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Cinque cose da sapere se sotto i Campi Flegrei si risveglia il vulcano

July 31, 2026
Fabrizio Gatti

Fabrizio Gatti

Direttore editoriale per gli approfondimenti
31 luglio 2026 22:37

I terremoti di questi ultimi anni a Napoli e nell'area dei Campi Flegrei possono evolvere in due direzioni. Se si tratta di un fenomeno di bradisismo, il periodico innalzamento e abbassamento del suolo, le scosse termineranno quando i gas vulcanici che lo alimentano esauriranno la loro pressione: nel 1969 durò fino al 1972 e nel 1982 fino al 1984. Se si tratta invece di segnali premonitori di una futura eruzione, l'allarme potrebbe durare più a lungo. In questo caso, la domanda riguarda l'evacuazione di quasi un milione di abitanti: quanto tempo ci rimane prima dell'eventuale ora X?

Gli abitanti dell'area - e non soltanto loro - se lo chiedono ogni volta che la terra trema più intensamente, come la sera di venerdì 31 luglio 2026: una scossa di magnitudo 4,7, la più forte degli ultimi 40 anni. La risposta coinvolge tutta Italia, poiché il piano aggiornato dalla Protezione civile nel 2019 prevede il trasferimento e l'ospitalità in tutte le regioni e le province autonome gemellate di migliaia di famiglie, se non hanno parenti o amici in luoghi sicuri disposte a ospitarle. Ma quanto è accaduto nel 1538, durante l'eruzione che ha creato Monte Nuovo a Pozzuoli (nella foto sopra), ci suggerisce che cosa dobbiamo fare. Ecco, quindi, cinque cose da sapere subito.

5 – Dove sono le aree di attesa dei soccorsi

Il nemico di qualsiasi piano di emergenza è il caos. Se abitate in un'area a rischio sismico o vulcanico o idrogeologico (e questo vale ovunque), dovreste sapere già ora quali sono i punti di raccolta dove attendere il trasferimento in zone sicure. Se non lo sapete, chiedetelo al vostro Comune. Lo spiega a Today.it Giulio Marcucci, ingegnere e presidente del centro studi Edimas, specializzato nella formazione post universitaria di soccorritori, medici e manager di protezione civile, con modelli di esercitazione che sollecitano la partecipazione di cittadini, insegnanti e scuole.

Verifiche ai condomini di Pozzuoli dopo la scossa di magnitudo 4.2 del 27 settembre (Facebook)

“I piani – avverte Marcucci – dovrebbero avere già determinato e georeferenziato le aree di emergenza e le aree di attesa per la popolazione, scelte nel territorio comunale dopo specifiche analisi multirischio, opportunamente indicate con adeguata segnaletica: affinché i cittadini possano andarci al momento del bisogno, sia in una situazione di preallarme, sia in prossimità di una concreta situazione di emergenza. Questo è un approccio corretto alla prevenzione: i cittadini devono poter andare a piedi in queste aree di attesa, attraverso percorsi sicuri e attendere l'arrivo dei soccorritori o di una prima assistenza”.

Non basta quindi dare l'allarme: “No, ma con l'ausilio delle moderne tecnologie – aggiunge il presidente di Edimas – bisogna poter dire, magari anche in doppia lingua, a quanti sono potenzialmente in pericolo, dove andare. E soprattutto come arrivarci”. Il Dipartimento di protezione civile ha pubblicato il piano nazionale Campi Flegrei, con una mappa che indica le aree di attesa suddivise per tutti i comuni delle zone rossa e gialla. Altre informazioni sono disponibili sui siti comunali alla voce “protezione civile”. Queste misure non riguardano soltanto i residenti, ma chiunque per lavoro, studio o turismo si ritrova in un'area a rischio.

4 – L'occasione persa: ridurre gli abitanti

Non tutti i comuni dell'area vulcanica napoletana si sono però attrezzati. Sul portale municipale di Giugliano in Campania, paese compreso nella zona rossa dei Campi Flegrei, alla pagina “Piano protezione civile” appare l'avviso: “Testo da inserire” (foto sotto). Alla pagina “Servizio protezione civile comunale” si legge: “testtest”. Al contrario, il Comune di Pozzuoli ha tradotto il piano di protezione civile in un pieghevole pubblicato online, di facile comprensione per tutti, con informazioni dettagliate che si preoccupano anche dell'assistenza agli animali domestici.

