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Civitanova, Ciarapica va avanti: «Risultato chiaro». La sfiducia al sindaco passato a Futuro nazionale non passa ma FdI avvisa: «Hai tradito gli alleati»

October 16, 2026

CIVITANOVA Il sindaco di Futuro nazionale Fabrizio Ciarapica resta in sella. La mozione di sfiducia, discussa nel consiglio comunale fiume di mercoledì sera, che si è chiuso a notte fonda, ha raccolto alla fine 11 voti (i 12 firmatari meno Nicolò Renzi, assente). Per mandare a casa il primo cittadino ne servivano almeno 13. Nulla da fare, quindi, come ampiamente previsto. Ma la seduta non è stata indolore per una maggioranza da mesi sulle spine. Il centrodestra si è sfaldato. Hanno confermato la fiducia soltanto Lega, Forza Italia e una parte delle civiche mentre Fratelli d’Italia, che è il gruppo più numeroso con 6 consiglieri, si è astenuto. Il capogruppo di FdI Andrea Ruffini ha firmato un durissimo j’accuse.

 

L’affondo

«Da oggi Ciarapica è un sindaco di minoranza, un sindaco dimezzato. Ha tradito i suoi elettori e i suoi alleati, ha deciso da solo sull’urbanistica, ha fallito sulla sicurezza non dando il cambio di rotta richiesto. E’ un sindaco autoreferenziale. La nostra astensione non è un salvataggio ma un segnale di responsabilità da parte di FdI». Unica dai banchi dell’opposizione a votare contro la sfiducia è stata Silvia Squadroni. Il sindaco Ciarapica, al termine della seduta ha provato a minimizzare affermando che «nella mozione non si contesta il lavoro amministrativo», il motivo «è strumentale, è il mio passaggio a Futuro nazionale. Ma allora, è una sfiducia a me o a Vannacci?». Il giorno dopo il voto, il sindaco parla come un allenatore di calcio che ha vinto di misura salvando la panchina.

Il risultato

«Quello che conta è il risultato ed è stato chiaro e limpido. La sfiducia è stata respinta nonostante pezzi di maggioranza eletti con noi abbiano fatto da stampella al Pd e alla sinistra. La maggioranza c’è, esiste e nei prossimi mesi sarà impegnata su questioni importanti come l’accordo di programma per il cento autismo e i bandi per la Bolkenstein». Tutte scuse per il Pd. «L’unico motivo è che vuole arrivare a Roma – ha detto Micucci – e per la campagna elettorale gli serve mantenere la carica di sindaco. Il treno per Ancona è deragliato due volte, ora è salito con Vannacci sul treno per Roma. Questo è». Piero Gismondi ha aggiunto un altro paio di considerazioni. «Ci sono ancora varianti da approvare in giunta e ciò interessa anche ai partiti di quel che resta della maggioranza. E poi la variazione di bilancio con un milione di euro da destinare». Giuseppe Lepretti, che ha votato differentemente dal capogruppo Squadroni, si è chiesto se «un commissario prefettizio, una figura terza, sarebbe poi un male». Scenografico l’intervento di Pollastrelli: «È incostituzionale sfiduciare un sindaco perché ha fatto la tessera di un partito». E se per Paola Fontana (FI) «nella mozione non c’è nulla su come continuare a governare la città ma solo una resa dei conti e risentimenti personali», Paola Campetelli ammette che «la scelta del sindaco di passare a Vannacci ha lasciato dubbi e perplessità ma è una decisione personale». Fausto Troiani, tra i principali accusatori del sindaco, ha ricordato i «suoi tradimenti quando si è candidato alla regione la prima volta, quando si è candidato alla regione la seconda volta, dopo aver promesso che non l’avrebbe rifatto, e quando ha scaricato l’assessore Belletti quando le varianti interessavano solo lui». Proprio Belletti, presente mercoledì sera tr il pubblico, ha chiesto ieri una commissione d’inchiesta sull’urbanistica: «Gli atti raccontano chi ha deciso».