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Concordato biennale, il ravvedimento che allunga i controlli al 2029

October 7, 2026

Rinnovare il Cpb entro il 2 novembre apre il ravvedimento 2020-2023. Ma per quegli anni il Fisco potrà accertare fino al 31/12/2029.

C’è una data da cerchiare in rosso sul calendario da muro di molti studi di commercialisti: 31 dicembre 2029. È il giorno fino al quale l’Agenzia delle Entrate potrà ancora mettere le mani sugli anni dal 2020 al 2023 di chi sceglie il ravvedimento speciale. La possibilità di ravvedersi è il regalo più grosso che il decreto correttivo Omnibus, il Dlgs 148/2026, riserva a chi rinnova il concordato preventivo biennale entro lunedì 2 novembre.

Il ravvedimento speciale funziona come uno scudo: si paga un’imposta sostitutiva e su quegli anni il Fisco non può più fare certi accertamenti. Certi, non tutti. E per gli anni ravveduti i termini di decadenza dell’accertamento vengono prorogati proprio fino a fine 2029.

La data cerchiata è il prezzo nascosto dello scudo. Voglio dire: chi compra protezione su un anno vecchio accetta che quell’anno resti aperto più a lungo.

Indice

Chi può rinnovare il concordato preventivo biennale 2026-2027?

Un idraulico di Bari ha una snc con il fratello. Due anni fa l’Agenzia delle Entrate gli ha fatto una proposta: per il 2024 e il 2025, reddito concordato di 52mila euro. Lui ha accettato. Da allora paga le tasse su quella cifra, qualunque cosa succeda davvero nei conti, e in cambio il Fisco lo lascia più tranquillo.

Questo è il concordato preventivo biennale, il Cpb. Per capirci: un accordo preventivo sul reddito di due anni, proposto dal Fisco sulla base dei dati che già possiede.

Il primo biennio era il 2024-2025. Ora si apre il 2026-2027. Imprese e professionisti che hanno i requisiti di legge possono aderire entro lunedì 2 novembre, accettando la proposta con l’apposito modello, insieme al modello Redditi 2026 oppure separatamente.

La novità è che per la prima volta c’è chi rinnova. Sono oltre 450mila contribuenti non forfettari, quelli che hanno già aderito al primo biennio. Ed è a loro che gli articoli 28 e 29 del Dlgs 148/2026 riservano vantaggi nuovi, che chi entra per la prima volta non avrà.

Il messaggio della norma è chiaro: il legislatore premia la fedeltà. Chi è già dentro trova la porta più larga.

Cosa succede al concordato se entra un nuovo socio nella società?

Torniamo alla snc dei due fratelli. Nel 2026 entra in società il figlio di uno dei due, che fino al 2025 faceva il dipendente in un’altra ditta.

Prima, una novità così nella compagine delle società di persone o degli studi associati (quelli dell’articolo 5 del Tuir) poteva bloccare tutto. Ora, per chi rinnova, il Cpb resta possibile anche se nell’anno della proposta, cioè il 2026, entrano soci o associati che nell’anno precedente, il 2025:

  1. hanno percepito redditi di lavoro dipendente o assimilati;
  2. oppure hanno avuto redditi d’impresa o di lavoro autonomo non superiori a 35mila euro.

C’è anche un secondo effetto, per chi ha il concordato già in corso. Lo stesso ingresso di soci con queste caratteristiche non fa più cessare gli effetti del Cpb. Per dire: un giovane professionista che nel 2025 ha fatturato 30mila euro può entrare nello studio associato senza far saltare l’accordo con il Fisco.

Quali premi Isa ottiene chi rinnova il concordato?

Il regime premiale Isa è un insieme di vantaggi per chi ha una buona pagella fiscale. Gli Isa, gli indici sintetici di affidabilità fiscale, danno un voto da 1 a 10 a imprese e professionisti. Chi rinnova il Cpb ottiene una versione potenziata di questi premi.

