MONTEBELLUNA - «Evidentemente ci sono tanti musulmani che non conoscono la loro religione». Non usa giri di parole Sana Ed-Dami, consigliera comunale di minoranza a Farra di Soligo originaria del Marocco, per commentare la vicenda della mamma marocchina, residente nel Montebellunese, lasciata sola con quattro figli dal marito che è tornato nel suo Paese per sposare un’altra donna.
Prima di partire, l’uomo ha prelevato tutti i risparmi dal conto cointestato con la moglie e ha venduto la casa, lasciando la signora in una situazione di totale indigenza. L’interessato ha voluto giustificare la sua decisione dicendo che il Corano, il testo sacro dei musulmani, gli permette di sposare altre donne oltre al fatto che avrebbe chiesto alla moglie di seguirlo in Marocco.
La consigliera
La vicenda ha provocato l’indignazione di importanti esponenti della comunità marocchina e musulmana trevigiana, che hanno preso le distanze dal comportamento dell’uomo. «Lasciare una moglie con quattro figli per sposarne un’altra? - commenta la consigliera Ed-Dami -. Pura follia e poi il Corano non lo permette. Questa donna va aiutata e sono sicura che l’amministrazione comunale e i servizi sociali del Comune dove risiede si sono già attivati. Vorrei conoscerla per poterla aiutare, magari lanciando una raccolta fondi o coinvolgendo un’associazione che aiuta donne che si trovano in queste situazioni. Ne conosco alcune e sarebbe bello fare qualcosa di concreto per lei».
L’imam
Sallahdine Mourchid, imam e presidente dell’Associazione Attawasol Aps di Montebelluna, afferma: «Riguardo la frase “Il Corano me lo consente” - ha detto l’imam -, vorrei sottolineare che nessun testo religioso può essere invocato per giustificare comportamenti che ledono la dignità e i diritti delle persone. Il Corano richiama costantemente alla giustizia, al rispetto, alla misericordia e alla responsabilità verso la propria famiglia. Il matrimonio non è soltanto un legame, ma un impegno morale che comporta precisi doveri verso il coniuge e i figli». «Viviamo in Italia - conclude -, dove il rispetto delle leggi, della dignità della donna e dei diritti dei minori è un principio fondamentale della nostra convivenza. Non conoscendo tutti i dettagli della vicenda, è giusto evitare giudizi affrettati. Ma una cosa è certa: la fede non può essere trasformata in una giustificazione dell’ingiustizia o dell’abbandono delle proprie responsabilità. Prima di ogni altra considerazione, il nostro pensiero va alla donna e ai figli, che meritano ascolto, rispetto e solidarietà.
Questa storia ha turbato profondamente anche Mohammed Hammouch, assessore a Pieve di Soligo e presidente dell’associazione “Gim Giovani Italo-Marocchini”. «In questa vicenda non c’entrano la religione o il Corano - sottolinea Hammouch -, perché parliamo di un comportamento da codardi. Una persona che, se dovesse essere confermata tutta la vicenda, si è nascosta dietro un libro sacro per giustificare le sue debolezze. La possibilità di avere quattro mogli va contestualizzata all’epoca storica in cui è stata introdotta. Dobbiamo inoltre ricordare che non serviva all’uomo per accrescere il suo ego, ma per aiutare le vedove che, dopo la morte dei mariti in guerra, rischiavano di cadere in miseria. Ora sono davvero pochi i musulmani che sposano più donne e, almeno fino a questo momento, in tutta la mia vita non ne ho mai conosciuti».
«Ricordo che il Corano richiede che il marito debba garantire a ciascuna moglie i propri diritti - conclude -, compresi il mantenimento economico, l’alloggio e un trattamento equo. Invece di svuotare il conto, il marito della signora avrebbe dovuto riempirlo per garantirle il mantenimento economico».