invece è trend, tendenza; c’è sicuramente un intreccio ma con una finalità diversa. I personaggi sono molteplici e diversi, ma unici; la moda crea uno stile che viene replicato».

Qual è la seconda?

«All’interno del costume c’è una ulteriore distinzione. Mentre negli altri generi, come lo storico, esistono delle tracce, dei documenti, nel fantasy si crea qualcosa che non esiste. Quando si ha a che fare, ad esempio, con un pianeta alieno non esiste una base da cui cominciare; bisogna scavare nella propria fantasia, prendere qualcosa da ciò che si è appreso o letto per cercare di dare forma a ciò che non esiste. La vera sfida è farlo sembrare reale, attraverso l’attenzione ai dettagli, ai tessuti, agli accostamenti».

Come cambiano la simbologia e l’utilizzo dei colori quando si disegna un cattivo o un protagonista positivo di un film?

«Uno degli elementi principali è la visione in controluce, che può trasmettere aggressività o calma: si lavora molto sulla silhouette e sui tessuti ma è fondamentale soprattutto il cromatismo. I colori primari, come ad esempio in Superman e Spiderman, danno la sensazione di buono. Il viola, il verde insieme al nero, in contesti particolari, creano la percezione opposta».

Quale degli eroi che ha creato sente più suo?

«Per la maggior parte dei casi lavoro su personaggi molto conosciuti, dei quali però cerco sempre di dare una versione diversa, metterci un po' del mio stile. La sfida è renderli sempre riconoscibili e credibili ma accattivanti. Ce ne sono invece altri, come i cattivi di Star Trek, che sono nati proprio dalla mia testa, non c’era una base; sono proprio quelli che senti davvero tue creature, che nascono e crescono con te, e che ti danno qualcosa in più».

L’emozione dell’Oscar 2023 per i costumi di Black Panther, se lo aspettava?

«Quando la costumista Ruth Carter mi ha nominato nel momento del premio è stata una felicità incredibile, fa parte sicuramente di un grande sogno. Penso però che l’Oscar o un premio in genere non deve essere mai il fine di una scelta lavorativa, quanto un premio ad un impegno costante che viene riconosciuto».

Nell’ultimo Spiderman lei si è occupato dei cattivi, quale obiettivo si è posto?

«Quello di renderli credibili. Ho lavorato a questo film con una costumista che adoro, Sanja Hays; è importante per me nominare le persone grazie alle quali il mio lavoro si esprime. Sia lei che il regista Destin Daniel Cretton mi hanno dato moltissima libertà nello sviluppare dei personaggi, già apparsi nei fumetti ma mai interpretati a livello cinematografico. Inoltre sono state ricreate proprio le vignette dei fumetti».

Quanto l’intelligenza artificiale supporta il suo lavoro?

«Si tratta di un dente un po' dolente, è qualcosa che esiste, ed è dappertutto, fa ormai parte del sistema. Se si stabiliscono delle regole per il suo utilizzo può essere uno strumento di miglioramento di qualsiasi tipo di prodotto. Nel nostro lavoro non si crea un’immagine usando l’Ai, la componente umana, creativa, di vissuto è essenziale e non può sostituire il processo creativo che nasce dal confronto».

Cosa c’è nella sua vita oltre questo mondo?

«Sono un appassionato di arti marziali, un mondo a cui da sempre sono interessato, e quando ne ho la possibilità le pratico; allo stesso tempo però mi piace ballare la salsa, il cha cha cha, adoro l’aspetto divertente del ballo latino americano. Anche la musica è molto importante per me, mi piace suonare il pianoforte; mi destreggio in maniera molto ludica in questi settori».

Un sogno ancora da realizzare?

«La possibilità e probabilità di creare un mio personaggio particolare, una mia storia. Qualcosa di assolutamente nuovo che si aggiunga al panorama artistico a cui siamo abituati».

Ci sta già lavorando?

«Si, incrociamo le dita».

Sempre nel mondo dei supereroi?

«Un mondo particolare, limitrofo a quello dei supereroi».

Il Salento, la Puglia: un rifugio?

«Lo vivo sempre come il momento di tornare alle radici, alle nostre acque, al cibo, respirare la nostra aria, riprendere contatto con il nostro modo di parlare e relazionarsi con amici e famiglia. Abbiamo la scuola di moda, l’Istituto Cordella, e quando posso ci vado per dare il mio input, la mia esperienza. Ora abbiamo attivato anche un corso di costume e proverò ad insegnare ai ragazzi che lo frequentano cosa vuol dire lavorare in questo settore cinematografico».