FIRENZE – “Non possiamo batterci per un governo progressista continuando a fare la stessa politica estera di Giorgia Meloni“. Lo evidenzia Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, nel corso dell’evento ‘Il coraggio della pace – Oltre le guerre. Il futuro nelle nostre mani’, organizzato a Sesto Fiorentino (Firenze). In politica estera “di fatto Meloni ha disonorato il Paese in molte occasioni cruciali”. Perché, prosegue, “di fronte a un genocidio non puoi rimanere in un silenzio complice. Devi prendere posizione, sei costretto, obbligato, sul piano politico e morale a prendere una posizione. Non puoi cercare di rimanere in un silenzio complice o anche solo indifferente”.
CAMBIEREMO COMPLETAMENTE LINEA SU POLITICA ESTERA, MI BATTERÒ
“Mi batterò perché il governo progressista cambi completamente linea di politica estera. Oggi avverto questa responsabilità anche morale. Adesso si cambia registro: non sarò mai disponibile ad assecondare l’attuale registro”. Lo sottolinea Giuseppe Conte, leader del Movimento 5 Stelle, nel corso dell’evento ‘Il coraggio della pace – Oltre le guerre. Il futuro nelle nostre mani’, organizzato a Sesto Fiorentino (Firenze). “E attenzione, questo è il tempo delle scelte. Non c’è la possibilità di rimanere ignavi”. In questo senso “una politica progressista non può che essere coraggiosa. Non è, quindi, il problema dell’arroganza di chi porta una ragione” anche perché “io porto la ragione del 60-70% della popolazione italiana che sta chiedendo una svolta sul conflitto russo-ucraino”.
Fino adesso, prosegue, “Stati Uniti e Inghilterra hanno detto agli ucraini ‘non vi preoccupate, facciamo noi questa guerra’. E tutto il resto dell’Europa ha accettato questa che è stata definita una scommessa. Pensate al linguaggio. Ma come, muoiono delle persone, c’è la distruzione di interi territori e tu parli di una scommessa sulla vittoria militare contro la Russia. Ma questa scommessa la giochi con la vita degli ucraini stessi”. Ecco, “non puoi fare una scommessa sulla pelle altrui, quando combatti una guerra per procura”. Per questo oggi “è il tempo delle scelte, della responsabilità. È il tempo dei summit europei, internazionali, in cui andare per dire che le cose così non vanno bene”.