Il primo riguarda il visto di conformità. Per capirci: chi vuole usare un credito d’imposta per pagare altre tasse, oltre una certa cifra, deve farsi mettere un timbro da un professionista che controlla i conti. Il timbro costa. Per chi rinnova, l’esonero dal visto sale:

  1. fino a 70mila euro annui per le imposte sui redditi e l’Irap;
  2. fino a 100mila euro annui per l’Iva.

Lo stesso vale per i rimborsi, anche quelli infrannuali, chiesti durante l’anno.

Il secondo premio riguarda il tempo. L’anticipazione del termine di accertamento raddoppia a due anni, sia per imposte sui redditi e Irap (articolo 43 del Dpr 600/1973) sia per l’Iva (articolo 57 del Dpr 633/1972). Per dire: la dichiarazione del 2026 si presenta nel 2027. Con la regola ordinaria il Fisco avrebbe tempo fino al 31 dicembre 2032 per controllarla. Con il premio, fino al 2030.

Teniamo a mente questo orologio che corre più veloce. Tra poco ne troveremo un altro che va al contrario.

Poi ci sono due vantaggi riservati sempre a chi rinnova:

  1. niente interessi sui pagamenti a rate delle imposte sui redditi e dell’Irap nel biennio, per i saldi e per gli acconti;
  2. l’acconto si calcola con le regole ordinarie, sull’importo concordato per l’anno precedente e senza maggiorazione, come confermato dalle Faq dell’Agenzia delle Entrate dell’8 giugno 2026.

Come funziona il ravvedimento speciale 2020-2023?

Il vantaggio più forte, però, è un altro. Chi rinnova può aderire al ravvedimento speciale per i periodi d’imposta dal 2020 al 2023: tutti e quattro, oppure uno o più, a scelta. Per ora la possibilità è concessa solo a loro.

Per capirci: il ravvedimento speciale è una sanatoria. Si paga un’imposta sostitutiva calcolata su quegli anni, e in cambio il Fisco rinuncia a una parte dei suoi controlli. Il modo di calcolare quanto costa è identico a quello delle edizioni precedenti.

Il 2023, per chi rinnova, è un anno particolare. È l’anno che l’Agenzia ha usato come base per calcolare la proposta del Cpb 2024-2025. Ravvedere il 2023, quindi, può servire anche a mettere più al sicuro il concordato appena concluso.

Il ravvedimento è riservato a chi, negli anni interessati, ha applicato gli Isa, oppure aveva una delle specifiche cause di esclusione indicate dalla norma.

Per i pagamenti, le regole sono queste:

  1. si paga in un’unica soluzione oppure in dieci rate;
  2. il versamento unico, o la prima rata, va fatto tra il 1° gennaio e il 15 marzo 2027;
  3. è ammessa la compensazione con crediti d’imposta;
  4. per i redditi prodotti in forma associata (articolo 5 del Tuir) o dai soggetti trasparenti (articoli 115 e 116 del Tuir), l’imposta sostitutiva sui redditi e sulle addizionali può pagarla la società o l’associazione al posto dei singoli soci.

Per dire: la snc dei due fratelli può fare un unico versamento invece di due, uno per ciascuno.

Da quali accertamenti protegge il ravvedimento speciale?

Lo scudo copre alcune cose e ne lascia scoperte altre. Vale la pena guardarlo da vicino, perché il nome promette più di quello che dà.

Per gli anni ravveduti, anche mentre si stanno ancora pagando le rate, il Fisco non può fare:

  1. le rettifiche del reddito d’impresa o di lavoro autonomo previste dall’articolo 39 del Dpr 600/1973;
  2. le rettifiche previste dall’articolo 54, secondo comma, secondo periodo, del Dpr 633/1972.

Restano salvi i casi di decadenza previsti dalla legge, quando il beneficio si perde.

