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Conte agita il Pd: "La linea su Kiev va decisa con le primarie"

August 3, 2026

Ma quali salamelecchi, colpi di fioretto, prego prima lei. Saranno un duro campo di battaglia le primarie. E anche fin...

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Ma quali salamelecchi, colpi di fioretto, prego prima lei. Saranno un duro campo di battaglia le primarie. E anche fin là il clima si annuncia da derby. Come ha dimostrato uno scambio a distanza fra il presidente del M5s Giuseppe Conte e il responsabile Organizzazione del Pd Igor Taruffi, braccio destro della segretaria Elly Schlein. Si torna sempre all’Ucraina, alle divisioni nel campo largo.

Per Conte saranno le primarie a decidere quale sarà la linea della coalizione. Eh no, è la risposta del Nazareno: l’accordo va trovato prima. Dietro al botta e risposta, un dato non secondario: sia il M5s sia il Pd danno ormai scontato che le primarie si faranno. Insomma, il lavoro di costruzione dell’alleanza non ha accorciato le distanze né ammorbidito i toni. Intervistato alla manifestazione PiazzAsiago, Conte non ha cercato di eludere: "Non votiamo il sostegno militare" a Kiev. E quello era noto. Ma siccome il Pd è favorevole all’invio delle armi, c’era la sensazione che fosse in corso un tentativo di mediazione. Invece: nessun compromesso all’orizzonte.

Il nodo della politica estera "lo scioglieremo con le primarie – ha spiegato Conte –.Faremo decidere gli italiani". Insomma, quando a settembre si aprirà il tavolo di programma, difficilmente sulle armi all’Ucraina si troverà un accordo fra M5s, Pd, Avs e magari Iv, i centristi e chissà chi altro: questo pensa Conte. Per il presidente M5s la soluzione arriverà con le primarie: chi le vince detta la linea. Una road map che al Pd non piace. "Mi pare evidente – ha ribattuto Taruffi – che il campo progressista dovrà concentrarsi prima sulla stesura di un programma condiviso" e "dopo sulle primarie di coalizione. Va da sé infatti che chi vincerà le primarie avrà l’onere e l’onore di guidare tutta la coalizione e non solo un singolo partito".

Questo vuol dire che ogni candidato, quindi lo stesso Conte e anche Schlein, farà campagna chi contro gli aiuti militari a Kiev, chi a favore, chi barcamenandosi. "Se dovessi essere investito di questa grande responsabilità – ha spiegato Conte – chiamerei Zelensky, lo incontrerei per rassicurarlo: lui è l’aggredito. Ma un attimo dopo chiamerei Putin per imprimere una svolta negoziale. Putin non vuole il negoziato? Andiamoci a sedere, andiamo a vedere". Due minuti dopo, l’ala riformista del Pd ha invaso i social: "Il Vannacci del campo largo si agita, promettendo un’agenda filorussa e giocando allo sfascio", ha scritto il senatore Filippo Sensi.

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