Il portale del Comune di Giugliano senza piano di protezione civile (foto Today.it)

Alcuni vulcanologi avevano proposto la progressiva riduzione del numero di abitanti nell'area metropolitana di Napoli, intervenendo sui piani urbanistici e impedendo la costruzione di nuove abitazioni sulla caldera dei Campi Flegrei. Questo avrebbe agevolato l'eventuale evacuazione e ridotto i rischi per migliaia di cittadini. Sindaci e consigli comunali, negli ultimi cinquant'anni, sono invece andati nella direzione opposta. Come a Pozzuoli, la città solitamente più colpita dal bradisismo: 59 mila abitanti durante i terremoti del 1971, 76 mila oggi. Bacoli: 20 mila allora, 25 mila ora. Quarto: 8 mila nel 1971, 41 mila oggi. Giugliano: 35 mila allora e adesso 123.573. E sono soltanto alcuni dei comuni che ricadono, secondo la mappa del Dipartimento della protezione civile, nell'area di massima pericolosità vulcanica, che comprende anche i quartieri orientali di Napoli come Posillipo, Fuorigrotta e Bagnoli. Strade, palazzi, centri commerciali sono stati autorizzati non soltanto a ridosso, ma perfino dentro antichi crateri.

3 – Quanto tempo per metterci in salvo

Dal 2012 il livello di allerta per i Campi Flegrei è giallo, su una scala di quattro colori. Vesuvio e Ischia sono a livello verde. L'allerta più alta scatta con i colori arancione (preallarme) e rosso (allarme). Già nella fase di preallarme, è spiegato nel piano nazionale di protezione civile, le persone che vogliono allontanarsi possono farlo, ma soltanto autonomamente: “Alla dichiarazione di allarme, invece, tutta la popolazione deve abbandonare la zona rossa e può scegliere di farlo in modo autonomo o assistito”.

Le zone rossa e gialla intorno ai Campi Flegrei (Ingv)-2

Il tempo complessivo stimato per questa operazione è di 72 ore. Si tratta di tre giorni, così suddivisi: le prime 12 ore per permettere alle persone di prepararsi e per predisporre le necessarie misure di regolazione del traffico; le successive 48 ore per la partenza contemporanea ma cadenzata della popolazione da tutti i comuni della zona rossa, secondo un cronoprogramma definito dai piani comunali; le ultime 12 ore, come margine di sicurezza, per la gestione di eventuali criticità e per consentire l'allontanamento degli operatori e dei soccorritori della protezione civile.

Prepariamoci ad evacuare prima dell'eruzione - di Massimo Romano

Quanti sceglieranno di essere assistiti, dovranno raggiungere le aree di attesa comunali e poi le aree di incontro, fuori della zona rossa, dove – sempre secondo il piano nazionale di protezione civile – saranno raccolti da pullman messi a disposizione dalla Regione Campania. Ma se ci sarà un'eruzione, il vulcano concederà 72 ore per concludere l'evacuazione? Secondo gli scienziati sì, vediamo perché.

2 – Pozzuoli cresce di 1,5 centimetri al mese

“Da millenni la caldera dei Campi Flegrei è sede di un'intensa attività vulcanica – spiega Carlo Doglioni, presidente dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), nell'ultimo rapporto firmato con Francesca Bianco e Mauro Di Vito dell'Osservatorio Vesuviano –. Dal 2005 a oggi è di nuovo in atto un lento sollevamento del suolo, che a luglio 2023 ha raggiunto circa 113 centimetri nell'area di Rione Terra a Pozzuoli”.

La chiusura di un pozzo di vapore nella zona di Agnano-Pisciarelli

La velocità di sollevamento è aumentata ora a un centimetro e mezzo al mese. Proprio questo lento movimento, accompagnato dalla risalita di vapore acqueo, CO2 e altri gas, frattura la crosta terrestre sopra l'unica grande caldera, che alimenta il complesso sistema di crateri dei Campi Flegrei, e provoca i terremoti. Durante il mese di agosto 2023 sono state registrate 1118 scosse. A luglio 106, a giugno 404. “La causa del sollevamento del suolo e quindi della sismicità – spiega Carlo Doglioni nel rapporto dell'Ingv – può essere dovuta a una forte risalita di gas e a una maggiore pressurizzazione del sistema idrotermale profondo: le rocce sono sottoposte a sforzo, si fratturano e generano terremoti. Un'altra possibilità è che si stiano iniettando nel sottosuolo delle piccole frazioni di magma, alimentate dal sistema magmatico profondo”.

La sismicità è concentrata a bassa profondità, fino a quattro chilometri, per una ragione: al di sotto di questo livello, infatti, l'alta temperatura della crosta terrestre sopra la grande caldera dei Campi Flegrei rende le rocce viscose e plastiche. Per questo, oltre i quattromila metri sotto la superficie, non si fratturano e non generano terremoti.

