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Conte: «Con noi al governo la politica estera cambierà. Schlein? Tra noi rispetto e serenità»

August 5, 2026

Tendenzialmente, la sinistra capalbiese - riformista e liberal, non inguardabile nel pacifismo classico - ritiene che in Ucraina si stiano giocando le sorti dell'Europa e che Kiev meriti di essere armata ancora e il più possibile. Ma Conte, a cui si riconosce signorilità e garbo, e non guasta essere un giurista e un accademico in questo angolo di Maremma sapiens, viene ascoltato con notevole interesse. E anche apprezzato in molti dei suoi passaggi, durante l'intervista con il direttore del Messaggero, Roberto Napoletano, perché non dà l'impressione di voler minare il campo largo con le sue posizioni sulla guerra scatenata da Putin ma di volere aggiungere pure queste nello specchio ampio, nella "pluralità", delle culture del centrosinistra e delle sue possibilità di vincere le prossime elezioni.

Incalzato da Napoletano a Capalbio Libri curata da Andrea Zagami, Conte spiega: «Se un governo progressista si insedierà a Palazzo Chigi, la politica estera del nostro Paese dovrà cambiare. Sennò, significa che non si sarà insediato un governo progressista. Noi daremo una svolta, che serve sia a livello nazionale che internazionale». Applausi.

L'Ucraina

Lei, presidente Conte, sta con Putin o con l'Ucraina? «Noi siamo sempre dalla parte dell'aggredito. Il problema è trovare il modo per difendere al meglio le ragioni degli aggrediti, che naturalmente sono gli ucraini, e per uscire fuori da un'escalation che ci può portare a un allargamento generalizzato del conflitto e a un conflitto nucleare». Ha detto che se dovesse andare a Palazzo Chigi, parlerà con Putin per arrivare alla pace. Che cosa gli dirà, visto che anche Trump aveva assicurato che avrebbe risolto la questione della guerra in 24 ore? «C'è una grande differenza. Noi non siamo portatori di interessi. Saremo portatori di ragionevolezza. Per prima cosa incontrerei Zelensky e gli anticiperei che andrebbe impressa una svolta negoziale. Perché le morti e le distruzioni aumentano. Insisterei sulla svolta negoziale. Io non so qual è la linea politica Ue sul negoziato e non c'è neppure un negoziatore europeo». Ancora: «La Ue ha una leadership velleitaria e deve farsi sentire. Serve non una coalizione di volenterosi ma di coraggiosi».

La prima che farebbe a Palazzo Chigi? «Il riconoscimento dello Stato della Palestina». Ovazione. Seconda cosa? «Sanzioni a Netanyahu e agli altri criminali di guerra». Terzo punto? «Rompere accordi militari con Israele». E l'economia? «In economia serve fondo sovrano di 100 miliardi per poter recuperare programmazione industriale strategica che si è persa. Avevamo l'Iri che ci ha consentito di essere protagonisti anche a livello internazionale. Tutto questo è sparito. Serve una nuova politica industriale».

Napoletano cita alcune riforme, come la digitalizzazione, realizzate dal governo Meloni. Ma Conte: quel processo lo abbiamo avviato noi. Loro hanno fatto ben poco. Possono vantarsi di un fatto. Il numero degli occupati. Ma solo over 50. Nei giovani sono diminuiti. Ma lavoro povero e crollo dei salari reali.

Questa platea di Capalbio, molto affezionata al campo largo, teme che Conte voglia rompere l'alleanza e a questo servirebbero le frasi sul no armi a Kiev. Ma no, Conte non arretra dalle sue posizioni e però non vuole affatto rompere con Schlein. «Infatti - così dice - il nostro pranzo si è svolto nel rispetto reciproco e nella serenità». E ancora: «Ci sono sfumature diverse ma tante convergenze».

Con Elly si sono visti all'hosteria Costanza, zona Campo dei Fiori. Anche se Conte non vuole svelare il luogo. Ma siamo sempre lì, nel ristorante della famosa foto con Schlein, Bonelli e Fratoianni. Disgelo con il Pd, rispetto per il Pd, ma nessuna retromarcia sull'Ucraina. Questo il format capalbiese di Giuseppe. «Non c'è bisogno - incalza - di fare la pace con Elly perché non c'è nessuna guerra. Le guerre le stanno facendo altri. Il nostro era un pranzo programmato da tempo». Quanto alla primarie: «Sono nella tradizione del Pd e non vedo perché non andrebbero fatte. Mi pare le vogliano tutti e io sono pronto». E sicuro Conte, a proposito del programma, che «troveremo un punto di composizione».

Clima soporifero

Ostenta una reale tranquillità l'ex premier che vuole tornare a Palazzo Chigi. E non trattiene una battuta sul caso Ucraina: «C'era un clima un po' soporifero nel centrosinistra. Avete visto come lo abbiamo movimentato?». Risate. La prova Capalbio è stata superata.

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