Tradotto: per le imposte sui redditi e l’Irap, lo scudo copre gli accertamenti analitici, quelli analitico-induttivi e quelli induttivi puri. Per capirci, sono i controlli in cui il Fisco ricostruisce il reddito partendo dalle scritture contabili, o dalle incongruenze, o da presunzioni. Per l’Iva lo scudo è più stretto: vale solo contro gli accertamenti basati su presunzioni semplici.

Fuori dallo scudo resta parecchio. Restano possibili, per esempio:

  1. i controlli dell’articolo 38-bis del Dpr 600/1973, che portano agli atti di recupero di crediti inesistenti o non spettanti;
  2. i controlli automatici e formali degli articoli 36-bis e 36-ter dello stesso decreto;
  3. le rettifiche Iva non basate su presunzioni;
  4. tutti i poteri istruttori: richieste di documenti, accessi in azienda e così via.

C’è poi una corsa contro il tempo. Il ravvedimento non si perfeziona se il pagamento unico, o la prima rata, arriva dopo la notifica di un processo verbale di constatazione, di uno schema di atto di accertamento o di un atto di recupero di crediti inesistenti. Per dire: se la Guardia di Finanza consegna il verbale il 20 febbraio 2027 e il contribuente paga il 10 marzo, è tardi.

Fino a quando il Fisco può controllare gli anni ravveduti?

Torniamo alla data cerchiata sul calendario: 31 dicembre 2029.

Chi abbina il Cpb e il ravvedimento speciale deve tenere conto che per gli anni ravveduti i termini di decadenza dell’accertamento sono prorogati fino a quel giorno.

Per capirci, il termine di decadenza è la scadenza oltre la quale il Fisco non può più contestare nulla. Con la regola ordinaria dell’articolo 43 scade il 31 dicembre del quinto anno dopo quello in cui si è presentata la dichiarazione. Il 2020, dichiarato nel 2021, si chiuderebbe a fine 2026. Con il ravvedimento resta aperto fino a fine 2029. Tre anni in più.

Per il 2023 la proroga cambia poco: dichiarato nel 2024, avrebbe chiuso comunque nel 2029. Per gli anni più vecchi cambia molto.

Lo so che, con lo scudo, una parte dei controlli è comunque esclusa. Ma la parte che resta, crediti inesistenti, controlli formali, rettifiche Iva non presuntive, accessi, richieste di documenti, ha tre anni in più per arrivare.

Che cosa dice il 31 dicembre 2029 sul modo in cui il Fisco premia chi resta?

Dentro lo stesso decreto, per gli stessi 450mila contribuenti, girano due orologi.

Il primo corre veloce. È il premio Isa: chi rinnova il concordato ha due anni in meno di controlli sugli anni futuri. Il secondo va piano. È il prezzo del ravvedimento: chi sana gli anni passati li tiene aperti più a lungo, fino a quella data cerchiata.

A me pare che questa coppia di orologi spieghi bene che cos’è diventato il concordato preventivo biennale. All’inizio era presentato come un patto semplice: ti dico quanto guadagnerai, tu paghi su quella cifra, io ti lascio in pace. Due anni dopo è un sistema di scambi, dove ogni vantaggio ha una contropartita scritta in un comma diverso. Il ravvedimento speciale non è un condono che chiude il passato, ma un accordo che ne compra una parte e in cambio concede tempo al Fisco.

Non è per forza un cattivo affare. Per molti, mettere in sicurezza il 2023, l’anno su cui si è costruito il primo concordato, vale la spesa e i tre anni di attesa. Ma bisogna saperlo prima di firmare il 2 novembre. E bisogna leggerlo per intero, comma per comma, perché lo scudo copre l’articolo 39 e non il 38-bis, le presunzioni Iva e non le altre rettifiche, il presente con un orologio e il passato con un altro.

Sul calendario da muro dello studio, intanto, c’è quella data in rosso. Trentuno dicembre duemilaventinove.