Comunque, sostiene l'ultimo report dell'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, la probabilità di un'eruzione vulcanica al momento è relativamente bassa. Ma non è esclusa: “Proprio perché non ci sono evidenze di risalita di magma verso la superficie... Tuttavia – spiegano Carlo Doglioni, Mauro Di vito e Francesca Bianco – il vulcano ha la sua inarrestabile naturale evoluzione e, prima o poi, tornerà a eruttare”.

Un terremoto, fino a oggi, non può essere previsto con precisione. Un vulcano, invece, di solito non si risveglia all'improvviso. Si cercano variazioni chimiche nei gas emessi dalle fumarole, che gli scienziati dell'Osservatorio Vesuviano raccolgono e analizzano periodicamente, alla ricerca di indizi che rivelino una possibile risalita di magma. E spesso si notano anche importanti modifiche del paesaggio. Nel 1538 la caldera dei Campi Flegrei aprì un nuovo cratere che distrusse il paese di Tripergole: nacque così, in appena una settimana, il Monte Nuovo. E proprio quell'eruzione nel territorio di Pozzuoli, descritta meticolosamente in decine di testimonianze, ci aiuta oggi a prevedere l'eventuale ora X.

1 – L'ipotesi peggiore: cosa può accadere

Le ricerche storiche e geologiche dimostrano il sollevamento, dal 1251 al 1536, della parte centrale della caldera dei Campi Flegrei con un massimo di 14 metri a Pozzuoli. E, negli ultimi due anni prima dell'apertura della bocca di Monte Nuovo, che fino a quel momento non esisteva, in quell'area il terreno subisce un rigonfiamento di 19 metri. L'incremento dei terremoti viene fatto risalire fino al 1503, come evidenziano gli studi richiamati anche dall'Ingv. In quello stesso periodo, il sollevamento della crosta terrestre, dovuto al riempimento della caldera sottostante, fa emergere nuove terre lungo la costa. Lo rivelano le richieste di costruzione di case, per ospitare la popolazione rimasta senza tetto dopo i continui crolli. Le scosse sono sempre più frequenti e, nei nove giorni prima dell'eruzione, aumentano di intensità.

Il sistema di crateri dei Campi Flegrei nell'area metropolitana di Napoli (Google Earth)

Alle sette di sera del 29 settembre del 1538, comincia la prima fase che dura fino al 30 settembre. Come spiega un'importante ricerca, pubblicata da Mauro Di Vito e da altri autori nel 1987, le esplosioni freatomagmatiche, che coinvolgono magma e acqua, e le colate piroclastiche, costituite da particelle solide e gas, oltre alla ricaduta di cenere e lapilli, creano in poche ore l'edificio vulcanico che vediamo oggi. I due giorni di pausa che seguirono convincono molti curiosi ad avventurarsi nell'area. Ma fino a questo momento, non vengono segnalate vittime: nonostante la scarsa conoscenza della geofisica, tutti gli abitanti avevano avuto il tempo di allontanarsi durante il lungo sciame sismico.

Alle quattro del pomeriggio del 6 ottobre, riprende per poche ore l'attività esplosiva e uccide ventiquattro persone che si erano avvicinate troppo a una delle tante bocche eruttive. I sette giorni di eruzione, secondo le testimonianze raccolte in documenti e libri dell'epoca, si concludono quella notte stessa: un paese cancellato, Tripergole, e quegli unici ventiquattro morti.

Più vicina l'eruzione dei Campi Flegrei - di Simone Valesini

Anche se oggi questa è una delle aree metropolitane più popolose al mondo, con una densità di oltre 2.500 abitanti per chilometro quadrato, secondo i piani di emergenza gli eventi premonitori dovrebbero dare il tempo per l'evacuazione. I danni per il territorio e l'economia, provocati dall'eventuale apertura di bocche eruttive alla periferia di Napoli, sarebbero ovviamente incalcolabili. Ma il problema per i sindaci della zona e la protezione civile regionale, per ora, è piuttosto garantire la sicurezza agli abitanti e proteggerli dai terremoti. Durante lo sciame sismico che investì l'Abruzzo negli anni Sessanta del Novecento, i comuni allestirono tendopoli, per permettere ai cittadini che lo desideravano di dormire al sicuro. Una buona prassi oggi dimenticata: come dimostra quanto è accaduto durante la serie di terremoti che nel 2009, dopo almeno cinque mesi di scosse progressivamente più forti, ma rimaste inascoltate, hanno ucciso 309 persone e provocato oltre millecinquecento feriti a L'Aquila.

Questa inchiesta di Today.it era stata pubblicata il 28 settembre 2023, durante una delle fasi più intense dello sciame sismico nei Campi Flegrei, prima della scossa di terremoto del 31 luglio 2026.

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