In Puglia, negli ultimi cinque anni, sono state attivate complessivamente 91 procedure di crisi finanziaria (48 dichiarazioni di dissesto e 43 richieste di riequilibrio), per un totale di 75 Comuni, dato al 31 dicembre 2025). Numeri in aumento anche rispetto al 2024, quando erano una decina in meno, ma soprattutto cresce la popolazione direttamente coinvolta nella crisi dei Comuni: il fenomeno ha interessato, infatti, il 30,7% dei residenti e il 29,1% delle amministrazioni comunali.
È la fotografia scattata dalla Corte dei conti sulle crisi finanziarie degli enti locali. In 13 Comuni pugliesi è stata attivata più di una procedura di crisi. Rispetto all’anno precedente si registra l’incremento dello stock delle procedure attivate e un incremento dei Comuni con procedura multipla (erano 11 nel 2024). Il caso più critico “è il Comune di Melissano – scrivono nella relazione i magistrati contabili - che è stato oggetto di ben quattro procedure (un dissesto risalente nel 1990, due tentativi di riequilibrio nel 2013 e 2014 e, infine, un nuovo dissesto nel 2016, tuttora in corso)”. Poi c'è il Comune di Monteparano che registra tre procedure (un dissesto risalente nel 1991, un tentativo di riequilibrio nel 2015 e un dissesto, ancora aperto, nel 2017). La lista dei Comuni che hanno attivato due procedure di crisi, invece, è lunga. Nel 2025, oltre alla procedura di riequilibrio di Alliste e alla dichiarazione del dissesto di Roccaforzata si registra anche l’attivazione, per la prima volta, di due procedure di riequilibrio da parte dei Comuni di Cursi e Ortelle.
“Il fenomeno – evidenziano i magistrati - ha interessato una parte consistente della Regione (il 30,7% della popolazione e il 29,1% delle amministrazioni comunali). Sono stati interessati molti grandi centri: quattro capoluoghi di Provincia e due Città con più di 50.000 abitanti. Delle 43 procedure di riequilibrio 22 sono ancora attive al 31 dicembre 2025. Delle rimanenti 21 solo 10 sono giunte a conclusione. In due casi (Castelluccio dei Sauri, e Margherita di Savoia) anticipatamente rispetto al periodo prefissato e negli altri otto (Calimera, Foggia, Lizzano, Montemesola, nel 2025, Peschici, San Giorgio Ionico, Sanarica, nel 2025 e Toritto) alla scadenza prefissata. Nove le procedure finite in dissesto (Casarano, Grumo Appula, Lucera, Melissano, Monteparano, Roccaforzata, nel 2025, Rodi Garganico, San Marco in Lamis e Stornara)”. Secondo la Corte dei Conti “la scarsa efficienza della procedura di riequilibrio è evidente: per ogni Comune che chiude il processo ve ne è un altro che non riesce a portarlo avanti e finisce in dissesto, in alcuni casi dopo un lungo periodo di criticità”. Delle 48 procedure di dissesto attivate ne restano ancora aperte solo 8. Le altre 40 sono state chiuse.
In generale, oltre l'80% dei Comuni italiani dichiarati in dissesto negli ultimi cinque anni si trova al Sud, precisamente in Campania, Calabria e Sicilia. Sono 1.448 le procedure attivate al 31 dicembre 2025, tra 818 dissesti e 630 riequilibri, per 1.033 Comuni coinvolti. Le procedure attive sono 485 e riguardano 484 enti, il 6,1% dei Comuni italiani. Le crisi conclamate coinvolgono circa 6,5 milioni di abitanti, con una massa passiva stimata in 6,2 miliardi. La concentrazione territoriale è netta: Sicilia, Calabria e Campania raccolgono il 63,6% delle procedure complessivamente attivate e l'80,4% dei dissesti dichiarati negli ultimi cinque anni. In Calabria il 54% dei Comuni ha sperimentato almeno una procedura, in Sicilia il 41% e in Campania il 39%. La Corte sottolinea però che, nei territori più colpiti, le crisi non possono essere ricondotte soltanto alla gestione del singolo ente, ma riflettono fattori economici, sociali, organizzativi e istituzionali. È soprattutto sul fronte del risanamento che emergono le difficoltà: solo il 16,1% dei riequilibri avviati è formalmente concluso, mentre il 35,2% è sfociato nel dissesto. Dei 23 dissesti dichiarati nel 2025, 14 erano stati preceduti da un riequilibrio non andato a buon fine. E i tempi si allungano: solo il 17,1% dei dissesti chiusi dal 2007 è terminato entro i cinque anni previsti; 99 dei 227 ancora attivi hanno superato quel termine.
Di fronte a questo quadro, a lanciare un monito sulle regole sono proprio i Comuni: «La norma sul dissesto è una norma oramai superata. Per poter superare il dissesto c'è bisogno di garantire i servizi e la crescita delle città. Quindi, non bisogna solo intervenire sulla riduzione della spesa, ma anche sugli investimenti», ha commentato il sindaco di Napoli e presidente dell'Anci Gaetano Manfredi.