Fenomeno blazer, così totalizzante da diventare un cult, una leggenda, una mitologia a se stante. Ogni anno riesce nella difficilissima (qualcuno direbbe impossibile) arte di non passare mai di moda, di fendere le tendenze senza eccezioni, di presentarsi, stagione dopo stagione, in ogni singola collezione. Perché se non fai almeno una reinterpretazione di blazer all'anno, hai davvero capito le regole del gioco? Anche questo autunno quindi, le sfilate hanno proposto il loro blazer. E hanno regalo consigli utili su come indossarlo per rispettare i codici estetici delle Maison.
Si potrebbe partire da Fendi, dove il blazer entra in un total look rigorosamente monocromatico, in una delicatissima tonalità di bianco perlato che avvolge l’intera silhouette e ne amplifica la sensazione di leggerezza: il modello è morbido, portato aperto, quasi senza struttura apparente, e dialoga con il resto dell’outfit senza creare interruzioni, perché è proprio il monocromatico a fare la differenza, costruendo una figura fluida, luminosa e incredibilmente contemporanea, nella quale ogni elemento sembra appartenere allo stesso movimento.

Poi c’è Chanel, che nella Haute Couture sceglie una strada completamente diversa e porta il blazer all’interno di una nuova idea di divisa, insieme a gilet e gonna realizzati nello stesso tessuto e declinati nelle tonalità del marrone, per un risultato che ha tutta la serietà di un’uniforme ma anche una certa, irresistibile leggerezza, come se il rigore fosse stato volutamente messo al servizio di qualcosa di più sbarazzino. Stessa idea anche nella Ready-to-Wear dove il blazer diventa over e viene accostato a una minigonna a vita bassissima, con proporzioni volutamente sfasate che rendono l’insieme ancora più interessante, un piccolo colpo di genio firmato Matthieu Blazy che sembra suggerire come, per chi ama le divise, giocarci sia una delle strade più interessanti della stagione.


Hermès sceglie invece la sofisticazione assoluta, con un blazer nero abbinato a uno chemisier in satin grigio pietra e a hot pants a vita alta, dimostrando ancora una volta come anche il più audace dei micro-volumi possa essere portato con eleganza quando tutto il resto della silhouette è calibrato alla perfezione; qui collane e stivali diventano i compagni naturali del look, mentre il vero segreto per indossare gli hot pants senza che risultino mai eccessivi è proprio quello suggerito dalla maison: costruire intorno alla gamba scoperta un sistema di proporzioni, materiali e accessori talmente sofisticato da trasformare ciò che potrebbe sembrare provocatorio in qualcosa di estremamente chic.

Miu Miu, naturalmente, non poteva mancare, e vale la pena osservare almeno due delle proposte in passerella: da una parte il blazer accompagnato da una gonna midi e dagli stivali al ginocchio (in questo look c’è tutto ciò che Miu Miu rappresenta) , dall’altra il completo, apparentemente classico, che viene completamente riscritto attraverso l’aggiunta di un accessorio fuori dall’ordinario, che sia un colbacco o una sciarpa colorata; i pantaloni sono lunghi, lunghissimi, con uno spacco davanti, e cadono fin sotto le scarpe: quell’aria volutamente messy che attraversa l’intero look non è un dettaglio casuale, ma il modo con cui Miuccia Prada riesce a rendere imperfetto, e proprio per questo desiderabile, anche il completo più composto.


Da Louis Vuitton i blazer sembrano appartenere a un’uniforme, rigorosamente nera o bianca, e potrebbero quasi essere definiti classici se non fosse per il gioco sui bottoni, che diventano enormi, scompaiono oppure si trasformano in dettagli unici e inattesi, creando un coup de théâtre che basta a spostare il capo dalla tradizione alla sperimentazione ( non è l’unico della sfilata, perché anche i cappelli, simili a cuffiette anni Venti rivisitate, giocano con un immaginario sofisticato e citazionistico).


Interessante la proposta di Nanushka dove il blazer perde invece parte della sua consueta severità e incontra un paio di pantaloni rossi, scarpe flat e un foulard annodato velocemente intorno al collo, quasi fosse stato aggiunto all’ultimo momento, trasformando così un accessorio tradizionalmente serio in un elemento spontaneo e personale, capace di rendere immediatamente più rilassata una silhouette altrimenti molto costruita.

Da Gabriela Hearst, invece, il blazer diventa quasi un pretesto per giocare, soprattutto quando viene accostato a cowboy boots dai colori accesi e a dettagli altrettanto sgargianti, che siano gialli o azzurri. Ralph Lauren al contrario, torna alla grammatica del classico, ma lo fa con quella precisione americana che non ha mai bisogno di essere ostentata: blazer, camicia azzurra dal taglio maschile, cardigan con scollo a V e una quantità, davvero una quantità, di collane, prima che il look venga portato definitivamente verso un immaginario più rilassato attraverso jeans scampanati e cowboy boots, in un equilibrio perfetto tra guardaroba maschile, codice western e lusso discreto.


Da Jean Paul Gaultier, il blazer smette quasi di essere un capo e diventa una scultura di tessuto, con un collo altissimo e un motivo gingham nero e bianco composto da quadratini fittissimi che costruiscono una trama visiva unica, estesa dal blazer ai pantaloni e capace di trasformare l’intero completo in una sorta di superficie grafica in movimento, dove la sartorialità incontra l’architettura. Balenciaga, invece, non lascia spazio a dubbi: il blazer può trasformarsi in un top, allargarsi, restringersi, cambiare completamente funzione e continuare a essere, sempre e comunque, un blazer, soprattutto quando viene portato con pantaloni sartoriali baggy e scarpe basse; è un look talmente maschile da diventare ammaliante, talmente rigoroso da risultare sensuale e, soprattutto, talmente elegante da funzionare praticamente ovunque, perché qui non c’è bisogno di aggiungere nulla, né di correggere nulla: è tutto già perfettamente al suo posto.


Celine sceglie una direzione più rilassata, con il blazer portato insieme a un maglione a collo alto e pantaloni morbidi infilati dentro gli stivali, per una silhouette che richiama quella di un cavallerizzo off duty, sofisticata senza essere costruita e soprattutto molto facile da immaginare nella vita reale, proprio perché conserva tutta l’autorevolezza del tailoring senza rinunciare alla comodità. E poi c’è Victoria Beckham, che con il suo brand ha dimostrato ancora una volta di saper riscrivere le tendenze secondo una grammatica profondamente personale, senza inseguirle ma piegandole alla propria idea di eleganza: il suo blazer color cioccolato è così over da sembrare capace di nascondere tutto senza, in realtà, nascondere nulla, e viene abbinato a pantaloni al ginocchio, mocassini e una camicia a righe, in un look che non ha bisogno di ulteriori spiegazioni perché è proprio la sua semplicità studiata, precisa e quasi disarmante a renderlo memorabile.


Se c’è dunque una regola da portare con sé per l’autunno, è che il blazer non ha più una sola forma né un’unica personalità: può essere morbido e monocromatico, diventare una divisa, accorciarsi fino a trasformarsi in un top, convivere con una minigonna o con pantaloni lunghissimi, essere indossato con hot pants, jeans, stivali da cowboy o semplicemente con un paio di mocassini, ma soprattutto può continuare a essere quel capo straordinariamente democratico che permette di cambiare completamente atteggiamento senza cambiare necessariamente guardaroba.