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Conte: «No alle primarie a due, non siano un duello rusticano». E M5S spinge per il turno unico

October 21, 2026

L'ennesima suggestione sulle primarie, un confronto a due tra Elly Schlein e Giuseppe Conte, viene sgonfiata sul nascere da uno dei due diretti interessati: «Io mi auguro che ci siano più candidati», mette a verbale il leader M5S dal Forum internazionale dell'agricoltura e dell'alimentazione di Coldiretti. Il timore espresso durante l'intervista condotta dal direttore del Messaggero, Roberto Napoletano, è che i gazebo si trasformino in un «duello rusticano», ovvero in una «competizione divisiva». Una paura simile, d'altronde, lo aveva spinto, nei giorni scorsi, a sondare l'opzione del federatore, respinta dalla segretaria dem. A questo tentativo sembra alludere l'avvocato del popolo quando dice di non aver «lasciato cadere invano» le preoccupazioni del popolo progressista. Ma sulla questione è lui stesso a voler mettere un punto definitivo: «Primarie siano e primarie saranno». Ma con una postilla: no a «confronti asfittici» o a un «clima da conta finale» che "schiacci" il fronte progressista su una «rivalità» che rischia di far male.

Ridimensionata la prospettiva di una partita a due, suffragata soprattutto da Avs e da alcune anime centriste, resta aperta la questione del numero dei turni. Perché se dalle parti del Pd (ma anche di Iv) la discesa in campo di più leader richiederebbe, di necessità, un secondo turno, dal M5S si continua a spingere nella direzione opposta: «Noi siamo per il turno unico, anche con più candidati in corsa», spiega un maggiorente pentastellato. Si tratta, d'altronde, della strada che assicurerebbe maggiori chance di riuscita all'ex premier del governo giallorosso: ogni forza sarebbe chiamata a sostenere il proprio candidato e non quello di un altro partito. Al contrario, dunque, di quanto accadrebbe nel secondo turno, dove Schlein potrebbe incassare il sostegno trasversale dei centristi e di Avs.

Dal Nazareno, intanto, nessuno si sbottona. Né sulla ricostruzione per cui Schlein vorrebbe una competizione a due («Non sappiamo in quanti si vogliono candidare»), né sulle regole: «Verranno decise con gli alleati dopo il programma, ogni ricostruzione è destituita di fondamento». Già, il programma: «Fateci lavorare, arriverà presto», rassicurava ancora ieri la leader dem. Eppure non c'è giorno che passi senza che Conte non incalzi gli alleati per «muoversi subito». A maggior ragione di fronte al disagio sociale delle piazze, ha messo in chiaro sempre dalla platea della Coldiretti: «Anche per questo dobbiamo dare una risposta pronta, con misure da annunciare nel programma e da inserire subito con emendamenti in questa legge di bilancio».

È il nuovo rilancio del leader M5S, convinto che ci si debba riunire il prima possibile per mettere in piedi un programma «nel giro di qualche settimana». A fornirgli un piccolo assist, a sera, è Romano Prodi, ospite di Otto e mezzo su La7: «Le primarie sono una sfida. Prima bisogna fare un programma per sapere su cosa si vota e poi far subito votare. La tempistica deve essere la più veloce possibile». Per decidere se votare, dunque, il "Professore" aspetta di leggere i programmi, da cui si attende di trovare «punti comuni», ma anche «tante diversità». Meno remore - salvo per i riformisti dem - sembrano esserci sulla questione del voto online. Uno strumento necessario soprattutto se, come vorrebbe il Pd, le primarie si svolgessero a inizio anno, nei mesi più freddi di gennaio e febbraio.

La corsa dei centristi

Nel frattempo, per le forze politiche più piccole prosegue la corsa contro il tempo prima che lo Stabilicum entri in vigore. La data cerchiata in rosso è sabato: prima di allora, chi vorrà essere esentato dalla norma che prescrive un numero elevatissimo - seimila sottoscrizioni a collegio - per candidarsi alle elezioni, dovrà costituire una componente di gruppo Misto, magari puntando sul "soccorso" degli altri partiti del campo largo. Vale questo discorso per Più Uno, il partito di Ernesto Maria Ruffini e di Franco Gabrielli, ma anche per Rifondazione comunista di Maurizio Acerbo. Che, sul tema, avrebbe avuto un colloquio con il presidente del Senato, Ignazio La Russa: «Ho fatto appello a tutte le forze politiche per avere un senatore "in prestito"», spiega Acerbo. Un po' come accaduto per il Partito socialista che ha beneficiato del soccorso del M5S, sfruttando il codicillo del regolamento del Senato che attribuisce la possibilità di costituire componenti anche a chi abbia eletto rappresentanti in competizioni regionali.

Da Più Uno, dove pure Bruno Tabacci non esclude «sorprese dell'ultimo minuto», non si conferma la corsa alla ricerca dei deputati (ne servirebbero almeno due): O si crea un'aggregazione politica centrista - è il ragionamento - o si aspetterà la sentenza della Consulta. Che, con ogni probabilità, ritoccherà la norma "della discordia". Diverso il discorso per Riccardo Magi, leader di Più Europa, che punta a costituire un gruppo vero e proprio per contestare la disposizione che offre una deroga nella raccolta solo a quei gruppi costituiti in uno dei due rami del Parlamento entro il 31 dicembre 2025. Un appello che, finora, è caduto nel vuoto, nonostante la coalizione - sottolinea Magi - alle precedenti elezioni abbia beneficiato dei voti raccolti da +Europa (che pure è rimasta sotto il 3% per appena lo 0,1%) per eleggere parlamentari. Il tempo per dare un segnale stringe.

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