«Ha ragione il sindaco Manfredi, serve accelerare. Entro fine settembre bisogna organizzarsi altrimenti si rischia di perdere nonostante ci siano tutte le condizioni per vincere le prossime politiche», è l’allarme che lancia Clemente Mastella, leader di Noi di centro e sindaco di Benevento. «Bisogna fare presto», ripete e «anche l’area centrista deve fare una proposta comune: basta un nome al giorno per le primarie».
Quale è lo stato di salute di questo centrosinistra?
«La conosce la vicenda del vicino invidioso?».
Dica.
«Un genio offre a un uomo tutto ciò che desidera, ma ad una condizione: il suo vicino riceverà sempre il doppio. L’uomo, preso dall’invidia, chiede di essere accecato ad un occhio per far perdere la vista a entrambi gli occhi al suo vicino. Questo per raccontarle lo stato del centrosinistra in generale e dei due leader Conte e Schlein. Qui serve una fatica enorme per ricomporsi: con tutte le correnti della Dc era più semplice rispetto ad oggi dove tutti i partiti preferiscono la propria ideologia anche a costo di non vincere. Bisogna invece ritrovare l’entusiasmo e, come avvenne con Romano Prodi, decidere chi può battere la Meloni. Ma qui, invece, si litiga sul metodo. Mi sembra si stia verificando quello sia accaduto a Benevento dove il Pd alla Provincia invece di votare il mio candidato ha preferito quello del centrodestra...Pensi lei il livello di masochismo».
Al momento ci sono divisioni enormi tra Pd ed M5s: a cominciare dalla politica estera.
«Talmente tante le divisioni sui conflitti in corso che vedo difficile non solo ricucire ma anche rattoppare. Serve assolutamente una linea comune ma sono tutti concentrati in un limbo proprio senza riuscire a vedere cosa gli accade intorno».
E’ chiaro che Pd, M5s e Avs non bastano a vincere da soli.
«Senza il centro non si vince eppure tutti guardano a questa parte con una certa spocchia. E guardi cosa è successo: i tre partiti che lei ha citato hanno organizzato una manifestazione comune a Napoli in vista delle politiche che è stata talmente un disastro da annullare la seconda tappa prevista a Padova. Non si può continuare a dire No a me o a Renzi perché serviamo alla battaglia comune. Eppure tutto ciò che si muove nell'area di centro viene visto con aria sospettosa. Anche Gaetano Manfredi: invece di chiedergli qualche consiglio viene visto come un probabile nemico».
Ma ci sono contatti tra voi? Si è sentito in queste settimane con Schlein o Conte, ad esempio?
«Mai. Mi sento spesso con il mondo di centro. Con Renzi, Onorato e Manfredi».
Il mondo centrista pure è affollato e ogni giorno qualcuno avanza qualche nome da lanciare alle primarie. Prima Magi, poi Renzi con la Salis mentre a ottobre Ruffini lancerà il suo movimento
«È un mondo che va avanti in maniera un po’ indisciplinata. Serve che noi ci raggruppiamo altrimenti è un problema».
Manfredi ha chiesto di accelerare: perché non organizza un tavolo della galassia centrista?
«Sono d’accordo con Manfredi. Ma, guardi, anche per la Regione con Roberto Fico ci siamo visti poco prima. Ormai i partiti, a livello nazionale e locale, non esistono più e c’è una certa atrofia dei rapporti».
Ci provi lei a mettere tutti attorno al tavolo.
«Gaetano Manfredi è la persona più adatta».
Ma lei è d’accordo sulle primarie?
«Io ho sempre detto che le primarie sono uno stato di necessità: prima bisogna valutare chi può vincere contro la Meloni. Dall’altra parte c’è già un leader, mentre qui deve essere creato. Io mi candidai nel 2005, arrivai terzo dopo Prodi e Bertinotti e prima di Di Pietro e Pecoraro Scanio: servirono a consolidare la leadership di Prodi. Stavolta però sarebbe diverso: temo primarie molto contrapposte e divisive. Se perde Giuseppe Conte, ad esempio, una piccola fetta di elettori M5s potrebbe non adeguarsi poi alle urne».
Torniamo ai centristi: un nome unico per le primarie?
«Che sia la Salis o no, serve una proposta comune, un solo nome senza divisioni che al momento sono troppe. E le confesso un po’ di delusione, a tal proposito. Perché così facendo diamo alla Meloni un vantaggio enorme ai nastri di partenza. Ma che senso ha candidarsi tutti? Allora, quasi quasi, scendo in campo pure io...».
Dice davvero?
«La mia Bastiglia è Benevento vorrei solo che gli amici del centrosinistra non mi facciano qui brutti scherzi altrimenti mi tiro fuori. Vorrei invece che, invece di primarie, si discutesse davvero tutti assieme di Mezzogiorno, di sanità, di sicurezza che non può essere lasciata alla destra, di asfissia delle nascite e di crescita. Serve un patto comune altrimenti poi non lamentiamoci che la gente non va a votare. Noi abbiamo invece il dovere di dare un sogno al popolo di centrosinistra».
Il tavolo entro quando bisogna organizzarlo?
«Entro fine settembre altrimenti è tutto perso perché si voterà ad aprile. Non possiamo perdere nemmeno un minuto: perché il centrodestra è una macchina collaudata e noi, disorganizzati come siamo, rischiamo di perdere anche se ci sono tutte le condizioni per vincere».