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Cogne Acciai Speciali punta sull’idrogeno verde

July 27, 2026

UN IMPIANTO alimentato esclusivamente da energia rinnovabile, capace di produrre idrogeno verde da utilizzare direttamente nei forni dell’acciaieria. È il progetto Green Hydrogen di Cogne Acciai Speciali, tra le prime esperienze italiane di applicazione dell’idrogeno verde alla siderurgia. Un investimento da 7,5 milioni di euro, sostenuto dai fondi del Pnrr attraverso un bando regionale, che rappresenta un tassello del percorso con cui l’azienda punta ad azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050.

Massimiliano Burelli, ad di Cogne Acciai Speciali, che cos’è il progetto Green Hydrogen e come cambierà la vostra produzione? "Il progetto parte da una mini centrale idroelettrica installata sul torrente Buthier, affluente della Dora Baltea. L’impianto è composto da tre turbine, per una potenza complessiva di un megawatt, che insieme a 300 kilowatt di pannelli fotovoltaici alimentano un elettrolizzatore esclusivamente con energia rinnovabile. L’elettrolizzatore utilizza acqua demineralizzata per produrre idrogeno attraverso il processo di elettrolisi. L’idrogeno così ottenuto viene immesso nelle tubazioni che alimentano i nostri forni e miscelato con il gas naturale. In questo modo una parte del combustibile fossile viene sostituita da un vettore energetico che non produce emissioni di CO2 durante la combustione".

Questo è uno dei primi esempi italiani di idrogeno verde applicato alla siderurgia. Cosa vi ha spinto a investire così presto in questa tecnologia? "Per noi rappresenta un progetto pilota, ma anche un passaggio strategico. Puntiamo a costruire una filiera completamente verde e a verificare quanto questa tecnologia possa essere estesa in futuro. L’obiettivo è inserire questo intervento all’interno di un percorso più ampio che ci porterà a diventare carbon free entro il 2050, con un traguardo intermedio fissato al 2035".

Produrre energia in casa grazie all’acqua e al sole vi renderà anche meno esposti alle oscillazioni dei prezzi dell’energia? "Certamente. Disporre di 1,3 megawatt di energia rinnovabile ci garantisce anche un vantaggio economico. Ma questo è soltanto uno degli interventi previsti nel nostro piano di decarbonizzazione. Abbiamo già sottoscritto un contratto triennale che ci permetterà di coprire circa il 30% del fabbisogno di gas naturale con biogas, che ha emissioni nette di CO2 pari a zero. Parallelamente stiamo sostituendo i bruciatori con modelli più efficienti e, dove i processi produttivi lo consentono, convertiremo alcuni forni dal gas all’alimentazione elettrica".

Dal punto di vista ambientale quali saranno i benefici concreti? "L’impianto produrrà ogni anno circa 120-130 tonnellate di idrogeno verde, che verrà miscelato al gas naturale in una percentuale compresa tra il 3 e il 4%. È ancora una quota limitata, perché si tratta di un progetto pilota, ma rappresenta comunque una riduzione diretta delle emissioni di CO2 e soprattutto dimostra che una filiera completamente alimentata da energia rinnovabile è possibile".

Parliamo di numeri. Quanto è costato l’investimento? "L’investimento complessivo è stato di circa 7,5 milioni di euro ed è stato sostenuto grazie ai fondi del Pnrr attraverso un bando regionale. Senza questo supporto sarebbe stato molto più difficile. Una centrale idroelettrica, se ben mantenuta, può funzionare anche per trent’anni, ma il tempo necessario per recuperare l’investimento sarebbe troppo lungo per un’impresa privata".

L’impianto dipende anche dalla disponibilità d’acqua della Dora Baltea. Il cambiamento climatico e i periodi di siccità rappresentano un rischio? "L’impianto idroelettrico dipende naturalmente dalla portata del fiume. Se l’acqua è abbondante esiste un sistema di bypass che regola il flusso verso le turbine; inoltre le tre turbine possono lavorare in modo indipendente, adattandosi alla quantità d’acqua disponibile. Nei periodi di magra la produzione può diminuire e, nel caso estremo di assenza d’acqua, l’impianto si ferma. Rimane comunque operativo il contributo del fotovoltaico".

Il settore siderurgico sta attraversando una fase complessa. Quali sono oggi le priorità? "La siderurgia è un mercato globale e inevitabilmente risente di tutto ciò che accade nel mondo: dalla guerra in Ucraina ai dazi statunitensi, fino alle tensioni nello Stretto di Hormuz. Accogliamo positivamente le nuove misure europee di salvaguardia entrate in vigore dal primo luglio, perché rappresentano uno strumento di protezione del mercato comunitario. Tuttavia restano alcune criticità: in particolare, da alcune aree geografiche, come l’India, i volumi di acciaio che entrano in Europa non si sono ridotti quanto ci saremmo aspettati".

Ottavia Firmani